Elogio della pirateria Manifesto di ribellione creativa di Carlo Gubitosa — 27 maggio 2005 L’autore Carlo Gubitosa ` e un giornalista freelance che collabora con l’associazione di volontariato dell’informazione “PeaceLink”.Hagi`a pubblicatoivolumi“Telematicaperla Pace” (1996), “Oltre Internet” (1997), “L’informazione alternativa” (2002), “Genova, nome per nome” (2003), “Viaggio in Cecenia. La ‘guerra sporca’ della Russia e la tragedia di un popolo” (2004). Nel 1999 ha pubblicato “Italian Crackdown”, il primo libro italiano diffuso liberamente ancheinrete sin dalprimo giornodipresenzain libreria, con una licenzadi distribuzione “copyleft”realizzata dallo stesso autore. Il libro Inquestoprecisoistante, attornoate,neltuoquartiere,nellatuacitt`aeinogniangolo del pianeta, milionidi fuorilegge cospirano nell’ombraper unirsi allapi ` u grande banda di pirati della storia dell’umanit`a: sonoipiratidi musica, videoe software, che condividono inrete miliardidifile,inogni secondodiognigiornodiogni mese dell’anno,etrasformano internet nel pi ` u grande strumento di condivisione della conoscenza che l’uomo abbia mai avutoadisposizione. Questo grande laboratorio culturale non dorme mai,equandoipirati diNewYork chiudonogli occhi davanti allo schermoa notte fonda, quellidiTokyo sono gi`aprontia sostituirli davantial sole del nuovo giorno. Le avventure degli hacker, la lotta agli Ogm, leTelestreet, le radio pirata,igraffiti sui muri,ifrancobolli fintielo scambiodi musicainrete:lapirateria modernaci racconta storie di passione e libert`a, avventure mozzafiato e sfide impossibili raccolte da uomini liberi che vogliono riscrivere le regole del sistema. Le trappole del copyright, le multinazionali biotech,le grandi case discografiche,lemajordi Hollywood,la Siae,la Microsofte tuttii governi del mondo non sono riuscitiad imbrigliareil genio creativo deicorsaridi ieriedi oggi, che continuano a stupirci con nuove conquiste. Questo testo `ATEX, un sistemagratuitoe liberodi elaborazione dei testi,il27 maggio 2005. e stato impaginato dal suo autore conL Elogio dellapirateria — Manifestodi ribellionecreativa c 2005 Carlo Gubitosa — Questo libro e rilasciato con la licenza Creative Commons “Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0”, consultabile in rete all’indirizzo ` http://creativecommons.org. Pertantoquesto libro `e libero,epu`o essere riprodottoe distribuito, con ogni mezzo fisico, meccanicoo elettronico,a condizionechela riproduzione del testoavvenga integralmentee senza modifiche,ad uso privatoea fini non commerciali. Se stai leggendo questo testo su un supporto elettronico, o su fotocopie, o su qualunque altro supporto diverso dal libro originale, o se hai in mano illibrooriginale,mati`e statoprestatooregalato,puoi sostenere liberamente l’attivit`adiricercaedi scrittura dell’autorecon un’email,unaletteradi ringraziamentoouna cartolinadelluogoincuititrovi,un pacchettoconprodottitipicidellatuaregione, vecchi45giri,librie fumettichenonleggipi ` u, banchidiRamoaltromateriale elettronico,prodottidi erboristeria, ricettesegrete, invitia pranzo,a cenaeadormirepressolatuaabitazione,T-shirt tagliaXXL(preferibilmentenonusate),materialeda campeggio, francobolli,Cd-rom(pieniovuoti),Dvd(pieniovuoti),cartonianimatisuDvdoVhs, buoni pasto, ricariche per cellulari, articoli di cancelleria, materiale elettronico, tessere viacard anche parzialmente utilizzate, buoni benzina, biglietti per cinema, teatroeparchidi divertimento, insomma tuttoci`ochetifarebbe piacere ricevereda qualche sconosciutoequalsiasi altro materiale possa essereutileallavitaeallavorodiungiornalista/scrittore.Sepropriotimancala fantasia, vannobenissimoanchedeisoldi. L’indirizzoa cuieffettuarele spedizioni` e: Carlo Gubitosa —Via Giovinazzi91 — 74100Taranto — Conto CorrentePostalen. 37845112. Ringrazioin anticipo tutti colorochemidarannoilloro supporto moraleo materialeper sostenereun modello diversodi economia della conoscenza. Ad un tratto il Corsaro prese la giovane per una mano, dicendole: “Vieni!...” “Dove vuoi condurmi?” “Bisogna che veda il mare”. [Emilio Salgari, La regina dei caraibi] “` Epericoloso aver ragione quandole autorit`a costituite hanno torto”. [Voltaire] Pagina lasciata intenzionalmente bianca. Indice Prefazione di Paolo Attivissimo iii Introduzione Storiedi piratie libert`a vii Manifesto di ribellione creativa: dieci tesi sulla pirateria 1 Ipirati dell’etere 7 Pirateria musicale: conversione di un luddista 15 Pirateria e cultura 21 Ciber-Pirati 33 Ipirati del cibo 47 Comunicazione pirata 57 Pirateria della salute 61 Pirati di immagini 71 Videopirateria 79 Arte pirata 85 i Elogio della pirateria Prefazione di Paolo Attivissimo “La tragedia del vostro mestiere di giudici ` e che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non sono tutte giuste”. [Don Lorenzo Milani, Lettera ai giudici, 1965] Avvertenza: questo libro contiene dosi massicce di idee radicali. Alcune di queste idee possono essere indigeste, causare irritazioni, scompensi economici, crisi d’identit ` a e malessere generale, ma non possono essere liquidate. Non superare le dosi consigliate. Nel dubbio, somministrare a singoli capitoli.Non somministrarecomunqueai minoridi16anni,perch´enon ne hanno bisogno: queste ideele hannogi`a assimilate senza pensarci, con l’involontaria complicit`adel mercato disco-cinematograficoedei legislatori. Come informatico della vecchia guardia, quella chesi ricordaitempiin cui internet non esisteva e la musica si “piratava” dalla radio con le musicassette, molti dei concetti “sovversivi” che Carlo Gubitosa raccoglie ed esprime cos`i chiaramente in queste pagine non mi sono venuti spontanei quando li ho affrontati per la prima volta, pur avendo io per mestiere una ` certa dimestichezza con l’innovazione. Eprobabileche ancheavoi,se avete ipelidel nasochecresconopi` u in fretta dei capelli in testa, faranno lo stesso effetto: quello di una medicina indigesta. Indigesta ma necessaria, perch ´ e le attuali idee, leggi e logiche commerciali stanno scricchiolando sotto il peso della tecnologia. Concepite in un’epocain cui musica, film, giornalie libri erano fabbricabilie distribuibili soltanto da un’´elite, rivelano tutta la loro inadeguatezza in un mondo dove tutto questo ` e duplicabile, copiabile, trasmissibile a chiunque da chiunque. Oggi qualunque utentedi internet, conla sua bella paginettaWeboil suo blog, ha lo stesso potere editoriale del pi ` u blasonato e ricco dei giornali. ChiedeteloaTony Blair, demolito dalla scoperta, fattada una persona Elogio della pirateria qualunqueepubblicatainrete,cheilsuo dossier sull’Iraqeraunplagiomalfattodi una tesina obsoleta. Chiedeteloa GeorgeW. Bush,icui giornalisti assoldati per fargli sempre domande “amiche” sono stati smascherati dai blogger. Chiedetelo a Dan Rather, che si `e giocato decenni di carriera come anchorman dei telegiornali USA spiattellando in diretta TV documenti anti- Bush rivelatisi falsi grazie alla meticolosa analisi collettiva di tanti utenti di internet. ` Eevidente che se le premesse della societ` a sono cambiate, le regole che funzionavano prima non possono continuare a funzionare. E questo, a ` molti,fa paura. Enaturale,ela tentazionedi far fintadi nientee forte. ` Ma che ci piaccia o no, la tecnologia `a qui, nelle nostre case, e non se e gi` neandr`a,percui`eoraditrovareregole nuoveper tenerne conto invecedi nascondere la testa nella sabbia. Chi rifiuta di ammodernarsi e spera di ingabbiarela tecnologiaconleleggifar`alafinedel maniscalcochepretendeva tutelaperlasua categoriaacausadi quell’oggetto sovversivo chiamato“automobile”,odiWilliamPreece, ingegnere capo delle Poste Britanniche, che nel 1876 dichiarava impettito, di fronte alle notizie della nuova straordinaria tecnologia in arrivo da oltre Atlantico, che “gli americani hanno bisogno del telefono, noi no: abbiamo fattorini in abbondanza”. Ci vogliono, insomma, regole nuove, nuovi modi di pensare, nuove soluzioni commerciali che sfruttino queste innovazioni anzich´e considerarle nemiche. Ma regole nuove scaturiscono soltanto dalla comprensione di come funzionano realmente certi meccanismi sociali e di mercato; e in questo senso vi aspettano molte sorprese. Paladini del diritto che si rivelano ladri; ladri chesi rivelano tutori della cultura; tutori della cultura costrettia farei ladri dai paladini del diritto. Prendete questo libro come una sfida: le vostre gengive mentali sono troppo molli per masticare concetti nuovi e croccanti? Siete abbastanza sicuri deipresupposti su cuisi basanole vostreregole moralida poter demolire quelle innovativepropostequi? Sieteprontiarischiaredi scoprirechele norme che avete dato per scontate, naturalie immutabili sonoinrealt`aeffimerecomelepromessediunpoliticoealtrettantobisognosediuno schietto repulisti? Non ` e necessario che condividiate tutto quello che viene proposto in queste pagine; ma `e importante che sappiate quali idee si stanno diffondendol`a fuori come soluzione ai problemi causati dallo sfasamento fra leggi, bisogni umani e tecnologia. Strada facendo, scoprirete quante delle cose che ora consideriamo normalie “tradizionali” sonoinrealt`ailfruttodi idee che soltanto pochi anni fa erano ritenute sovversive e illegali. Ed `e per questo che vi consiglio di rileggere questo “Elogio della pirateria” fra una decina d’anni, quando insomma Bill Gates avr`a passato la Prefazione sessantina. Se sorriderete scoprendo quanto sono diventate banalie scontatelecosecheCarlo Gubitosascriveoggi,vorr`adirecheillibroharaggiunto il suo scopoe aveva ragione.Eche voi l’avete capitoin tempo. Paolo Attivissimo — Elogio della pirateria Introduzione Storiedi piratie libert`a “Occorre combattere con la massima determinazione la pirateria in tutte le sue forme, perch´e la difesa della propriet`a intellettuale ` e nel- l’interessedi tutti, perch´ed`a valore economico alla cosapi`upreziosa: l’ingegno, che `e alla base della nostra societ`a libera”. [Carlo Azeglio Ciampi] “Certo, all’autore di un’opera letteraria, di una musica o di un film non piace che qualcuno se la scarichi da internet senza pagare una lira... per`o dobbiamo entrare nell’ordine di idee che questi nuovi strumenti cambiano anche il modo in cui si `e remunerati per questo tipo di attivit`a”. [Stefano Rodot`a, garante della privacy] ` Che cos’`e esattamente un “pirata”? E quello che immaginavamo da bambini, sognando favole di avventurieri che attraversano il mondo con il ventoinfaccia, combattendoperlalibert`aela giustizia,oppurequellocheci costringonoa immaginareda grandi, dipingendoun mondo oscuroe sordido dovei“pirati informatici” che scambiano musicaecondividono software sono dei soggetti sovversivi e destabilizzanti per l’economia di mercato? Ogni stagione della storia ha le sue religioni e le sue eresie, e spesso sonopropriogliereticieicriminalia strattonarela civilt`aper costringerlaa compiere un salto in avanti. Basta pensare al segno lasciato nel mondo da “delinquenti” come Ges ` u di Nazareth, Socrate e Galileo Galilei, tutti e tre processatiper bestemmia controglid`eidelloro tempo. Ges`uha liberatolo spirito, Socrate l’intellettoe Galileola scienza:chi`echeoggistaprovandoa liberare l’informazione e la cultura? Elogio della pirateria Questo libro racconta le storie di eretici postmoderni che osano sfidare le tecno-religioni di un mondo dove si venera il dio profitto, ribelli che vogliono recuperare il senso pi ` u pieno di parole come arte, condivisione, conoscenza e bellezza, prima che queste parole vengano definitivamente rinchiuse nelle gabbie di chi vuole trasformare ogni sinfonia in una suoneria da scaricare a pagamento sul telefonino. Nei riti della religione tecnocratica e televisiva, le masse di “credenti” rinnovano continuamenteiloro attidi fede nelle verit ` a rivelate dallo schermo, e si convincono che una guerra `e una telecamera e finita solo perch´ inquadra una statua che cade in una piazza. Cosa fanno questi “pirati” che osano mettere in dubbio le verit` a del tubo catodico, chi sonoinuovi eretici che si spingono dove nessun altro osa avventurarsi,perch´eneglianni‘60gli hackerdel Massachusetts Instituteof Technology hanno solennemente dichiarato che “l’informazione dev’essere libera”, mentre oggic’`e chi teorizza che soloil mercatopu`oe deve essere liberoin un mondo dove tutto, anche le opere dell’ingegno, ` e inevitabilmente destinato a diventare una merce? Perch´eda piccoli facevamoil tifo per Sandokaneil Corsaro Nero, che combattevano controisoldati dell’esercito britannicoe spagnolo,eda grandi ci dicono che condividere musica con altre persone ` e una azione criminale,e chei“pirati” colpevolidi aver scambiato gratuitamente musica tra loro vanno puniti con pene simili a quelle di chi compie un omicidio colposo? Perch´e nessunoci spiegaladifferenza traun pirataeun criminale, tra un ribelle e un delinquente, tra un ragazzo che ascolta musica in rete e un mafioso chela rivende su mercati parallelie illegali? Tutti abbiamo collezionato figurine da piccoli: chi aveva in mano il potere delle immagini e delle informazioni, e lo esercitava decidendo quali sarebbero state le immagini pi ` u difficili da trovare all’interno delle bustine, stampavasulretrodeglialbumistruzioni dettagliatissimeperordinareleintrovabili figurine mancanti (ovviamentea pagamento). Ci`o nonostante centinaia di migliaia di bambini consideravano inconcepibili e assurde quelle regole del mondo dei grandi,e senza pensarci un attimo praticavano su scaladi massaein modo spontaneo delle formedi autorganizzazione, scambio e condivisione che consentivano a tutti di ottimizzare le risorse impiegate all’acquisto dei fatidici rettangolini adesivi. Ormai queste forme spontanee, immediate e istintive di gestione delle risorse “dal basso” non sono pi` u cose da bambini, ma vengono praticate quotidianamente, in varie forme e a vari livelli, da adulti marchiati come eretici, piratio criminali solo per aver rivendicatoil diritto alla libert`a intellettuale per scambiare e creare software, arte e conoscenza, per allestire nell’etere Tv di quartiere e radio pirata, per produrre farmaci anti-Aids Introduzione a basso costo violandoibrevetti delle multinazionali e perrealizzare tantissime forme d’arte che spaziano dall’agricoltura alla filatelia, dai graffiti sui muri al situazionismo mediatico, dall’antipubblicit` a al plagio creativo di “cult movie” hollywoodiani. Tutte queste pratiche hanno in comune due caratteristiche: sono totalmente fuorilegge e al tempo stesso assolutamente necessarie per salvare la nostra storia e la nostra cultura da una precoce morte cerebrale. Per un curioso paradosso della storia, gli eretici condannati e marchiati come criminali dalla societ`a dell’informazione sono gli unici che possono salvarla dal suo collasso e dal processo di “plastificazione” che attraversa ogni aspetto della nostra vita, dalla musica di plastica costruita a tavolino, senza cuore e passione, fino al cibo di plastica che mangiamo nei fast-food. Mai come oggi il potere dell’informazione ha guidato il destino dell’uomo, e per esercitare il diritto di critica e di controllo su questo potere `e il momento di scegliere da che parte stare nell’arena dove si consuma lo scontro traidue modellidi sviluppo che stanno orientando, ciascunoa suo modo, l’evoluzione della nostra cultura: il modello “proprietario” e il modello “libero”. Il modello proprietario ` e caratterizzato dall’applicazione al mondo delle idee,della culturaedelleopere dell’ingegnodiun concettobase dell’economia tradizionale:il valorediun bene `a.L’ap e determinato dalla sua scarsit` plicazione di questo principio economico a beni immateriali come un programma informaticoo una sequenzadi note musicaliha come conseguenza una rigida tassazione di ogni forma di utilizzo o duplicazione delle opere dell’ingegno, e un lavoro incessante di monitoraggio e controllo per reprimere, sanzionare, criminalizzare e scoraggiare qualunque utilizzo di questi beni immateriali che non produce un immediato vantaggio economico per chi ne controllaidirittidi riproduzione. A questa visione mercantile della scienza e dell’arte si contrappone il modello di sviluppo “libero”, basato su un principio completamente diverso: nella societ`a dell’informazione il valore di un bene immateriale, concettuale o artistico ` e determinato dalla sua diffusione. Un libro, un brano musicale o un programma informatico hanno un valore proporzionale al numero di persone che conoscono e utilizzano quel testo, quella musica o quel programma. Applicando questo principio cade la necessit`a di tassare ogni forma di distribuzione delle opere dell’ingegno, perch ´ e la libera circolazione delle idee, anche quando avviene in forma spontanea o gratuita, riesce sempre e comunqueaprodurreun vantaggioperchihadatovitaaquelleidee,anche se questo vantaggio ` e indiretto e non immediato. ` Equesto l’approccio culturale e filosofico che ha permesso lo sviluppo Elogio della pirateria esponenzialedi internetedi tuttiiprotocolli, servizie tecnologiecheoggi utilizziamo quotidianamente per l’interconnessione su scala geografica dei computer e per la posta elettronica, la navigazione ipertestuale o lo scambio di file. Se oggi dovessimo pagare un centesimo per i diritti d’autore ogni volta che usiamo la “chiocciolina” in un messaggio email, consultiamo a distanza un documento attraverso il protocollo HTTP o pubblichiamo in rete un ipertesto secondo gli standardche definiscono il linguaggio HTML, probabilmente al mondo ci sarebbe qualche miliardario in pi` u, ma avremmo un’internet molto pi `diffusa e meno u povera di informazioni, meno frequentata,e questo sarebbe ungrosso danno anche perimiliardari. Questo “elogio della pirateria” racchiude in pochi frammenti di testo le esperienzedi persone accomunateda una scintilladi genialit`aeda una grande curiosit`a artistica, menti brillanti inadeguate ad una societ`a grigia, disadattati che non sanno scendere a patti con le regole assurde del mondo in cui vivono, artisti eclettici, ribelli irriducibili, creativi geniali, programmatori brillanti... in una sola parola: pirati. Le avventure e le visioni culturali di questi pirati sono l’unico antidoto chepu`o salvare dall’implosione e dall’autodistruzionela nostra societ`a semprepi ` u dipendente dalla sfera mediatica,e se domani, tra un annoo tra un secolo,il mondo avr`aabbastanza fantasiaper vivereil sogno collettivodi un altro modello di sviluppo, dovremo ringraziare quelli che nel frattempo avranno tenuto accesala fiammella della libert`adiespressione,echeoggi vogliamo mandareingaleraperch´e ascoltanotroppa musica, vedonotroppi film, leggonotroppi librie soprattutto ragionanotroppo: imperdonabili atti di eresia. I pirati-ribelli-eretici che si ostinano a ragionare con la propria testa, quando tutto attorno a te invita a staccare la spina del cervello per annegare nel dolce tepore della lobotomia televisiva e delle subculture plastificate, sono un piccolo seme di speranza che ci aiuta a trovare il coraggio di resistere in un mondo dove ogni uomo deve essere l’uomo medio, dove ogni devianza ` evissuta come crimineomalattia, doveil ritornello“produciconsuma-crepa” sembra scolpito nei muri degli uffici, delle case, dei mega centri commercialiedi tuttiiluoghidi alienazione moderna. Ma cosa diventerebbe questo nostro piccolo pianeta se tutti cominciassero a trasmettere liberamente segnali radio e televisivi, scambiando musica gratis alla luce del sole senza scopo di lucro, ripudiando tuttiibrevetti che bloccano l’innovazione creando monopoli artificiali, tutte le regole del copyrightche penalizzanoicittadini, tuttiivincoliele blindatureche imprigionano la cultura, la scienza, la medicina e perfino l’alimentazione? Sprofonderemmo nel regno del caos e nella totale assenza di regole gettando al vento ogni convenzione sociale? L’etere diventerebbe un’accozzaglia di Introduzione segnali confusi e sovrapposti? Oppure si aprirebbero le porte di un nuovoTecno-Rinascimento planetario, con nuove opportunit`adi riscatto edi salvezza peri popoliele persone che hanno pochi soldi, ma tanta creativit`a, curiosit`ae ingegno? Nonho una risposta definitivaper questa domanda, ma so per certo che oggi il mondo sarebbe un posto ben peggiore se nel corso della storia nessuno avesse mai realizzato azioni di pirateria della comunicazione, dell’arte e della cultura. “Incriminato”, “accusato”, “arrestato”, “processato”: questi marchi di infamia sono stati associati ai volti di un gruppo di giovani “delinquenti”, colpevoli di aver voluto condividere la loro musica con altri utenti di internet. Nel marzo 2004 sono stati messi alla pubblica gogna durante la diretta del Superbowl, la finale del campionato di football americano, che ogni anno `eilpiu grande evento mediatico degli Stati Uniti. Nel corso della partita ` ` e stato trasmesso uno spotdi45 secondiprodotto dalla Pepsi, dalla Applee dalla Riaa, Recording Industry Association of America, la potentissima lobby dei discografici americani. Lo spot ritrae 16 ragazzini che la Riaa ha trascinatoin tribunaleperch´e hanno condiviso musicainrete,e mentreiloro volti scorrevano sul video, la mente di milioni di persone ` e stata manipolata per trasmettere la convinzione che quegli adolescenti fossero davvero una minacciaperla societ`a,echela musicasipu`o scaricare legalmenteda internet solo se te la regala Pepsi dopo aver bevuto una lattina. Tra non molti annila condivisionedi musicainrete sar`a una pratica sociale talmentediffusada costringereigovernidel mondoa riconoscernela piena legittimit`crimina a, e spero che quel giorno i ragazzi bollati come li durante il Superbowl saranno ricordati, assieme a tutte le altre persone colpitee perseguitate perch´e assetatedi musicae conoscenza, comei primi pionieridi un cambiamento epocale, comeipirati coraggiosi chesi sono imbarcati all’alba nel mare della rete per scoprirne prima di chiunque altro le meraviglieeisegreti, seguendole onde della curiosit` a e dell’amore per l’arte. La pirateria modernaci racconta storiedi passionee libert`a, avventure mozzafiatoe sfide impossibili raccolte e trasformateinrealt` a da donne e uomini liberi che vogliono riscrivere le regole del sistema. Le trappole del copyright, le multinazionali biotech, le grandi case discografiche, le major di Hollywood, la Siae, la Microsofte tuttii governi del mondo non sono riuscitiad imbrigliareilgeniocreativodei corsaridiieriedioggi,che continuano a stupirci con nuove conquiste. Grazie a loro, il futuro sar a forse pi`u` disordinato, ma sicuramente molto meno noioso. Sono tante le persone che dovrei ringraziare per questa incursione nel mondo dei pirati: tra queste mi limito a citare Michele, il mio amico “luddista” convertito alla pirateria culturale, John Draper, Francesco Cascioli, Elogio della pirateria Carletto FX, Paolo Attivissimo, il writer “Dada” e Miriam Giovanzana, che ancora una volta ha creduto alle mie idee convincendomi a trasformare in un libroimiei appunti sparsi. Un ringraziamento particolare vaa Francesca, che con la sua pulizia interiore mi tiene stretto agli ideali e ai valori di libert`a che ho cercato di esprimere con questo libro. Ringrazio anche mia mamma Annamaria, che fino all’ultimo si `e sforzata invano di immaginare un altro titolo per questo libro, temendo che un aperto elogio della pirateria lanciato dagli scaffali delle librerie avrebbe potuto procurarmi delle grane. Io, invece, non mi sono mai divertito tanto a scrivere. Carlo Gubitosa — Manifesto di ribellione creativa: dieci tesi sulla pirateria “L’uomo ragionevolesi adattaal mondo,equello irragionevolesi ostina nel voler adattare il mondo a s´e stesso. Pertanto, qualunque progresso dipende dagli uomini irragionevoli”. [George BernardShaw, drammaturgo irlandese] Tesi numero1:Ipirati dell’etere La pirateria televisiva ` e una pratica sociale che stimola la ricchezza culturaleela biodiversit`a della comunicazione.Ipirati televisividi oggi, che sono in realt` aipionieri della comunicazione di domani, vogliono affermare una verit`a elementaree banale: l’etere, come l’aria, eun bene comunea disposi ` zione di chiunque voglia far “respirare” le proprie idee. La pirateria radiofonica, ovvero il libero utilizzo delle trasmissioni audio per diffondere musica e cultura, ` e l’atto di liberazione che ha salvato il mondodal monopolio dei governi sulle trasmissioni radio.Le radio piratarendono migliorela societ a` che attraversano con le loroonde, sono un cibo vitale per la mente, la cultura e l’anima, sono capacidi sollevareipopoli dall’oppressionee dalla violenza trasformandosi in uno strumento di lotta nonviolenta, sono una speranza perun futuro dovela musica sar`a semprepi`` u vicina all’arte e sempre piu lontana dalla mercificazione commercialeche criminalizzail libero ascoltoe impediscela valorizzazionedici`oche `e belloa favoredici`oche `e vendibile. L’etere,lo spazio fisico nel quale viaggianoisegnali televisivie radiofonici, ` e una risorsa naturale che appartiene alla grande famiglia dei cittadini del mondo, dove ogni uomo e donna ha il diritto di usare liberamente questa risorsa peril bene comune, senza scopodi lucroe organizzandosi dal basso con altrepersone. La dittatura degli stati-nazioneedelle aziende sull’etere e` una anacronistica forma di controllo feudale di una risorsa pubblica. Il controllo dell’etere non spetta ai governi o alle aziende, ma ai popoli. Il diritto all’autodeterminazione dei popoli include il diritto all’autodeterminazione Elogio della pirateria dell’etere e delle trasmissioni radiofoniche, televisive e digitali realizzate in un determinato territorioda una comunit`a localeaproprio beneficio. Tesi numero 2: Pirateria musicale La pirateria musicale ` e uno strumento di accesso universale alla cultura, ched`aa chiunquela possibilit`adi incontraree conoscere popolie tradizioni musicali esclusi dalla mercificazione dei saperi, incompatibili con le regole delprofittoe assentidai cataloghi delle grandi case discografiche.L’accesso alla cultura `e uno strumento di cultura e un diritto inalienabile, la musica ` e pertanto l’accesso alla musica ` e un diritto inalienabile. La pirateria della fruizione musicale, ovvero la copia di musica ad uso personale e senza scopo di lucro, ` e un diritto fondamentale che va pienamente tutelato, di fronte al quale il diritto al profitto delle case discografiche deve necessariamente soccombere e farsi da parte. L’esercizio di questo diritto favorisce gli autori di musica alimentando la circolazione delle loro opere e aprendo nuovi canali di diffusione che permettono una migliore espressione della creativita.` Tesi numero 3: Pirateria e cultura La pirateria culturale, ovvero la sottrazione di tutte le forme d’arte all’economia di mercato per trasformarle in gemme preziose nell’economia della conoscenza, ` e uno strumento indispensabile per la produzione di idee. Le buone ideeelecreazioni artistiche non amano stareda sole,n ´ e amano che qualcunoleprostituiscaaffidandole soloa chipu`o permettersidi pagarle. Nessunoha interessea chiudere nella gabbiadel copyrightleproprie ideee lapropria arte,perch´ese anchegli altri facesserolo stesso,il potenziale dell’uomo sarebbe destinato a non incontrare mai il potenziale altrui, e le idee non sarebbero pi ` u cibo per la mente del mondo, ma rimarrebbero chiuse in una gabbia doveil genio,la fantasiaelacreativit`a sono destinatia morire trasformandosiinmerceal servizio dell’avidit`ae dell’egoismo.L’artesi nutre di arte, la musica di musica, la parola di altre parole. I pirati dell’arte sognano una cultura libera, dove l’idea di ognuno diventa materia prima per la creazione artistica del mondo, e dove tutte le opere d’arte del mondo si trasformanoin nutrimento perla creativit`aela fantasiadi ognuno, senza trasformare la libera circolazione dei saperi in un mercato guidato dalla cupidigia, dalla violenza e dalla repressione poliziesca. L’intero pianeta ` e un grande laboratoriocreativoprontoa donare arte, bellezzaeil giusto guadagno per vivere agli artisti, agli scrittori e ai musicisti che vincono l’assurda paura della povert ` a tipica del mondo ricco e scelgono di spiccare il volo, donando all’universo interos´e stessieilfrutto dellapropria arte. Gli artisti che temono di perdere ricchezze materiali con la libera circolazione delle loro opere hanno pi ` u fiducia nelle regole di mercato che nel proprio talen Manifesto di ribellione creativa to.Al contrario,ipiratiche praticanola liberazione dell’artee della cultura hannoguardato dentros´e stessiper scoprirechela vera ricchezza ` e quella che nasce dall’unicit` adelgeniocreativo,e nonil valore monetarioprodotto da leggi che privano della libert`a chi vuole accedere all’arte con tuttiimezzi a sua disposizione. Il diritto alla copia ` e un diritto naturale di tutte le donneegli uomini del mondo: seWilliam Shakespeare non avesse copiatola tramadi alcuni vecchi pezzi teatrali destinatiall’oblio, trasformandoliin capolavori della storiadelTeatro,oggiil mondo sarebbepi ` u povero. Spetta ai popoli, e non alle aziende o a singoli cittadini, decidere se e come il diritto alla copia pu`o essere temporaneamente sospeso con un accordo chiamato “Copyright”, che concede alcuni privilegi agli autori nell’interesse collettivo, per favorire la produzione di arte e cultura. L’obiettivo del copyright ` e quello di fare gli interessi dei cittadini, e riconoscere alcuni privilegi agli autori ` e solo un mezzo per il raggiungimento di questo obiettivo finale: la tutela degli interessi culturali e intellettuali della collettivit`a.L’ideadi un bilanciamento traidiritti degli autorie quelli della collettivit ` a non ha cittadinanza nello statodi diritto,in quantoil dirittodiun singolo non avr`amai lo stessopesodei dirittidiunpopolo,eipopolihannoil dirittoeildovere di agire unicamente nell’interesse collettivo. Un autore non ha la stessa importanza di un’intera nazione: i diritti della collettivit`a hanno priorit`a sugli interessi degli autori quando questi entrano in conflitto con il bene comune. L’onere della prova non spetta ai cittadini che devono dimostrare ibenefici sociali correlati all’esercizio del diritto alla copia, ma ai detentori del copyright, che devono dimostrare ai cittadiniivantaggi correlati alla sospensione temporaneae limitatadi questo diritto. Quando questi vantaggi sono inferiori alle privazioni subite dalla collettivit`a, il copyright non ha pi`e un diritto naturale degli autori u ragione di esistere. Il copyright non ` che concedeun potere illimitatodirepressione controicittadini,ma `e una concessione fatta agli autori da un popolo che cerca un maggiore vantaggio intellettuale,eoffreagli autoriun incentivocheli stimoliallaproduzionedi nuove opere. Il problema del copyright non `equello di trovareun equilibrio tragliinteressidegliautoriequellidei cittadini,maquellodi massimizzarei beneficiperla collettivit`ache nasconodalgiusto equilibriotrailliberoesercizio del diritto alla copiae una parziale rinunciaa questo diritto chepu`o stimolarelaproduzionedi nuovo materiale artistico,ma semprea beneficio della collettivit`ae non dei singoli. Tesi numero 4: Ciber-Pirati La pirateria informatica, ovvero la copia ad uso personale e senza scopo di lucro del software, il libero scambio di programmi e la mutua cooperazione tra utenti di sistemi informatici, non sono azioni criminali, ma pratiche Elogio della pirateria che risalgono agli albori della storia dell’informatica. L’abitudine alla solidariet`ae alla condivisione deiprogrammi rappresentano una naturale evoluzione dei comportamenti sociali, che si adeguano alle nuove tecnologie dell’informazionee della comunicazione. Il copyright sul software non ` e un legittimo riconoscimento economicoche raggiungeicreatoridiprogrammi, ma una tassa da pagare alle grandi compagnie informatiche che sfruttano iloro dipendenti e gli utenti al tempo stesso. Dietro la maschera del copyright si nasconde una legislazione che tutela gli interessi delle grandi case produttricidi software ma nonidiritti delle singole persone,e punisce con la carcerazione la copia dei programmi, anche se fatta senza scopi commerciali o criminali, ad uso personale, ad uso didattico, a beneficio di associazioni, gruppi di volontariato, organizzazioni non governative, scuole. Le leggi attuali sui cosiddetti “crimini informatici” rispecchiano gli interessi e lepressioni lobbistichedi un ristrettogruppodi aziende,e nonla volont`a popolare e democratica che dovrebbe essere il fondamento di qualsiasi leg ` ge.E tempo che vengano tutelatii dirittidi tuttii cittadini del mondoe del Ciberspazio, invece di continuare a difendere gli interessi delle grandi case produttrici di software. Il lavoro dei programmatori non si tutela mandando in galera altre persone, ma creando le condizioni affinch ´ e il mondo dell’informatica non sia pi ` u dominato da monopoli che di fatto limitano ed ingabbianola libert`adi iniziativa dellaprogrammazione. Le pratichedi scambio libero e gratuito del software, nate negli anni ‘60 assieme alla prima comunit`adi HackerdelMit, sonoil fenomeno sociologicoeculturaleche ha consentito lo sviluppo della scienza informatica e la nascita dei personal computer. L’etica hacker sviluppata nei laboratori del Mit e il fondamen ` to culturale e filosofico di una nuova generazione di artisti e scienziati che sviluppanoil loro talento ele loro potenzialit`a attraverso la condivisione della conoscenza, la libert`a di accesso alle informazioni, la libert`a di copia, di analisi e di modifica del software. Tesi numero5:Ipirati del cibo La pirateria agroalimentare, fatta di tradizioni agricole, cultura e saggezza contadina, legame tra l’uomoela terra,produzioni localie biodiversit`a dell’ecosistema `o essere proibita, e una pratica legittimae naturale, che nonpu` regolamentatao criminalizzatain nome del dirittoalprofitto delle multinazionali. Qualunque accordo commerciale o contratto di vendita che limiti il diritto dei contadini a disporre liberamente del proprio territorio e delle proprie sementi va considerato nullo. La materia vivente non pu`o essere oggetto di brevetto. Il copyright sul codice genetico della fauna e della flora`o edi Dio, Allah, Budda, Jahv`e,oin alternativadi nessuno, ma nonpu` essere rivendicato da un privato o da una azienda. Manifesto di ribellione creativa Tesi numero6:Telefonia pirata La pirateria telefonica (o Phone Phreaking) ` e uno strumento di difesa dei diritti umani, in particolare del diritto alla comunicazione. Comunicare per mettersi in relazione con altri ` e un diritto fondamentalee inalienabile.L’articolo 19 della dichiarazione universale dei Diritti Umani stabilisce che tutti gli uomini e le donne del mondo hanno il diritto “di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Quando si parla di “ogni mezzo” per affermare questo diritto, senza dubbio nell’elenco dei mezzi possibili rientrano anche le tecniche di “Phreaking”, che riduconodi una quantit`a infinitesimale l’ingiustoprofitto di pochi per affermare il diritto di molti a usare la fantasia e l’ingegno per parlare con altre persone senza limiti di spazio, di luogo, di tempo e di denaro. Il telefono ` eun insostituibile mezzodi comunicazioneedirelazionea distanza,che permettedi scavalcarelefrontiereperunire tutta l’umanit`ain una sola, grande famiglia. Durantele guerre moderneitelefoni hanno fatto da ponte tra le popolazioni combattenti, mantenendo in vita sottilissimi fili di unione e di speranza in un futuro senza battaglie. Se la comunicazione e` un diritto inalienabile dell’uomo,eil telefono ` euno strumento indispensabiledicomunicazionea distanza,la pirateria telefonica ` e una nobile forma di artigianato elettronico che assicura il rispetto di uno dei diritti fondamentali dell’uomo. Tesi numero 7: Pirateria della salute La pirateria farmaceutica, ovvero la difesa della salute e della vita umana quando vengono messe a repentaglio dalle leggi di mercato e dall’azione delle grandi compagnie farmaceutiche, ` e un diritto fondamentale e inalienabile,difronteal quale tuttiibrevetti,le concessioni governative,le teorie fumose sullapropriet`a intellettualeeildirittoalprofitto delle aziende hanno lo stesso valore della carta straccia. Il diritto all’autodeterminazione dei popoli comprende anche il diritto a garantire con ogni mezzo necessario la propria saluteelapropria sopravvivenza,il dirittoad usarein tuttiimodi possibili le conoscenze nate nell’ambito dell’industria farmaceutica, il diritto a riprodurre in forma autonoma e indipendente farmaci a basso costo che consentono a parit`adi risorsedi salvare un numero maggioredi vite umane, anche quando questa produzione ` e in contrasto con le restrizioni imposte dalla cosiddetta“propriet`a intellettuale”suibrevetti. Tesi numero 8: Pirati di immagini La pirateria delle immagini, ovvero il riutilizzo, il recupero, l’accostamento e la reinterpretazione delle immagini, delle fotografie, dei disegni e delle illustrazioni prodotte dall’ingegno dell’uomo ` e un diritto strettamente collegato al diritto di libera espressione sancito dalla Dichiarazione Universale Elogio della pirateria dei Diritti dell’Uomo. La pirateria dei simboli, ovvero la creazione di antipubblicit`acreativae l’utilizzodel marchiodi aziendegi`a noteperlarealizzazione di nuove opere dell’ingegno, ` e una forma naturale e legittima di autodifesa. Questa pratica protegge i cittadini, che rischiano di essere trasformati in semplici clienti/consumatori, dall’invasione culturale e dall’inquinamento mentale che quotidianamente vengono messe in atto dalle aziende globalizzate. Queste aziende entrano nelle nostra esistenza bersagliandoci ogni giorno con migliaia di messaggi pubblicitari, che inquinano la mente senza il nostro consenso e spesso in modo subliminale, contro la nostravolont`a.Leaziende entranonellavitadeipopoli,epertantoipopoli hannoil dirittodi entrare nella vita delle aziende per esercitarela libert ` a di espressione attraverso il plagio, il riutilizzo, la deformazione e la ridicolizzazione dei marchi registrati, dei loghi e delle icone che invadono le nostre magliette,inostri televisori,il nostro ciboe strade delle nostre citt`a. Tesi numero9:Videopirateria La pirateria audiovisiva, ovvero la rielaborazione creativa di immagini e filmati, il rimontaggio artistico e il ridoppiaggio di materiale video sono una delle nuove forma d’arte strettamente legate alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Il riutilizzo di contenuti video e audio come “materia prima” per la creazione di nuove opere dell’ingegno, `forma d’arte che nasce dalla digitalizzazione dei contenuti e una nuova multimediali,e come tale va tutelatae rispettata. Tesi numero 10: Arte pirata La pirateria artistica, ovvero la produzione di opere d’arte grafica su muri scrostati, mezzi pubblici, treni, autobus e qualunque altro genere di superficie adatto ad essere riconvertito in una tavolozza urbana, ` e una forma d’arte contemporanea che va incoraggiata, premiata, stimolata e valorizzata. Il grigiore delle citt`a, abbinato all’invasione pubblicitaria delle nostre strade, ` e gravemente dannoso peril benessere della nostra mente.Igraffiti, imurales,le scrittesuimuri,itag,e tuttelealtreopere d’artemetropolitana sono dei benefici anticorpi che stimolano pensieri coloratie idee positive in alternativa al grigio caotico delle citt`a che spinge verso la depressione, l’isolamento e l’apatia. CAPITOLOI Ipirati dell’etere “Chiunque installa od esercita un impianto di telecomunicazione senza aver ottenuto la relativa concessione o autorizzazione ` e punito, se il fatto non costituisce reato, con la sanzione amministrativa pecuniaria dalire 500.000alire 20.000.000. [...] Seil fatto riguarda impianti di radiodiffusione sonorao televisiva,si applicala pena dellareclusione da unoatre anni.[...] Indipendentemente dall’azione penale, l’Amministrazione pu`o provvedere direttamente, a spese del possessore, a suggellare o rimuovere l’impianto ritenuto abusivo ed a sequestrare gli apparecchi”. [Dall’articolo 30 della “legge Mamm`i”] Nei manuali di storia della comunicazione il 21 giugno 2002 verr` a ricordato come una data importante per il nostro paese, un punto di svolta segnato da una azione di pirateria dell’etere: una trasmissione “fuorilegge” che porta aria nuova nel panorama televisivo italiano. Tutto comincia a Bologna, in via Orfeo, dove il giorno del solstizio d’estate un gruppo di videocorsari decide di accendere un trasmettitore televisivo a corto raggio che squarcia il grigiore dell’etere con un “urlo” elettronico. Per la prima volta, dopo decenni di dittatura dell’insulso, un brivido di terrore percorre la schiena di nani e ballerine, quizzaroli e velinari, pseudo intellettuali e giornalisti “di punta”, grandi fratellie telepiazzisti. ` E da questo brivido che nasce Orfeo Tv, la “tv di quartiere” che scatena una reazione a catena, coinvolgendo nella sua scia gli appassionati di Elogio della pirateria libert`ae comunicazione chein decinedi citt`a italiane scelgonodiregalare una televisione al proprio quartiere. Bastano meno di mille euro per le attrezzature necessarie ad unirsi alla flotta di pirati dell’etere, navigando sulle onde elettromagnetiche con comunissimimicro-trasmettitoriacortoraggio,glistessiche normalmentevengono impiegati per diffondere il segnale delle antenne centralizzate all’interno dei condomini. La nascita di Orfeo Tv, infatti, fa parte di un progetto pi` u ampio, basato su una gestione distribuita del potere mediatico: si tratta del network “Telestreet”, che oggi raccoglie qualche decina di tv di quartiere e un sito internet dove chiunquepu ` oimprovvisarsi editoreeproduttoredi se stesso, procurandosileistruzioni tecnicheeiconsiglilegaliper installarein casaun piccolo “studio di trasmissione”. “Siamo telespettatori con teleaspettative”, raccontano i pirati delle tv di quartiere, che hanno risvegliato il sottobosco delle tecnologie dormienti per trasformarein strumentidi ribellioneivideoregistratori domestici colonizzati da Blockbuster e le microtelecamere che accumulano polvere negli scaffali tra un matrimonio e l’altro. Questo approccio libertario alle telecomunicazioni nasce dal fortunato matrimonio tra la cultura della “generazione internet”, nata in un “ciberspazio” senza gerarchie dove ogni sito ` e uguale agli altri, e le “controculture” degli anni ‘70 che hanno dato vita alla stagione delle “radio libere” e alle prime Tv locali che hanno spezzato il monopolio Rai, esperimenti che purtroppo oggi vivono un tragico riflusso. Chi ha resistito si ` e rinchiuso in una nicchia con pochi ascoltatori, chi ha ceduto al mercato ha trasformato ipropri sognidilibert`ain contenitori pubblicitari, televendite e chat-line erotiche. Maqueste esperienzehanno continuatoperanniaricordarcichelapirateria televisivae radiofonica non ` e un’azione velleitaria per sognatori illusi, ma `e al contrario il fondamentale e indispensabile atto di ribellione che nel nostro Paese ha permesso la nascita del moderno sistema radiotelevisivo, producendo come effetti di questa ribellione le sentenze della Corte Costituzionale che nel 1974e nel 1976 hanno sancito l’illegalit`a del monopolio statale sulle trasmissioni via etere. L’avvento delle nuove tecnologie digitali ha portato l’onda comunicativa ed elettromagnetica dei pirati dell’etere in una nuova fase di “alta marea”. Il “popolo delle videocamere”, che ha trasformato la contestazione al G8 genovese in uno degli eventi pi ` u filmati nella storia della comunicazione di massa, ` e ormai lanciato alla conquista dell’etere, quartiere dopo quartiere. La pirateria delle antenne nata in questi ultimi anni ha il potere di risvegliare dalla lobotomia televisiva un pubblico passivizzato, affiancando I pirati dell’etere alle televenditee alle velineche infestanoiteleschermile videoproduzioni indipendenti rimaste “confinate” tra gli addetti ai lavori o diffuse solo su internet. La produzione di queste piccole emittenti attinge a piene mani dalla strada, trasformando il flusso televisivo, finora unidirezionale, in un circuito aperto agli scambi tra diverse tv di quartiere e ai contributi di chi vive, abitae lavora nei paraggi delle emittenti. Da casalingadiVogheraad anchorwomandiVogherail passo `` e piu breve di quanto sembri. Sulla scia di Orfeo Tv sono nati esperimenti come “Telecitofono” di Reggio Emilia,che ritrasmetteatuttoil quartiereimessaggicheicittadinidepositano sul videocitofono dell’emittente, “Nomade Tv” di Milano, piazzata sul tetto dello storico circolo anarchico “Ponte della Ghisolfa”, oppure “Telefabbrica”diTerminiImerese,nataper raccontarelelottedeglioperaiFiate subito oscurata daireferenti locali del ministroGasparri, che hanno bloccato le attivit`a dell’emittentea solitre giorni dall’inizio dellaprogrammazione. La potenza dell’impianto diTelefabbrica, come avviene per tutte le “telestreet”, era paragonabilea quelladiunWalkieTalkie giocattolo,ele trasmissioni coprivano un raggio di appena cento metri, insignificanti per l’emittenza commerciale ma sufficienti per una buona comunicazione sociale, diretta a centinaia di famiglie che ricevevano dai diretti interessati notizie e approfondimentisuiproblemidiTerminiImereseesui dirittidei lavoratori. In Campania un’azione di pirateria dell’etere ha portato le immagini di una partita del Napoli nella zonadi Scampia, un luogo traipi ` u degradati del napoletano. La partita del primo febbraio 2004 ` e stata preceduta da una “distribuzione lampo” di volantini che indicavano la frequenza su cui sintonizzare il televisore per guardare la partita. Il gruppo di videoattivisti protagonista di questa scorribanda nell’etere ha adottato la sigla Ma.Gi.Ca Tv, con un chiaro riferimento al “tridente” della stagione d’oro del Napoli (Maradona, Giordano, Careca). C’ ` e chi definirebbe questa azione un “furto”, ma siamo proprio sicuri che la diffusione di un segnale elettronico, che non ha intaccato di un centesimo il capitale dei grandi network satellitari, sia paragonabile ad una sottrazione di beni materiali? ` E invece vero il contrario, e cio`e che la sottrazione del campionato di calcio alla libera visione ha creato una ingiusta suddivisione tra chi pu`o permettersi un costoso abbonamento e gli abitanti dei quartieri pi ` u poveri delle citt`a italiane, che comunque non avrebbero potuto pagare la visione della partita anchese Ma.Gi.Ca.Tv avesse decisodi nonregalarealproprio quartiere una partita del Napoli. All’interno dello “Studio Zelig”, un laboratorio artistico di Senigallia autogestito da un gruppo di persone disabili, ` e natala telestreet “DiscoVolante”, che conle sue attivit`a trasformain videogiornalisti e conduttori tele Elogio della pirateria visivi dei soggetti “diversamente abili” che non sarebbero mai stati valorizzati dalla televisione commerciale. Assiemea “DiscoVolante” nascono nuovi spazi di espressione e di azione sociale per uomini e donne abitualmente ignorati o rappresentati con schemi di tipo assistenzialistico e pietistico, senzache nessunodialorola possibilit`adiprenderelaparolainprima persona. DiscoVolante cominciaaprodurreinproprio diversi servizi sulleproblematiche del quartieree della citt ` a, e li diffonde via etere nel piccolo raggio d’azione dell’emittente: servizi sulle condizioni di vita degli immigrati extra-comunitari, sulla condizione giovanile e sui problemi ambientali, raccogliendo e realizzando le proposte dei cittadini per nuove trasmissioni. Franco Civelli,redattore disabile della telestreet DiscoVolante, vinceil Premio per il giornalismo televisivo “Ilaria Alpi”, nella sezione dedicata alle tv locali, con un’inchiesta sulle barriere architettoniche di Senigallia. Dopo la messa in onda del servizio, l’amministrazione comunale provvede a rimuovere alcune delle barriere architettoniche segnalate da Civelli, ma nel frattempo, a poche settimane dall’inizio delle trasmissioni, Disco Volante viene oscurata dalla Polizia Postale. Scatta cos`i una azione penale a carico dei responsabili dell’emittente, “colpevoli” di aver fatto per poche settimane in un piccolo quartiere quello che Retequattro ha fatto per anni su scala nazionale con l’appoggio di vari governi: trasmettere un segnale video senza una concessione “ufficiale” del ministero delle comunicazioni. La legge Maccanico del 1997, infatti, ha trasformato l’emittente di Emilio Fede in un “esubero” che avrebbe dovuto traslocare sul satellite, salvato solamente dalla compiacenza dei governi di vario colore chesi sono succedutia partireda quella legge. In Italia nonc’`e mai stata una veraepropria “assegnazione” dellefrequenze,un“pianoregolatoredell’etere”realizzatoinbaseaquantoprevisto dalla legge, ma c’ ` e stata semplicemente una “spartizione” delle frequenze televisive, arraffate da chi `e riuscito ad occuparle prima degli altri. La legge Mamm`ihaportatoalla legittimazionedella situazionegi`aesistente,conilriconoscimentodi una patentedi legalit `a trasmetteva. Chi e arrivato aa chigi`` dopo `e un fuorilegge, un pirata. In questo scenario chi afferma il diritto all’obiezione di coscienza televisiva attraverso azioni di pirateria dell’etere rischia la galera, cos`icome e` capitatoachiprimadel1972 rivendicavail diritto all’obiezionedi coscienza al servizio militare successivamente riconosciuto dalla Corte costituzionale. Difronte alla “televisione blindata”, che non riconosce spazi alla societ`a civile,ipirati dell’etere hanno sceltodi rischiarein prima persona una condanna penale per poter rialzare la testa di fronte al potere mediatico, per affermare il diritto di parola e di espressione anche attraverso il video, per I pirati dell’etere metterein discussionela televisione commercialecheci opprime,percreare una alternativa al mercato che ci vorrebbe trasformare in spettatori passivi e tubi digerenti da esporre alla violenza pubblicitaria. La pirateria dell’etere bandita dalla legge ` e l’ultimo baluardo della legalit`acostituzionale,unpromemoria viventeperchisi ostinaanon dimenticare che in Italia, secondo la Costituzione, tutti hanno il diritto di esprimere il propriopensiero“conlaparola,lo scritto,eognialtro mezzodidiffusione”, `a di chi si ostina a considerarsi un cittadino e non un e il sussulto di dignit` suddito, e non ha paura di rischiare per affermare un altro modello di co municazione televisivaeper sfidareil duopoliodiSiprae Publitalia,icentri di raccolta pubblicitaria che guidano l’attivit` adiRaie Mediaset,edi riflesso la cultura nazionale. Ipirati dell’etere lottano controibaroni della televisionein questa “zona grigia” dove le loro attivit`a sono costituzionali ma illegali al tempo stesso,perch´enon sono state ancora abolite, modificateo riscritte tutteleleggi anticostituzionali che piegano il potere della comunicazione al potere della politicae dell’economia. Chi scegliedi usarele tecnologie videoper esercitarela libert`adiespressione combatte contro leggi scritte in una preistoria tecnologica dove non esistevano ancora telecamere professionali da poche centinaia di euro, personal computer che con meno di mille euro fanno pi ` u cose delle stazioni di montaggio che qualche anno fa costavano centinaia di milioni, collegamenti internetalargabandache permettonodi scambiarecontenutivideoinpochi minuti da un capo all’altro dell’Italia e del mondo. Questa sensibilit`a non `` e piu confinata al mondo degli “addetti ai lavori”: oggi `` e sempre piu diffusa la percezione che un sito internet senza un direttore responsabile o una Tv di quartiere senza concessione ministeriale sono degli strumenti di microcomunicazione che hanno la stessa legittimit` a e lo stesso diritto all’esistenza dei volantini non registrati come testata giornalistica che affollano le nostre piazze e le nostre manifestazioni. Una televisione come un volantino? Sembra un’assurdit`a, ma oggi la tecnologia ci dice il contrario. Con i mille euro necessari all’acquisto di un piccolo trasmettitore “a corto raggio”, dalla potenza pari a quella di un walkie-talkie giocattolo,si possonosfruttareicosiddetti “coni d’ombra”,le frequenze non utilizzate dai network televisivi nazionali. Quanti volantini si potrebbero fare con la stessa somma di denaro? A conti fatti una tv di quartiere `` e uno strumento molto piu economico di un volantino, ma purtroppo le leggi sono ancora scritte pensando ad un’epoca in cui le televisioni erano ancora giocattoli per miliardari e non strumenti alla portata di qualunque gruppo di cittadini organizzati. Le “Tv di quartiere” non interferiscono con trasmissioni gi`a esistenti, Elogio della pirateria sfruttano i coni d’ombra e gli “spazi vuoti” dell’etere non ancora regolamentati,nonhannoscopodilucroma finalit`adi comunicazione sociale,non causano problemi di elettrosmog a causa della ridottissima potenza di trasmissione, affermano nella pratica alcuni principi etici fondamentali come il diritto alla libera produzione di cultura, sancito perfino dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, secondo la quale “ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunit`a, di godere delle artiedi parteciparealprogresso scientificoedai suoi benefici”. Ipirati televisividioggi,che sonoinrealt`aipionieri della comunicazione di domani, voglionoaffermare una verit`a elementaree banale: l’etere, come l’aria, ` e un bene comune a disposizione di chiunque voglia far “respirare” le proprie idee. Traipirati “storici”che hanno lanciato nell’etere ideedi libert`aedi cambiamento non ci sono soloiribelli delle moderne telestreet, ma anche Peppino Impastato,chenel1977conlasua “RadioAut”hafattopi ` u paura della Polizia alle strutturedi potere mafioso, denunciando quotidianamenteidelittiegliaffaridei mafiosidi CinisieTerrasiniche avevanounruolodiprimo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma di punta della radio era “Onda pazza”, trasmissione satirica con cui Peppino sbeffeggiava mafiosi e politici. Anche Danilo Dolci, uno dei pionieri della lotta nonviolenta in Italia, due anni dopo il terremoto del Belice del ‘68 attiva “Radio Libera Partinico”, la prima radio pirata italiana. Attraverso la radio Danilo denuncia le malefatte,le inadempienzeele omissionidel potereche dimenticavaiterremotati del Beliceelitruffavaregalandoisoldiai faccendieri.Dopo avercircondato la casa in assetto antisommossa, le forze dell’ordine sfondano la porta della radio e arrestano il pirata Danilo che aveva ancora il microfono in mano. La storia si ripete nel corso degli anni, con i microfoni di “Radio Alice” oscurati dalle forze dell’ordine durante la contestazione del ‘77 e quelli di “Radio Gap” spenti nel 2001 durante la contestazione al G8 di Genova, proprio mentre all’interno della scuola Diaz/Pertini decine di poliziotti in assetto antisommossa lasciano sul campo 80 feriti e tre prognosi riservate. Un’altra storica radio pirata italiana ` e Radio Milano International, nata nel capoluogo lombardoil10 marzo 1975 grazie alla fantasiaeal coraggiodi treragazzi allora ventenni: Rino Borra, Piero Cozzie Nino Cozzi, che installanoilorostudiapochimetridalla stazione centrale.Il14 marzo,aquattro giorni dall’inizio delle trasmissioni, le autorit ` a sequestrano gli impianti e oscurano l’emittente, ma il 26 aprile dello stesso anno il pretore di Milano Cassala dichiara con una storica sentenza che “`e pienamente legittima l’attivit`adi trasmissioni radiofoniche come quelladi Radio Milano International fino a quando non si determinano interferenze che possano nuocere I pirati dell’etere o disturbare la ricezione delle normali emittenti di Stato”. Questa azione di pirateria dell’etere apre nuove strade per la comunicazione italiana: il panorama radiofonico italiano si svecchia, esplode il fenomeno delle radio private, nell’aria circolano voci nuove e informazioni locali,sicreano nuove opportunit`adi lavoroe nascono nuoveprofessiona ` lit`a. E dalla stagione della pirateria radiofonica che nasce l’idea di “Televisione privata”, un’altra rivoluzione copernicana che porter`a innovazione tecnologica (il colore fu inaugurato dalle TV private prima che dalla RAI) e lavoro, cambiando letteralmente il linguaggio ingessato della televisione di stato italiana. Mala storia delle radio pirata emoltopi`` u antica, come testimonia l’esperienzadi “Radio Caroline”, l’emittente che nel 1964 accendeisuoi trasmettitori su una barca al largo delle coste inglesi, rigorosamente al di fuori dalle acque territoriali, perrompere con un segnale radio lanciato nel cieloil monopolio della BBC. Il vascello pirata di Radio Caroline innalza con fierezza la sua antenna come una moderna bandiera corsara in un’epoca della storia dove ogni paese d’Europa aveva una sola stazione radiofonica nazionale, e chiunque provava a trasmettere qualcosa di diverso dai programmidelle radio di stato era considerato un fuorilegge. Il pirata che sfida la BBC `e Ronan O’Rahilly, un appassionato di musica ched`a vita ad una casa discografica per diffondere la musica di artisti del Rhytm&Bluesche all’epoca nontrovavano nessuno dispostoaprodurrei lorodischi. La BBC si rifiuta di mandare in onda la musica troppo “trasgressiva” prodotta da O’Rahilly, che si rivolge perfino a Radio Lussemburgo collezionando un altro fallimento: tutti gli spazi radiofonici erano occupati dalle grandi case discografiche dell’epoca. ` Ecos`iche nasce l’idea di trasmettere “in proprio” la musica sgradita alle radio di stato, e Ronan sceglie di abbracciare la carriera di pirata per diffondere nell’etereisuoniele melodie delle etichette indipendenti che non trovavano posto nel sistema radiofonico dell’epoca. O’Rahilly inizia a raccogliere informazioni sulla radio “Voice of America”, installata a bordo del vascello statunitense “Courier” e su altri esperimenti di radio “offshore” come RadioVeronica,che trasmettevaallargo delle coste olandesiperaggirare un monopolio sulle trasmissioni simile a quello britannico. L’idea del giovane produttorediscografico ` edi trasmetteredal marela musica dei suoi artisti,sfruttandoilfattochelalegge britannicavalevasolofinoatremiglia dalla costa, e le uniche leggi in vigore al largo erano quelle del paese in cui la barca era registrata. Nel giorno di Pasqua del 1964, dagli studi costruiti a bordo del vascello pirata “Caroline” parte un annuncio che cambia la storia dei media: “questa ` eRadio Caroline sul canale 199, la vostra stazione di musica per tutto il gior Elogio della pirateria no”. Pochi secondi dopo, un disco dei Rolling Stones trasmesso dalla Caroline cambiapersempreigusti musicali dell’Inghilterra,eapreufficialmente la stagione del Rock’n’roll. Oggi il nuovo mare frequentato dalle radio pirata ` e il Ciberspazio delle reti telematiche, dove i navigatori pi` u esperti possono fare rotta verso le seimila radio che trasmettono su internet da tutto il mondo, e attirano ogni giorno un numero di ascoltatori pari al doppio di quelli delle radio italiane. Leradioche vivonoinrete,e raggiungonoogni angolodel mondo senza elettrosmog, traliccio antenne, sonogi`a entrate nel mirino delle case discografiche e delle lobby che vorrebbero trasformare anche queste emittenti in limoni da spremere per ottenere pi u soldi, ma per il momento `nessuno e` stato capace di imbrigliare la musica che viaggia sul web. Se gli Stati Uniti obbliganoal pagamentodiuna tassaperogni brano trasmesso,la radiopu`o “traslocare”suun nodo internetdi Panamao delle isoleTuvalu, cos`icome ivecchi vascelli delle Radio Off-shore battevano bandiere di altri stati dove le leggi sulle trasmissioni radio erano meno repressive. Ipionieri delle web-radio pirata combattono la loro battaglia per liberare l’arte musicale trasmettendo su internet segnali che uniscono le popolazioni del mondo in un unico, grande pubblico di appassionati: gli ascoltatori delle web-radio nonsi riconosconopi ` uin una bandiera,in una ideadi patriaoin una identit`a nazionale, ma appartengonoa “popoli” che hanno come segno distintivoigusti musicali: il popolo del jazzo quello della musica classica sono dei veri esempi di fratellanza universale capace di abbattere le barriere che portanoin guerraipaesi del mondo. Affacciandosi su questo mondo, dove basta un computer e un collegamento internet per trasformarsi in deejay planetari, si ha la sensazione di trovarsi davvero nel villaggio globale della musica, con generi che vanno dalle colonne sonore al punk, dalla musica sinfonica all’hip-hop, dal gospel alla musica etnica, dal new country al drum and bass. Per gli amanti del jazz c’`e smoothjazz.com, una web-radio californiana che trasmette dalla baia di Monterey con uno stile elegante e raffinato, mukulcast.com trasmette dallaCorealetophitsdel momentoe dall’italianissimaTerni partonoisuoni meditatividi Radio Krishna Network.Etutto questo ` e solo l’inizio. CAPITOLOII Pirateria musicale: conversione di un luddista “Nei prossimi mesii pirati musicali si devono aspettare le nostre de nunce. Colpiremo direttamente con azioni penali e civili coloro che condividono file in rete, utenti del peer to peer illegale”. [Enzo Mazza, direttore generale FIMI Federazione dell’Industria Musicale Italiana. Dichiarazione del febbraio 2004] Ho scopertola verit`a,la luce. Eadesso desidero che tutte le persone del mondo, bianche o nere, giovani o anziane, di qualunque religione o credo politico, tutte possano beneficiare della folgorazione che mi ha illuminato sulla via di internet. Voglio raccontare la mia esperienza perch´e so che, con il mio esempio concreto, anche altri potranno abbandonare il mondo di tenebra in cui sono immersi senza rendersi conto che vi sono pi` u cose nel computer di quante se ne sognano in cielo e in terra (l’Amleto di Shakespeare1 mi permetta qualche adattamento). Partir`o dalla mia infanzia. Sono stato educato al rispetto dei comandamenti cristiani (non rubare), al rispetto della legge (impossessarsi delle cose altrui `ereato, art. 624 C.P.)e persino al rispetto della legge dei boy-scout (sii leale). Sono cresciuto senza commettere alcuna azione illecita, anzi da piccolo rubavano a me le merendine o il pallone. Ho persino tentato di impe 1Cfr.William Shakespeare,“Amleto”, AttoI, ScenaV. Elogio della pirateria dire furti da parte di terzi, sull’autobus per esempio, ricevendo in cambio minacce in dialetto locale dal reo e l’indifferenza dalla vittima mancata. Al tempo stesso sviluppavo una certadiffidenza nei confronti del progresso. Sar`astato per una vocazione ambientalista trasmessami dallo scautismo,sar`astatoperun attaccamentoalle tradizioniereditatoinfamiglia,sar`a stato per istinto, ma — senza saperlo — ero, nel mio piccolo, un precursore dello “sviluppo sostenibile”. Qualunque cosa significhi. Usavo ed uso poco l’automobile, considero non casuale la coincidenza sottolineata da Luciano Di Gregorio tra la parola cellulare intesa come telefonino e la parola cellulare intesa come mezzo di traduzione dei detenuti2 (e a tutt’oggi il telefonino non ce l’ho) e vedevo nel personal computer una minacciaper l’umanit`a: unostrumento complicatoda usare;ilresponsabile di tanti licenziamenti; un asettico contenitore di parole che nulla aveva a che vedere con l’odore, il fruscio e la polverosa poesia dei libri; l’oggetto di tante conversazioni “elitarie” tra amici pi` u esperti che mi mandavano in bestia quando usavano parolacce come basic, giga, hard-disk... Avevo, modestamente, una bella scrittura, comprensibile, ed una gestione ordinata dello spazio del foglio. Il computer per me era inutile; era, tutt’al pi` u, una costosa e superflua versione della macchina per scrivere. “Il computer a me non serve” — affermavo allora con solide certezze. Alliceoe all’universit`anonmieramai servito. D’altraparteimieigenitori mi avevano iscritto al liceo scientifico; figurarsi se c’era spazio per l’informatica togliendo ore, magari,al latino... Ma quando venne il momento di scrivere la tesi, fui costretto a rapportarmi con questo minaccioso elettrodomestico. Andavo quotidianamente a casa di mia sorella, che, pazientemente, mi insegn`o come accenderlo e come usare il programma di videoscrittura. Forse da qualche parte conservo ancora il foglietto su cui mi ero annotato le procedure di accensione e di spegnimento, temendo che un eventuale errore avrebbe potuto provocare l’esplosione del computer, una reazione termonucleare, l’estinzione del genere umano e soprattutto la perdita dei dati della mia tesi. Per` o non era difficile. “Lo user`o come una macchina per scrivere” — mi ero ripromesso in quello che sarebbe stato il secondo di una lunga serie di proclami destinati a evaporare come la tenuta di Clemente Mastella in una coalizione. Era una strana macchina da scrivere, devo dire. Era comodo poter cancellare, correggere, ampliare e tagliare senza dover riscrivere tutto il foglio. Era bello vedere le proprie parole scritte nei caratteri usati dai libri o dai giornali veri. 2Cfr. Luciano Di Gregorio, “Psicopatologia del cellulare. Dipendenza e possesso del telefonino”, Milano, Franco Angeli, 2003, pag. 173. Pirateria musicale Era inebriante. Discussilatesiagiugnoe nell’autunnodellostessoannoacquistaiilmio primo computer. Pian piano nel computer iniziai a scriverci di tutto. Dai diari dei miei viaggiai numeridi telefono della miarubrica, dal curriculum alla classifica dei film pi ` u belli che avevo visto, dai documenti utili per il lavoro a carte intestate finte per fare scherzi. Tutto. Rientrare a casa ed accendere il computer era una successione di azioni automatica. Anche se non avevo in mente di scrivere niente. Ma in fondo c’era sempre qualcosa da scrivere. Dovevo fornire a mia madre (che stava scendendo a fare la spesa)il nome del deodorante che mi era finito? Lo scrivevo al computer, mica glielo dicevoa voce... Erail 1995. internetgi`aesisteva,mala usavanoin pochi. Ricordoche,alla vigiliadiun concorso, pernottaiaBolognaacasadi amici.Tornando dalla pizzeria, unodi essisirese disponibilea mostrarci questa famosa intern`et, con l’accento sull’ultima “e”.Avevamo sonnoed eravamogi`aaletto mentre costui collegava strani fili, smanettava sulla tastiera e produceva suoni mai sentiti prima. C’erano dei problemi. Di connessione, forse. Di affollamento della rete, sosteneva l’esperto. Mi addormentai convinto che internet fosse un bidone. Di internet inizi`oa parlarmi con una certa insistenza anche un altro amico. Ne parlavano ormai anchei giornaliele televisioni. Mi ero fatto una mia idea. Era un’ideaa met`a trail distaccatoeil catastrofico. Da un lato ritenevo il web un inutile gioco per adulti immaturi alla ricerca del superfluo, di surrogati dellarealt ` a, di disperati che chattano on line, di pedofili; dall’altro lato vedevo internet come un diabolico strumento di controllodelle nostre azioni, delle nostre scelte, delle nostre opinioni e dei nostri file. Un Grande Fratello poteva accedere, senza che noi ce ne accorgessimo, nei nostri computer. “Internet non mi interessa e non lo user`o mai” — fu il mio terzo proclama. Per`o molte altre cose mi interessavano: viaggiare, la politica del Medio Oriente, le iniziative dei miei concittadini sparsi per l’Italia, la storia serba, il materiale peril mio lavoroe perimiei passatempi,le tradizioni arb¨ eresh. Tutto questo esiste nellarealt`ama nonsitrova dietro l’angolo. ` Edifficile da trovare. Su internet e un po’ pi`` u facile. Ma forse internet richiede competenze particolari? No, ad internet — mi mostrarono alcuni amici — si accede spostando un paio di volte il mouse e cliccando altrettante volte un tasto. Il timore di non possedere adeguate nozioni avevaedavrebbe ancora continuatoacompromettereilmioapproccio con l’informatica. Micollegaiad internet.Il sistemaacasamiaeraunpo’ artigianaleel’attrezzaturacomprendevaunfilo telefonicolungosettemetri,perch´elapresa Elogio della pirateria era distante, ed un precario apparecchio telefonico usato solo per questo scopo. La lentezza era oggettivamente esasperante, ma soggettivamente, per me, adeguata. Potevo vedere le nuvole sopra Sarajevo, sapere che la bombadi Hamas esplosaa Netanya non aveva alteratoibei lineamenti dell’impiegata della “Hertz” di piazza Indipendenza, scoprire che Balasevic aveva finito un altro disco. Per me eragi`a molto. ` “Internet va bene, ma di posta elettronica neanche a parlarne. E contro la privacy”. Questofuilpropositochedur`o menodegli altri.Fusolouna questione di giorni, forsedi ore. Per me chegi`a interpretavo come un miracoloil fax, ossia un foglio che spedito da un luogo pu ` o comparire, uguale, dall’altra parte del mondo, l’ideadi poter inviarele mie parolea PalermooaTallinn, magari contemporaneamente e a costo quasi zero, fu subito stuzzicante e coinvolgente. ` E andata a finire che pochi mesi dopo, nell’ambito di una mailing-list professionale, ho scambiato e-mail con uno che lavora al piano di sotto del mio ufficio e che vedo quotidianamente. “Mi dai il numero telefonico di tizio?” — mi chiese un giorno. “Stasera te lo mando via e-mail” “Ma che cavolo dici? Non puoi guardare adesso nell’agenda che tieniin mano...?” Aparte conversazioni surreali come quella di cui sopra, per`o, le e-mail possiedonola capacit`adirenderepi` u cordialiirapporti interpersonali. Immaginate un’agenzia viaggi bielorussa, ossia di un Paese in cui ` e ancora necessario ottenere un invito formale per chiedere poi le prenotazioni alberghiere e quelle dei titoli di viaggio e successivamente il visto. Solo via e-mail sarebbe stato possibile scegliere un treno notturnoVarsavia-Minsk invece di uno diurno sulla base di osservazioni — da parte dell’impiegata bielorussa — del tipo: “Ticonsiglio il treno notturno cos`ipuoi dormire comeun angioletto... ”Avrebbe scrittola stessa cosain una letteraordinaria formale? Chiss`a finalmentea schiantare an a se la posta elettronica riuscir` che il burocratese della nostra pubblica amministrazione. Sinceramente ne dubito. E siamo all’ultimo stadio. La musica. Esistono programmi per mezzo dei quali si possono scaricare via internet canzoni e persino film. Ne sentivoparlaredaunpo’ditempoin articoliche evidenziavanoidanniarrecati dalla pirateria e la minaccia alla sopravvivenza dei diritti d’autore. Un dibattitointeressante.Maqui entravanoingiocoimieiidealidilegalit`aacui facevo riferimento all’inizio del mio racconto. Ero a casa di un amico, che, peraltro, da tempo mi sollecitava ad acquistareuno strumento informaticopi ` ual passo conitempi.Tardo pomeriggio. Lui era seduto davanti al computer, collegato ad internet, ed io ero disteso sul letto, lontano dal monitor. Si parlava distrattamente di politica, dunque Pirateria musicale di ladrie infinedi tecnologia. Napster. Ne avevo sentito parlare e mi ero fatto un’opinione precisa. Con una certa prosopopea espressi il mio pensiero; ricordo ancora le parole precise, unaper una: “Non capiscoperch´eserubouncddaun negoziodi dischi commettounreato, mentreselo scaricoda internet dev’essere legale. Per me `e la stessa cosa”. Ed ero talmente convinto di essere nel giusto che non prestai molta attenzione alle argomentazioni del mio amico ed oggi, infatti, non le ricordo nemmeno. Ricordo,per`o,cheilmio amicomi chieseil nomedelmio cantante serbo preferito, quello di cui in Italia non `Il mio ami- e mai arrivato un disco. co scaric`oa Shlomo Artzie quindiad o canzonidiDjorde Balasevic,poi tocc` Anna German.Nonpotevocrederci.Improvvisamentenonerapi ` unecessario andarea BelgradooaTelAvivoaVarsaviaperprocurarsi certe canzoni. Eranol`i. Nel computer. “C’`e anche questa canzone?” —e dissiil nomedi una canzone lituana. C’era. “E questa cantante?” C’era anche quella. “Copia, copia!” Copiammo tutta la sera e poi tutta la notte, ma era ancora poco. Avrei dovuto prepararmi con una lunga lista di richieste precise perch´e il tempo stringeva e il giorno dopo avrei dovuto prendere il treno. “Scarica! Non perdiamo tempo, scarica! Scarica tutto, dannazione!” “Ma — mi canzono l’amico `— scaricareda internet non ` e come rubare in un negoziodi dischi...?” Rubare... Che parolagrossa. Al massimo e` un riequilibrio autogestito dei prezzi del mercato dei dischi, che sono veramente scandalosi. Rubare, pirateria... Chiamiamolo, piuttosto, intervento ` anti-inflazionistico, ma non e neanche questo. `E una specie di esproprio ` proletario. Eun modo per attaccare le multinazionali. Rubare... Che c’entra? Anzi,c’`e una positiva ricaduta socialee culturale.Il mondosi avvicina; possiamo aprirci alla conoscenza di altre culture. Contaminazioni, si usa dire. Rubare? La musica scaricata da internet ` e uno strumento di fratellanza universale. “C’`ela parola adatta, perch´e nonla dobbiamo usare?” — sosteneva un personaggio di Eduardo De Filippo3 (che, invero, voleva esprimere il concetto esattamente oppostoal mio...).Cene sono tantediparolepiu` adatte, altro cherubareo pirateria. Adesso ho un nuovo computer, scelto sulla base di nuove e mutate esi ` genze. E una sorta di stazione multimediale e c’`e un programma che si chiama “eMule”. Sono in attesa della linea Adsl. Ovviamente ho scelto l’op 3Eduardo De Filippo, “Ditegli sempre di s`i”, Atto I, Scena VI. Elogio della pirateria zione chemi consentir`adi collegarmi24 ore su24ad un canone fisso. Per`o, nell’attesa, nonresistoe stogi`a acquisendo, espropriando, riequilibrandoil mercato, colpendole multinazionali. Praticamente sonogi ` a collegato 24 ore su24e non escopi ` u di casa. Mi portano il cibo attraverso la finestra. Guardo con compassione quei tecno-analfabeti che ancora mettono piede nei negozi di dischi. Questo, veramente, succede soprattutto quando sono lontano dalla mia citt`a perch´e quiicosiddetti “cd fatti in casa” sono da tempo un’affermata tradizione e nei negozi di dischi ci vanno soltanto gli ispettori della Finanza insospettiti da dichiarazioni dei redditi alquanto prossime allo zero. Il termine “pirateria” suona delicato e soave alle mie orecchie e lo associo ad una legittima forma di redistribuzione delle risorse. Epoi alcuni pirati eranodegli eroi. Sandokan, per noi ragazzi, era un modello positivo: per questo ho anche televotato per salvare Kabir Bedi dall’eliminazione nell’isola dei morti di fama. Se mi chiedete le caratteristiche tecniche del mio computer,non vi saprei rispondere. Ma so a cosa mi serve e so che cosa voglio. Voglio tutto. Canzoni, film, tutto. Voglio un nuovo programma informatico che mi porti a casale orchestreedicantanti. Nonmi basta sentirela loro musica; devono materializzarsi e suonare dal vivo sulla mia scrivania. Voglio che resusciti Ofra Haza. Voglio tutte le canzoni del mondo dalla notte dei tempi ad oggi ed anche quelle del futuro. Ne ho diritto. Bisogna scriverlo nella Costituzione europea: siamo un libero spazio di scambi commerciali ed un mercato comune. Anzi,il mercato deve tener conto delle priorit`a socialiela priorit`a sociale assoluta ` e la condivisione gratuita della musica internazionale in un’ottica di fratellanza universale. Domani ho un appuntamento; devo andareall’ASL. Se mi trattengono al Dipartimento delle Dipendenze Patologiche, siate voi a promuovere questa nuova visione del mondo e diffondetela tra coloro che vivono ancora nelle tenebre. CAPITOLO III Pirateria e cultura “Oggi voglio parlare di musica e pirateria. Cos’`e la pirateria? ` Equello che fa chi ruba il lavoro di un artista senza la minima intenzione di pagare per quel lavoro. Non mi riferisco ai programmi tipo Napster per lo scambio di musica, ma a quello che fanno le grandi etichette discografiche”. [Courtney Love, cantante] “Inrealt`a, Sonny voleva cheil copyright durasse per sempre, mami hanno detto che questo sarebbe stato contrario alla nostra Costituzione. Invito tutti voi a collaborare con me per rafforzare le nostre leggi sul copyright in tuttiimodi possibili. Come sapete, c’`e una proposta che farebbe durare il copyright per sempre, meno un giorno. Credo che dovrebbe essere presa in considerazione”. [Discorso al Congresso USA della vedova di Sonny Bono, estensore del “Mickey Mouse Copyright Extension Act”] In questopreciso istante, attornoa te, nel tuo quartiere, nella tua citt`ae in ogni angolo del pianeta, milioni di fuorilegge cospirano nell’ombra per unirsi allapi ` u grande bandadi pirati della storia dell’umanit`a: sonoipirati di musica, video e software, che condividono in rete miliardi di file, in ogni secondodi ogni giornodi ogni mese dell’anno,egi`ada anni hanno trasformato internet nel pi ` u grande strumento di condivisione della conoscenza Elogio della pirateria che l’uomo abbia mai avuto a disposizione. Questo grande laboratorio culturalenondormemai,equandoipiratidiNewYork chiudonogliocchidavanti allo schermoa notte fonda, quellidiTokyo sonogi ` aprontia sostituirli davanti al sole del nuovo giorno. Inemici che vorrebberoostacolarequesta affascinante avventura non sono gli artisti, ma le aziende che controllano lo sfruttamento delle loro opere, uominigrettie meschinichenonhanno abbastanzagenialit`apercrearebellezza e usano quel poco che hanno per creare profitto dal genio altrui. Al contrario di quanto accade con i piccoli uomini avidi che trasformano le idee in denari, il viaggio dei pirati nel mare della libera conoscenza e delle arti visive e musicali ha conquistato il cuore di molti cantanti e cineasti, che hanno abbandonato il lato oscuro della natura umana per tuffarsi nella ricchezza luminosa della condivisione. Tra gli artisti che hanno avuto il coraggio di trasformarsi in pionieri del nuovo Rinascimento telematico ci sono pirati come Davide Ferrario, che ha distribuito gratuitamente in rete il film “Le strade di Genova”, girato a sue spese durante la contestazione al G8, oppure il regista Michael Moore, che ha dato la sua benedizione allo scambio su internet del film “Fahrenheit 9/11”, dichiarandoche“leleggisul copyrightnonmi piacciono,echivuole scambiareilmiofilm online facciapure,purch´enonci guadagni sopra.A quello sarei contrario. Io sto bene cos`ieho fatto questo filmperch´e voglio che il mondo cambi. Pi u gente lo vedr``a meglio ` e, ed `e per questo che sono ` felice cheil film stia circolando. Esbagliato che chi compra un film su DVD consenta ad un amico di vederlo gratuitamente? Certo che no. Non lo ` e mai statoe mailo sar`a. Credo che l’informazione,le artiele idee dovrebbero essere condivise”. L’elenco degli artisti/pirati prosegue con il “rinnegato” dello star-system George Michael, che ha annunciato la sua intenzione di distribuire gratis su interneti suoi prossimi lavori, abbandonando le logiche commerciali dello show-business. Michaele ha annunciato che “per molti anni sono stato pagato profumatamente, e non ho pi` u bisogno dei soldi del mio pubblico. Saro un uomo pi`` u felice regalando la mia musica e realizzando qualcosa di positivo”. I pirati del progetto musicale “Peace Jukebox”, invece, hanno messo a disposizione gratuitamente su internet ore ed ore di musica antiguerra in formato Mp3, annunciando che “questo `` e il periodo piu prolifico della storia per chi scrive canzoni di protesta e le tecnologie moderne danno la possibilit`adidiffondere questa musicain tuttoil mondo”. Gli artistichesi sono uniti al grido di pace del “Peace Jukebox” comprendonoi Public Enemy, TheCure,GreenDay,Lenny Kravitzemoltialtri,peruna raccoltache comprende pi`` u di 500 canzoni antiguerra gratuite che spaziano traipiu vari Pirateria e cultura generi musicali. Le sperimentazioni di pirateria sonora si spingono fino alle iniziative estreme realizzate dal “Project Eisbrecher”, un gruppo musicale di “electronic trip-rock” che ha allegato al suo ultimo disco due Cd-Rom vergini, sui quali ` e riprodotta l’etichetta originale del Cd, pronti per essere masterizzati comecopie“ufficiali”eregalatead amicioparenti. AlexxWesselsky, la voce-leader del gruppo, ha dichiarato che “non si possono criminalizzarei consumatoridi musica, scaricando sudi loroleresponsabilit` a delle corporation discografiche”. Traglistrumenti sviluppatidaipiratidi musicaeculturaperla liberazione delle operedell’ingegno ci sono le licenze “Creative Commons”, adottate da tuttigli artisti,imusicistiegli scrittori che hanno smessodi considerare le loro opere come dei prodotti commerciali da vendere, e preferiscono parlare di “beni comuni creativi”. Queste licenze rivendicano per l’arte la stessa libert`ae diffusionedi cui godono altri “beni comuni” come l’aria che respiriamo,il mareogli alfabetieivocaboli che utilizziamo per esprimerci, senza dover pagareidiritti d’autore alla Zanichellioad altriproduttoridi dizionari per ogni lettera o parola utilizzata. L’idea di sviluppare delle licenze per la definizione e la condivisione di questi “beni comuni creativi” nasce dallo studioso statunitense Lawrence Lessig, docentedi diritto dell’universit`adi Stanford,cheil16 dicembre2002 metteapuntoil primo “set”di licenzeadisposizionedi chiunque voglia sottrarreiproprilavoriallerestrizionidel copyright,cos`icomehafatto l’autore di questo libro. L’applicazione pi`` u eclatante di questo sistema di licenze e quella realizzata nell’ottobre 2004 da un gruppo di pirati musicali che regala al popolo delleretiibranidi un concertorealizzatoa NewYork nel meseprecedente, proprio per promuovere le licenze di utilizzo “Creative Commons” come alternativa liberaal copyright cheruba libert ` aagli utentieaifruitoridi musica. La carrellata di artisti che aderisce al progetto comprende il grande compositore brasiliano Gilberto Gil, chiamato dal governo Lula a ricoprire l’incaricodi ministro della Cultura,e musicisti comeiBeastie Boys, Chuck Dwith Fine Arts Militia, Cornelius, DJ Dolores, Dan the Automator,Danger Mouse&Jemini, David Byrne,LeTigre, Matmos,My Morning Jacket, Paul Westerberg, Spoon, The Rapture, Thievery Corporation e Zap Mama. C’`echilottadalpalcoperlalibert`adellacultura, dell’arteedellamusica, ec’`e costrettoa combattere nelle aule dei tribunalile sue battagliedi e chi ` libert`a. Nel gennaio 2005a Seulsi `e celebrata una vittoriaperisostenitori del “file sharing”,la condivisionedi musicainrete: un tribunale coreanoha infatti assoltoidue fratelliYang Jung-Hwane Il-Hwan, che avevano ospitato sul loro sito uno “spazio libero” dove gli utenti potevano scambiare Elogio della pirateria musicaa piacimento alla luce del sole. Secondoigiudicii creatori del sito, intitolato “Maredi Suoni”, hanno solorealizzato uno spaziodi incontroedi conversazione in rete, e non sono responsabili per il comportamento degli utenti che hanno deciso di usare quel servizio per scambiare musica (ammesso e non concesso che questo comportamento sia un’azione criminale, aggiungeremmo noi). Dopo aver funzionato per due anniapartire dal 2000, il sito era stato denunciato da un’industria discografica per violazione del diritto d’autoree favoreggiamento, ein casodi condannai fratelli Hwan avrebbero dovuto trascorrere cinque anni in prigione solo per aver creato inreteunluogo d’incontroper musicofili determinatiad esercitareil diritto inalienabile alle copie private senza scopo di lucro. Ma le avventure in tribunale dei pirati di arte e cultura non si concludono sempre con un lieto fine: Isamu Kaneko, un ingegnere giapponese di 32 anni, rischia fino a tre anni di galera e una multa da 25000 euro per “istigazione alla pirateria”. Il “crimine” di questo programmatore non ` e stata la violazione del diritto d’autore, ma la semplice realizzazione di un programma che permette lo scambio di file tra utenti. Si tratta di “Winny”, un softwarepressoch´e sconosciutoinEuropama utilizzatoda oltreunmilione di giapponesi. Secondo il ministero della Difesa giapponese, l’azione di questo programmatore sarebbe addirittura una minaccia alla sicurezza nazionale, dal momento che un ufficiale militare ha involontariamente condiviso attraverso Winny informazioni sensibili come gli orari di lavoro e i turni dei soldati. Era il programma di Kaneko ad essere talmente furbo e malizioso da diventare una minaccia o era invece l’ufficiale ad essere talmente stupidoda metterearepentagliola sicurezza nazionale? Sia comesia, il procedimento legale ` e tuttora in corso, e Isamu Kaneko rischia di pagare col carcerela sua intelligenza brillante,la sua vogliadi aiutareilprossimoe di farsi aiutare attraversolo scambio gratuitoe liberodi opere dell’ingegno. Anche negli Stati Uniti ` e apertada tempola “caccia alle streghe” controi pirati dell’arte, e a farne le spese non sono solamente gli utenti che “osano” aiutare il prossimo condividendo musica e film senza nessun tornaconto, ma anche chiharealizzato software sgraditial sistema, cio` e opere originali dell’ingegno che non vengono tutelate come quelle che fanno arricchire i potentati mediatici,ma addirittura possano mandareingalerairesponsabili di tali creazioni “eretiche”. Il casopi`` u eclatante di repressione dell’ingegno informatico e quello di “Dvd Jon”, al secolo Jon Johansen, un benemerito pirata svedese che ha cominciatoaficcarsineiguaiquandoha decisodi usareil sistema operativolibero GNU/Linuxal postodelpi ` u noto MicrosoftWindows. Nessuno aveva scritto un programma per la visione dei Dvd che fosse in grado di funzionare con il sistema operativo scelto da Jon, e per guardarsi in santa pace un Pirateria e cultura film, anche regolarmente acquistato o noleggiato, Jon ` e costretto a scrivere dasolounprogramma adattoallesue esigenze,maaquestopunto nasceun problema:perriprodurreunDvd bisogna sapereche cosac’` e scritto dentro, e in che modo vengono memorizzate le informazioni sul disco. Ma questo tipo di informazioni ` e“protetto”(o meglio sottrattoagli utenti) dalleregole ferree del segreto industriale, cherendonoiprogrammi delle “scatole nere” impossibilida migliorareoda modificare,unpo’ comesele nostre automobili avessero dei motori ermeticamente sigillati di cui ` e vietato conoscere il funzionamento, che possono essere esaminati o riparati solo da personale regolarmente autorizzato dalla casa produttrice del veicolo e non dal meccanico sotto casa. Jon decide di infischiarsene di tutte queste regole: in fin dei conti lui voleva solo scrivere un programma per guardare un Dvd sul suo computer. Isistemidiprotezione per nascondereai comuni mortaliicontenuti dei Dvd, messi a punto con investimenti miliardari dalle grandi compagnie cinematografiche, si rivelano talmente “sofisticati” da crollarecome un castello di carte in pochi giorni davanti alla curiosit`a di un quindicenne. Jon Johansen osa sfidareipadroni del cinema condividendoinretele sue scoperte, per migliorare e rendere pi ` u efficace il software necessario per guardare film conil sistema operativo GNU/Linux,e graziealuiil mondo scopre come funziona un Dvd. Nell’ottobre 1999 il velo del tempio hollywoodiano si squarcianel mezzoela sacralit`a delle “Major”del cinema vieneprofanata da un pirata ragazzino. I giganti del cinema colpiti a morte dalla genialit` a di un adolescente fanno pocadifferenza tralarealt`aeun filmdi Schwarzenegger,ed `e cos`i che il lungo e traumatico calvario giudiziario di Jon inizia con una scena di apertura degnadi un kolossal hollywoodiano: agenti di polizia che fanno irruzione nel cuore della notte in casa del “pericolosissimo” pirata minorenne, che ha minato alle sue fondamenta la libert` a di impresa e di profitto di chi vuol decidere non solo quali film dobbiamo vedere, ma anche che programmi dobbiamo utilizzaree quanti annidi carcereci aspettanose osiamo aiutare il prossimo condividendo film e musica. Jon viene accusato di spionaggio industriale, e rischia di passare due anni in galera. La scure della repressione controiprogrammi per accedereal contenuto dei dvdsi abbatte anche su altrepersone, che avevano semplicemente pubblicato su internet ilprogrammarealizzatoda Jon.Tragli imputatic’`e perfino genteche aveva inserito sullepropriepaginewebsolounlinkaunodeisitisuiquali erapresenteilprogramma “blasfemo” che aveva messoin discussionela sacralit`a dei Dvd. Non c’`e niente di meglio della censura per diffondere rapidamente un’informazione su internet,ela censuradi tuttiisiti che avevano un lega Elogio della pirateria me anche labileo indiretto conilprogrammadi Johansen scatenala fantasia dei pirati di tutto il mondo, che iniziano a stampare magliette con il codice “incriminato” da esibire in nome di uno dei principi fondamentali dell’etica hacker: “l’informazione vuole essere libera”. L’odissea di Jon Johansen, il videopirata ragazzino finito nel mirino dei big di Hollywood, si conclude il 22 dicembre2003 con l’assoluzione del pirata svedesepi` ufamoso di tutta l’era digitale, ma la vittoria di questa battaglia lascia comunqueapertalaguerra ideologicaeculturaleche contrapponeuomini ossessionati dal profitto a ragazzi ossessionati dalla sete di conoscenza, ancora abbastanza giovanie spavaldiper rivendicarelapropria libert`a di fronte alle minacce e alle intimidazioni di chi ha scordato che il cinema ` e una forma d’arte, e lo considera solamente una macchina per spremere soldi al prossimo. Anche a costo di mandare dietro le sbarre ragazzini che hanno avuto la “colpa” di essere pi ` u intelligenti dei pomposi ingegneri in doppiopettoe camice biancoche hanno intascato molti chilidi dollariperlo sviluppo delle “inattaccabili” protezioni messe a guardia dei Dvd. Da un po’ di tempo a questa parte, qualche pirata pi` u audace degli altri sta addirittura passando al contrattacco: Downhill Battle, una organizzazione che combatte la visione ideologica delle “major” del multimedia e promuove il libero scambio di musica tra gli utenti della rete, nel gennaio 2005 ha spedito calze piene di carbone alla Riaa1, la lobby dei discografici statunitensi,e alla Mpaa2, l’organizzazione che rappresentaibig del cinema hollywoodiano. Per sostenerele tecnologie peer-to-peer,che consentono lo scambio gratuito di musica e film “da pari a pari”, Downhill Battle si e` impegnata a spedire una calza piena di carbone per ogni 100 dollari di donazioni rivolteatre importantigruppi statunitensiche sostengonole libert`a civiliinrete: ElectronicFrontier Foundation, Public Knowledgee IPac. La Riaa ` e nota per le numerose azioni legali rivolte agli utenti di sistemi peer-to-peer deditiallo scambiosu internetdifile musicali,enelNewJersey qualcunoha pensatodi invertirei ruoli. Una donnaha citatoin giudiziola Riaaper l’abitudinedi trascinarein tribunalegli utenti dellareteproponendo in alternativa una specie di “accordo economico” che evita un processo in cambio di un sostanzioso risarcimento. Molti preferiscono pagare piuttosto che imbarcarsi in una avventura legale, e gli avvocati della donna, nel passare al contrattacco contro la Riaa, hanno sostenuto che le pressioni psicologiche esercitate dalla lobby dei discografici possono essere paragonabili ad alcune pratiche tipiche del crimine organizzato, e precisamente quelle descritte dalle leggi americane contro il racket e il pagamento del “pizzo”. 1Recording Industry Association of America. 2Motion Picture Association of America. Pirateria e cultura La pirateria di musica e video non ` e solo uno strumento di condivisione dell’arte, ma ` e anche un antidoto contro la censura e un potentissimo strumento di autodifesa contro la cancellazione del passato che si consuma quotidianamente sottoi nostri occhi. Chi si ricorda di Pippo che spara ai giapponesi,Topolino che maltratta ochee porcellini nel suo primo cartone animatodel 1928odiTaddeochesifa servireda uno schiavodi colore?La censuradi Hollywoodsi abbatte anche sui cartoni animati, dovei“reperti” scomodi o politicamente scorretti vengono lasciati morire su videocassette che tra trent’anni saranno ormai inservibili, mentre nel nuovo mondo digitale arrivano versioni corrette e ritoccate all’insaputa degli spettatori. La denuncia di questa “animazione revisionista” arriva dal divulgatore scientifico Paolo Attivissimo, che ha diffuso in rete dettagliate istruzioni per rintracciare le sequenze tagliate dei cartoni sottoposti a “pulizia”. “Negli anni ‘50 Hollywood era ancora profondamente razzista — spiega Attivissimo — ma ora sta cercando di far finta di non esserlo mai stata. Questo si chiama manipolare la storia”. Le leggi del Copyright non sono l’espressione di un diritto naturale dell’uomo, ma si sono trasformate nel corso degli anni in un vincolo posticcio manipolato ad arte dalle aziende per assicurarsi il massimo sfruttamento economico di opere dell’ingegno create da altri, anche a costo di danneggiarela collettivit`a con l’introduzionedi leggirepressive,o con l’intrusione nella privacy dei cittadini per determinarne abitudini, comportamenti e modalit`a di fruizione delle opere dell’ingegno. Se il copyright fosse un diritto naturale in vigore dall’alba dei tempi oggi il pianeta sarebbe governato dagli eredi degli inventori della ruota, che grazie allo sfruttamento economico della loro fondamentale scoperta avrebbero potuto acquistareidiritti di sfruttamento di tutte le altre invenzioni dell’uomo, cos`i come Michael Jackson ha fatto con le creazioni dei Beatles. Lo scopo originale del diritto d’autore era quello di promuovere la produzione di cultura e di opere dell’ingegno liberamente utilizzabili, concedendo agli autori il diritto esclusivo e limitato nel tempo di commercializzazione delle loro opere. In questo modo agli autori viene concesso un margine di vantaggio su altri produttori, che devono aspettare la scadenza del copyright per metterein commercio operedell’ingegnogi`a pubblicate da altri. Il termine “pirata” era inizialmente utilizzato per indicare le case editrici che stampavano edizioni non autorizzate dei libri, senza il consenso degli autori. L’accordo chiamato “copyright”, chein teoria dovrebberegolarei rapportitraicittadiniegli autoria beneficio della collettivit`a,per ottenere come risultato una maggioreproduzionedi artee cultura,in praticasi traduce in un sistema di vincoli a beneficio di alcune grandi compagnie e a danno Elogio della pirateria della cittadinanza. L’idea alla base di questo accordo `e semplice: icittadini, tramite apposite leggi, concedono agli autori una maggiore possibilit`a di guadagno che si traduce in una maggiore produzione creativa. Cessato questo intervallo di tempo, per`o, l’interesse culturale della collettivit`a, temporaneamente accantonato per garantire agli autori una maggiore autonomia produttiva, ritorna prioritario rispetto agli interessi economici dei singoli: le opere dell’ingegno vengono “liberate” per sempre, e chiunque pu` o utilizzarle, anchea scopi commerciali. “Guadagna dei soldi in esclusiva per un po’, ma poi lascia che il mondo usi liberamente le tue creazioni, e mettiti a produrre qualcosa di nuovo per guadagnareunaltropo’di soldi.Tutti potranno accederealletueopere,ma inizialmentetusarai l’unicochepotr`ausarleascopodilucro”. ` Equesto, in sintesi, il principio alla base del copyright, un accordo stravolto e trasformato in qualcosa di totalmente diverso quando le aziende si sono sostituite agli autori per lo sfruttamento economico delle opere di ingegno. Un approccio equilibratoal copyright dovrebbe punire solamentele copie non autorizzate fatte a scopo di lucro, per creare mercati paralleli destinati alla vendita delle opere dell’ingegno, e non il libero scambio di materiale per uso personale. La solidariet`epiu importante del a tra cittadini `` copyright,e quandoiprincipidel copyright vengono stravoltial puntoda risultare dannosi per una collettivit`a, che viene costretta a non aiutare il prossimo negando la condivisione delle opere dell’ingegno, questa collettivit`a deve avereil coraggiodi mettereda parteleregole del copyright per affermare le regole della civile convivenza, che vanno dal prestito di una tazza di zucchero al vicino di pianerottolo fino alla condivisione via internet di un brano musicale che ci `e particolarmente piaciuto con un amico che vive dall’altra parte del mondo. Le leggi del copyright, create per regolare un mercato fatto da pochi grandi editori, oggi hanno invaso perfino la sfera privata dei cittadini, e richiedono un notevole sforzo economico per controllare, reprimere e sanzionare tutte le copie non autorizzate. Pretendere di controllareicomportamenti individuali dei cittadini all’interno delle loro case ` e una pratica che danneggia tutta la collettivit`a: sarebbe come avere un sistema stradale che prevede il pagamento del pedaggio ad ogni semaforo. Fortunatamente, i cittadini hanno saputo inventare dei sistemi alternativi per pagareiservizi di chi costruisce le strade e ne cura la manutenzione, e si auspica che anche per la produzione di opere dell’ingegno qualcuno decida di introdurre dei meccanismi che possano affermarela coesistenza di due diritti: il diritto dell’autore ad essere l’unica persona che fino alla scadenza del copyright pu`o ricavare dei soldi dalle sue opere e il diritto dei cittadini alla copia privata senza scopo di lucro, che ` e una cosa ben diversa dalla concorrenza econo Pirateria e cultura mica agli autori fatta da persone che intascano soldi in modo illegittimo a danno di altri. Nella sua accezione originaria, la concessione agli autori di un copyright temporaneo sulle loro opere prevedeva che alla fine di un ragionevole intervallo di tempo qualunque opera sarebbe diventata un frammento della cultura universale liberamente accessibile e utilizzabile. Al principio il periodo concesso agli autori per trarre profitto dalle loro opere (e quindi produrnedi nuove conpi`a) erainferioreaitrent’anni, ma orasi e u facilit`` spinto,per quanto riguardaifilm, fino all’irragionevolerecorddi centoventi anni. Come dire che per cavare soldi da un’opera artistica una vita intera non``a esufficiente:civuolebenpiudiunsecolo,esolo allorailmondopotr` ricevere “in regalo” quella creazione artistica. Per il prolungamento indefinito della durata del copyright concesso agli autori,e svendutoda questi ultimi alle compagnie che controllanoiloro diritti,laWalt Disney Companyha giocatounruolo fondamentale. Nel 1998 Topolino stava per festeggiare il suo settantesimo compleanno, apprestandosia diventare una creazione artistica libera, che chiunque avrebbe potuto utilizzare a piacimento per confezionare autonomamente cartoni animati, fumetti e pupazzi ispirati al topo pi ` u famosodel mondo. Con la scadenza del copyright su Mickey Mouse un disegnatore thailandese avrebbe potuto creare un fumettoa casapropria anche senza essere assunto dallaWalt Disney,ei creativi africani avrebbero potuto sfornare film d’animazione su Topolino utilizzando il grande serbatoio narrativo della loro tradizioni anzich´ e storyboardconfezionatida autori statunitensie plasmatidalla cultura occidentale. Questa prospettiva era un sogno troppo grande (e troppo poco redditizio) per l’azienda che pretende di far sognare adulti e bambini di tutto il mondo, e cos`i il nostro caro Mickey Mouse, ad un passo dalla sua liberazione dopo 70 anni trascorsi nella gabbia del copyright, ` e stato nuovamente rinchiuso nelle casseforti dell’aziendadipap ` aWalt per altri 20 anni. La cattura del topo d’oro che stava per fuggire dalla gabbia ` e stata possibile grazie ad una legge statunitense del 1998, passata alla storia come “Mickey Mouse Copyright Extension Act”, un provvedimento che porta da 70a90anniiltempo limite concessoallaWaltDisney Companyperlosfruttamento economico del poveroTopolino. Ma90 anni non erano ancora abbastanza per l’ingordigia delle grandi case cinematografiche di Hollywood, che in seguito hanno provveduto ad esercitare la loro influenza per estendere finoa120 annila validit`adel copyrightsui film: una pellicolaprodotta oggi non sar`a libera prima del 2125, quando non sar`api` u una materia prima da cui trarre ispirazione per nuove creazioni, ma solamente un pezzo di archeologia cinematografica. Con tutta probabilit`a questo limite verr`a Elogio della pirateria ulteriormente ritoccato all’approssimarsi della nuova scadenza, ma a quel puntoilproblema sar`a lasciatoai posteri. Qual ` e stato il beneficio sociale di queste leggi retroattive? Nessuno, perch´eil copyright servireastimolarelaproduzione attualedi opere dell’ingegno, e non quella del 1920 che non pu`o essere modificata a ritroso, perch´e nessuno ha la bacchetta magica o la macchina del tempo che potrebbe farci modificarela quantit`adi filmo libriprodotti nel 1920. Questa estensione del copyright, `a senza e stata unicamente una cessione di libert ` nessuna contropartita. Afronte di un beneficio pari a zero, il costo sociale di questi provvedimenti ` e stato altissimo: chi rappresentai nostri interessi in Parlamento ha stabilito che il popolo italiano, senza ricevere niente in cambio,ha rinunciatoa utilizzare liberamenteper decenniilibrieifilmati prodotti negli anni ‘20. La canzone “Tanti auguri a te” (s`i, proprio quella che si canta davanti alle candeline accese) ` e stata pubblicata nel 1935, e oggi frutta ancora due milioni di dollari l’anno allaTimeWarner, che ne detieneidiritti di sfruttamento economico. L’ultima delle sorelle Hill che la scrissero `e morta nel 1946. Ha senso continuare a proibire l’utilizzo libero e gratuito di questa canzone nei film? a dell’informazione, Chi sonoi veri banditi della societ` i pirati d’arteedi cultura che scambiano musica, facendo pubblicit`a gratuitaagli artisti attraversoil passaparolatelematico,ogli squali dellaTime Warner,che scippano all’umanit`adue milionidi dollari l’annoper una canzone che non hannomai scritto? Chi sono davveroisoggetti socialmente pericolosi,i ragazzi che scambiano musica per passionee per esercitareil diritto naturale alla copia privata di cultura, o chi realizza avidamente per quasi un secolo profitti sproporzionati e ingiustificati sfruttando idee artistiche che non ha mai avuto? Qual `e la vera ingiustizia, scaricare dalla rete la musica dei Beatles, che ormaipu`o essere considerata parte integrante del patrimonio culturale dell’umanit ` a, oppure pagarla e dare dei soldi a Michael Jackson, che dopo aver comprato il diritto di sfruttare quella musica ha guadagnato denaro senza muovere un dito per canzoni che non ha mai scritto? Chi sono i veri fuorilegge, le persone che vogliono ascoltare piu` musica di quanta ne potranno mai comprare, oppure le aziende che hanno stravolto a loro beneficio le regole del copyright? Da quando mi sono affacciato per la prima volta sul mondo della comunicazione elettronica, io sto dalla parte dei pirati. Pratico senza dubbi o incertezze varie forme di pirateria culturale, a cominciare da quella che riguarda le opere del mio ingegno. In rete ho incontrato la passione del giornalismoe della scrittura,eho cominciatoa diffondere gratuitamentei miei lavori, senza mai considerarela lorolibera circolazione come una violazionedelmio “diritto d’autore”o come una bestemmia controla “sacralit`a” Pirateria e cultura del copyright, perch´eho sempre consideratopi` u importantiidiritti dei lettoriela sacralit`a della cultura, eho sempre pensato chela copia dei miei lavori fosse un grande regalo che mi facevano tutti coloro che sceglievano di leggere, inoltrare, riprodurree pubblicareimiei scritti anzich´e quellidi qualcun altro. Oggi riesco a vivacchiare con quello che scrivo, e anche se non faccio incassi miliardari conimiei libri non sentoil bisognodi mandare in galerairagazzini che scaricano le mie opere attraversoicircuiti peer-topeer. In questo preciso momento il mio client eMule segnala la presenza di 25 utenti che hanno nel loro computer uno dei miei libri, e questo mi riempie di gioia, mentre qualcun altro al mio posto vorrebbe chiamare il 113 per denunciareipiratiche leggono gratis.Io inveceli benedicoeli ringraziodi esistere, anchee soprattutto quando leggonoimiei libri. Ho avuto il grande privilegio di pubblicare nel 1999 “Italian Crackdown”, il primo libro italiano diffuso con una licenza di libero utilizzo che ne ha permesso la pubblicazione in rete sin dal primo giorno di presenza in libreria,eancheleparolechestaileggendoinquestopreciso momentosono liberedi viaggiareediriprodursi all’infinito, trasformandosiin segnali elettronici che viaggiano in rete o all’interno di una fotocopiatrice, per portare queste idee molto pi `a di dove arriverebbero con le restrizioni a cui ci u inl` hanno tradizionalmente abituati gli editori avidi. In tutto questo percorso, non ho mai smesso di credere che il valore dei miei scritti e di qualunque altra opera del mio ingegno non ha nulla a che vedere con chi vorrebbeaffermareil doveredi controllare, sanzionaree carcerare chi mi legge senza pagarmi. Spero che in futuro ci siano sempre pi u` scrittori,registie musicisti che avranno il coraggiodi aprireiloro cassetti per far parte dell’intelligenza collettiva della rete, dove quello che si riceve da milioni di utenti trasformati in una grande famiglia solidale di pirati e` infinitamente maggioredi quello chesi potr`a mai donarein tutta una vita. Elogio della pirateria CAPITOLOIV Ciber-Pirati “Ogni societ`a ha bisogno di incoraggiare lo spirito di cooperazione volontariatraicittadini. Quandoipadronidel softwareci raccontanoche aiutare il prossimo in un modo naturale ` e ‘pirateria’, stanno contaminandoil senso civico della nostra societ`a.[...]Seun amicoti chiededi copiare unprogramma, `aepi`u e sbagliato rifiutare, perch´e la solidariet`` importantedel copyright.[...]In Unione Sovieticaogni fotocopiatrice era sorvegliata da una guardia che impediva di effettuare copie proibite: le ragioni di questo controllo delle informazioni erano politiche, negli Stati Uniti, invece, riguardano il profitto”. [RichardMatthew Stallman, programmatore e fondatore della Free Software Foundation] “Io sono un hacker: entrate nel mio mondo. Avete mai guardato che cosa c’`e dentro gli occhi di un hacker, voi con la vostra mente pretecnologica e la vostra psicologia da due soldi? Visiete mai chiesti quali sono le forze che danno forma alla mia vita? Ora questo mondo ` e nostro, ed `e il mondo degli elettroni e dei circuiti, dominato dalla bellezza delle reti. Noi esploriamo le frontiere della conoscenza e voi ci chiamate criminali. Siamo una comunit`a che esistea dispetto delle differenze razziali, della nazionalit`ae dellereligioni,e voi continuate a chiamarci criminali. Siete voi quelli che costruiscono bombe atomiche, che dichiarano guerraad altri paesi, sietevoiche uccidete, imbrogliate,ci mentiteeprovate a convincerci che lo fate per il nostro bene, ma alla finei criminali siamo noi. Si, io sono un criminale, e il mio crimine `a. Il mio crimine e la curiosit` Elogio della pirateria `e quello di giudicare le persone per quello che dicono e pensano, e non per le loro apparenze. Il mio crimine e quello di essere pi`` u intelligente di voi, e questo non me lo perdonerete mai. Io sono un hacker, `e il mio e questo ` manifesto. Potete fermarci individualmente, ma non potrete mai fermarci tutt`i”. Queste parole, scritte in inglese e tradotte nelle pi ` u svariate lingue del mondo, riecheggiano nel ciberspazio dall’8 gennaio1986, quando un misterioso piratadel software noto come “The Mentor”affidaal popolo dellereti un “Manifesto Hacker” che diventala carta d’identit`a della generazionedi pionieri telematicichehapopolatole comunit`avirtualideglianni‘80,determinandone abitudini, codici moralieregole sociali ben prima cheipolitici e gli uomini d’affari iniziassero a dettare legge nell’infosfera delle reti nata all’insegna della cultura libertaria. L’hacking e le pratiche di libero scambio dei programmi bollate come “pirateria informatica” non hanno niente a che vedere con azioni criminali o con altre pratiche antisociali, ma sono dei meccanismi virtuosi di sviluppo culturale e tecnologico caratterizzati da una particolare attitudine versola conoscenza, una curiosit`ae una setedi sapere lasciateineredit`a dalle controculture degli anni ‘60 nate all’interno dei campus universitari statunitensi. Pi` u in generale l’etica hacker, lo spirito che anima l’informazione libertaria, `e nata ancora prima dei calcolatori elettronici, e si `e manifestata in tutti gli episodi della storia umana in cui gli individui hanno deciso che la conoscenza in grado di rivoluzionare il mondo era pi ` u importante delle regole stabilite per mantenere lo status quo. Le consuetudini di condivisione del software che negli anni ‘60 sono state praticate della prima comunit`a di hacker del Massachusetts Institute of Technology, sono un fenomeno sociologico e culturale che ha consentito lo sviluppo della moderna scienza informatica e la nascita dei personal computer.L’etica hacker sviluppata nei laboratori del MIT `eil fondamento culturale e filosofico di una nuova generazione di artisti e scienziati, che sviluppanoil loro talentoele loro potenzialit ` a attraverso la condivisione della conoscenza, la libert`a di accesso alle informazioni, la libert`a di copia, di analisi e di modifica del software. Nella lingua inglese il verbo “to hack” significa letteralmente “fare a pezzi”, “tagliare”, “smontare”. Chi di noi non ha mai provato da bambino a smontare il ferro da stiro o qualche altro apparecchio? Qualcuno ha la fortuna di rimanere bambino anche con il passare degli anni, resistendo ad un sistema che cerca in tuttii modi di spegnere la sete di conoscenza trasformandola in un meccanico nozionismo. Questa gioiosa curiosit`a `e la molla principale che spinge gli hacker di Ciber-Pirati tuttoilmondoa smontareil software,cercandodicapirecome funzionaper migliorarlo e modificarlo in base alle proprie esigenze, a smontare la cultura, l’informazione l’economia per capireimeccanismi chele governano, a smontare le regole sociali per riscriverle secondo criteri di logica, efficienza, creativit`a, bellezzae genialit`a che spesso mandano all’aria tradizioni e consuetudini. Essere un hacker, oggi come negli anni ‘60, significa appartenere ad una comunit` a di persone che condivide il gusto di risolvere problemi per divertimento, applicando la propria intelligenza a qualunque problema logico, meccanico o filosofico, con uno spirito leggero che considera il gioco come ` una cosa molto seria. E questa la differenza tra un hacker e un semplice programmatore: ilprimo crea software per divertimento e con passione, il secondo produce programmi per contratto, soltanto a pagamento, e con la fredda meccanicit`adiun impiegatoche non epiuingradodi appassionarsi `` a quello che fa. Gli hacker non sono guidatiinci` o che fanno da un interesse economico, ma usanoicomputer come uno strumento per l’espressione liberae creati- va della loro mente. Rincorrendo soluzioni sempre pi ` u efficaci a problemi sempre pi ` u complessi, gli hacker migliorano continuamente circuiti elettronici e programmi, accettando nuove sfide intellettuali per il puro gusto di vincerle. Un hacker ` e una persona che non vuole solo risolvere un problema, ma sente il bisogno di sottometterlo alla propria intelligenza. Non basta trovareuna soluzione qualunque: bisognatrovarela soluzionepi` uelegante, semplicee brillanteal tempo stesso. Tutto comincia in un giorno di maggio del 1962, quando un gruppo di hacker cambia la storia del pianeta e tiene a battesimo il primo videogioco della storia, presentato in occasione dell’annuale festa del Massachusetts Institute ofTechnology. Steve Russell e altri hacker del laboratorio di Intelligenza Artificiale (Ai Lab) danno in pasto ai circuiti del loro calcolatore PDP-1 un nastro di carta con ventisette pagine di linguaggio assembly, installano uno schermo extra — inrealt ` aun gigantesco oscilloscopio—eper tuttoilgiorno stupisconoun pubblicoincreduloestupitochesi accalca intornoallo schermoperguardare due navi spaziali che cercano di colpirsi a vicenda, cercando di contrastare l’attrazione del sole ed evitando al tempo stesso le collisioni con altri ` corpi celesti. E il battesimo di “Spacewar”, il capostipite dei videogiochi elettronici. La “palestra di allenamento” degli appassionati di informatica del Mit ` e ilTech Model Railroad Club, dove gli amanti dei trenini elettrici, per far funzionare i loro modellini, imparano a destreggiarsi tra relais e circuiti. Con l’arrivo al laboratorio di intelligenza artificiale del Pdp-1 l’amore per Elogio della pirateria itrenini cede il posto ad una nuova, grande passione: la programmazione dei mainframes, i primi mastodontici calcolatori apparsi durante gli anni ‘60 nelle universit` a e nei centri di ricerca. All’interno del Mit, il laboratorio di Intelligenza Artificiale guidato da Marvin Minsky e John McCarthy diventa la culla dei primi hacker, individui legati da una passione comune per il cibo cinese, la fantascienza, la libert`a dell’informazioneeicomputer.Oggilastampaele multinazionalidel software associano al termine “hacker” attivit ` a criminali o sovversive, ma nella sua accezione originale questo appellativo ` e stato coniato all’interno del Mit per indicare appassionati di matematica, logica ed elettronica capaci di penetrare nel cuore delle nuove tecnologie dell’informazione, persone in gradodi usare allo stesso tempoil saldatore, l’oscilloscopioeilinguaggi di programmazione di alto livello per trovare soluzioni eleganti ed efficaci periloroprogrammi,inunagara continuaper riscriverelo stesso algoritmo utilizzando una riga di codice in meno. In questo ambiente creativo e libero vengono sviluppate tecniche informatiche e programmi che ancora oggi sono correntemente utilizzati. Ogni hacker del Mit usava il codice degli altri come punto di partenza per una continua rincorsaal miglioramento del software,e incarcerareiprogrammi nella gabbia del copyright ` e una possibilit`a che non viene nemmeno presa in considerazione. Un “buon hackeraggio” per essere tale deve essere libero. Ogni programma realizzato ` e aperto ai miglioramenti degli altri, in un processo di perfezionamento continuo e collettivo di tutte le creazioni dalla prima comunit` a hacker. La vera eredit`a dei ragazzi del Mit ` e la cosiddetta “etica hacker”, una serie di norme non scritte che si sviluppano tra loro in maniera spontanea e naturale: 1.L’accessoai computer —ea tuttoci`ochepu`o insegnarti qualcosasu come funzionail mondo — dev’essere totalee illimitato.L’imperativo ` e “metterci su le mani”! 2. Tutta l’informazione deve essere libera. 3. Dubita dell’autorita`— promuovi il decentramento. 4. Gli hacker dovranno essere giudicati per ci`o che fanno, e non sulla basedi falsi criteri quali ceto,et`a, razzao posizione sociale. 5. Con un computer puoi creare arte e bellezza. 6. Icomputer possono cambiare la tua vita in meglio. Ciber-Pirati Anche “Spacewar” viene distribuito liberamentee gratuitamente come tutte le opere dell’ingegno nate all’ombra dell’etica hacker, e in poco tempo sidiffondea macchia d’olioin tuttiicentri universitari americani.Ilproduttore dei calcolatori Pdp, la Digital Equipment Corporation, decide di inserire Spacewar in ogni singola macchina venduta, contribuendo ulteriormente alla sua popolarit`a. Oggi, api ` u di quarant’anni di distanza dalle prime imprese della comunita hacker del Mit, l’informatica `non `` e piu una forma d’arte liberamente praticata all’interno delle universit`a perilprogresso del genere umano,esi ` e trasformatainunagallinadalleuovad’oroingabbiataesfruttatadaaziende con pochi scrupoli. La gioia creativa dei primi programmatori ha ceduto ilpassoaduncupo scenariodovegli utentiei creatividel software sono entrambi oppressi, anche se in modo diverso, per assecondare la logica del profitto. L’ultimo dei pionieri ` e Richard Matthew Stallman, un hacker del Mit che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’informatica introducendo una distinzione tra il “software libero”, che permette di ottenere il massimo beneficioperla societ`a,eil “softwareproprietario”,progettatoper garantire il massimo profitto alle aziende che lo commerciano. Per essere libero,unprogramma deve garantirea chiunquela libert`adi utilizzo,la libert`adi poter guardare com’`e fattoedi poterlo adattare alle proprie esigenze,la libert`adi aiutareilprossimo distribuendo copiediquel programma,la libert`adi migliorareilprogramma mettendoa disposizione di chiunque le versioni modificate. Lostrumento escogitatoda Stallmanper garantirela libert`adel software ` eil cosiddetto “copyleft”,un ribaltamentodel copyright doveidirittichela legge riconosce agli autori dei programmi informatici non vengono utilizzati per limitarele libert`a degli utenti, ma per ottenereil massimo beneficio sociale dalla circolazione del programma. Il principio del copyleft ` e quello di trasmettere in modo “ereditario” la libert`a del software, facendo in modo che anche le versioni modificate di un programma offrano agli utenti la stessa libert ` a della versione originale. Il tutto avviene attraverso una licenza d’uso chiamata GPL (General Public License), utilizzata tra l’altro anche per la distribuzione del sistema operativo GNU/Linux. Nell’ottobre 1985 Stallman ha dato vita alla “Free Software Foundation” (Fondazione del software libero), dove tuttora `a per difendere la e in attivit` libert` a del software(e dei cittadini chelo usano) secondoiprincipidi libera condivisione nati all’interno della prima comunit`a hacker del MIT. La distribuzione gratuita del software libero `e una minaccia per chi si guadagna la vita scrivendo programmi? Molti pensano di no, e vedono nel free software una opportunit`a di guadagno peri programmatori indi Elogio della pirateria pendenti che possono liberarsi dal controllo delle aziende, utilizzando la rete come canale di distribuzione dei propri programmi per vendere servizi di consulenza e di adattamento del software alle particolari esigenze di un cliente. Ho conosciuto “Elettrico” per caso, in rete. Ovviamente questo non e` il suo vero nome, bens`iun “nickname”, un nomignolo con cui molti cittadini del ciberspazio scelgono di abbandonare la propria identit`a anagrafi ` ca per costruirne una nuova in rete. Elui che mi ha spiegato che la legge italiana sul diritto d’autore riconosce ai colossi dell’informaticai diritti di sfruttamento economico dei programmi scritti dai loro dipendenti, che in questo modo perdono il controllo sulle opere del loro ingegno. La storia di “Elettrico” ` e quella di un programmatore che attraverso anni di lavoro subordinato ha maturato una visione del mondo dell’informatica certamente non convenzionale, secondo la quale l’applicazione da parte delle aziende del cosiddetto “diritto d’autore”, non va solamenteadanno degli utenti, ma penalizza in primis gli stessi autori dei programmi. Iraccontidi Elettricorelativi alle esperienze vissutein una casadiproduzione del software italiana hanno dell’incredibile, e le condizioni di lavoro a cui era sottoposto sembrano una sapiente miscela degli incubi di George Orwell e Carlo Marx, un misto di sfruttamento e intrusione nella privacy dei lavoratori: Lavorai sodo, mi capit`o anche di fermarmi fino a mezzanotte. Alla fine del mese mi accorsi che in busta non c’erano straordinari. Alle mie domande mi venne risposto: “noi gli straordinari li convertiamo in ore di permesso retribuito”. Senza chiedere, ovviamente, il mio parere. Ebbi la seconda sorpresa quando venni ripreso per un “assiduo scambio di mail con la segretaria”. In realt`a l’assiduo scambiosi limitavaadue,tremailal giorno,in cui ci si diceva “ciao, come stai”, le solite cose insomma, ci stavamo simpatici ed essendo in uffici diversi ci si parlava cos`i. Di fatto mi venne intimato di non usare la posta interna per gli affari miei, e cos`ifeci. Nessuno riusc`ia capire come facesse il nostro capo a conoscere il contenuto della nostra posta elettronica. Anche la segretaria venne ripresa, arrivando addirittura chiederle di che tipo fosse la nostra relazione, con evidente fastidio riguardoal fatto cheidipendenti potessero instaurare rapportidi qualsiasi genere all’interno dell’azienda. Un giorno poi, quando arrivai la mattina, non trovai pi ` u la “rastrelliera” con la cartolina da timbrare. La timbratrice c’era ma, mi fu ordinato, da quel Ciber-Pirati momento la cartolina avrei dovuto tenerla in tasca e portarmela a casa. La sicurezza in azienda era un altro tasto dolente. Un rapido elenco potrebbe partire da cavi di terra collegati alle tubature dell’acqua fino ad arrivare alle ciabatte aperte,i cavi schiacciati fra le porte, la LAN aggrovigliata ai cavi elettrici (passava dentrole stesse canalineeprese!),i circa 100 volt misurati sui cavi di rete, allungati con collegamenti volanti fatti con pezzi di nastro isolante,ecos`ivia.Si lavoravainquesta situazione,eguaia lamentarsi. Io sono uno sviluppatore, cio` e uno di quelli che teoricamente perderebbero il lavoro se tutti copiassero il software. Premesso che non credo che una cosa simile potrebbe accadere, faccio alcune considerazioni: quando ho iniziato a lavorare venivo pagato 1.400.000lire netteal mese. Sfogliandoicontrattichelamia azienda stipulava conle dittea cui fornivaiprogrammi scoprii che essa percepiva circa 700.000 nette per ogni mio giorno lavorativo. Nel momento in cui ho un’idea per risolvereun problema e la applico in un progetto della mia azienda ne perdo immediatamentela“propriet`a”, quella che tuttiicari signori della Bsae delle compagnie informatiche dicono di voler tutelare. Il fatto che siano state brevettate delle procedure informatiche estremamente stupide (come, ad esempio, quelle necessarie per visualizzare una finestra) ` e un fatto assurdo. Questo vuol dire che se io, in un software scritto da me, scrivo una procedura similea quellegi`abrevettate, facendomi venire un’idea che qualcun altrohagi`a messo sottobrevetto, sto commettendo una grave violazione e sono perseguibile a norma di legge. ` E evidente che le leggi sul copyright in generale, e quelle sul software in particolare, mirano a proteggere le grandi aziende produttrici, non certo il programmatore solitario che decide di scrivere un buon software e venderlo ad un prezzo ragionevole per ricavarne qualcosa. Mi sembra perci`o assurdo parlaredi qualcosadi“rubato” quando si parla di software copiato per uso personale. Il problema e` che il verofurto lo compie chi paga qualcuno il 6% del ricavo che fa entrare in azienda; il vero furto ` e quello che mi impedisce di usare nei miei programmi una routine inventata da me solo perch´e l’ho ideata per unprodotto della mia azienda;il vero furto e` Elogio della pirateria assumere delle persone, farle sgobbare e sottopagarle per fargli convertireipropri software nellepi ` u varie lingue del mondo, e poi vendere centinaia di migliaia di copie di quei programmi. La piaga dei brevetti sul software, che condiziona il lavoro di “Elettrico” e di migliaia di programmatori indipendenti in tutto il mondo ha raggiunto negli ultimi anni proporzioni grottesche: il 21 febbraio 1997 Bill Gates ha vinto il premio per il “peggior brevetto software dell’anno”, relativo al brevetto numero 5.552.982, che corrisponde a un “metodo e sistema per l’elaborazione di campi in un programma di elaborazione dei documenti”, praticamente una tecnica per associare il testo di una lettera ad un numero qualsiasi di indirizzi a cui spedire la stessa missiva. Un sistema, insomma, gi`a incluso in un numero vastissimo di programmi per l’elaborazione dei testi attualmente in commercio. Questopremioin negativo vuole denunciarela facilit ` a con cui vengono rilasciati brevetti negli Usa, soprattutto nel settore dell’informatica, dovei piccoli sviluppatoridi software sono costrettia lavorare camminandosuun campo minato fatto da centinaia di migliaia di brevetti, il pi ` u delle volte relativiad algoritmidibaseea tecnichecheormai sono patrimonio comune di tuttiiprogrammatori. La reinvenzione indipendente ` e la norma nell’ambito della programmazione, e di conseguenza `a di dover sostenere delle e molto altalaprobabilit` spese giudiziarie semplicemente per averreinventato una tecnicagi ` a brevettata. Solo grandi aziende dotate di uffici legali specializzati possono affrontarele trappole deibrevetti,e nullaproteggeiprogrammatori indipendenti dall’uso accidentale di una tecnica brevettata, e quindi dall’essere citati in giudizio per questo motivo. Anche nel vecchio continente lo scenario relativo ai brevetti software sembra destinato ad una evoluzione (o meglio ad una involuzione) che riproporrebbe in chiave europea gli stessi problemi e le stesse limitazioni che negli Stati Uniti hanno praticamente immobilizzatoiprogrammatori indipendenti a tutto vantaggio dei grandi potentati informatici. Un’operazione del genere, tradotta dall’informatica alla letteratura, sarebbe equivalente alla concessione di brevetti su alcune frasi di uso corrente. Scrivere “Ciao, come stai?” in un libro o in una rivista diventerebbe un’operazione accessibilesoloagrandigruppi editorialiche possono permettersidi assumereuna stafflegaleper controllareche quella semplice frase nonsiagi`a statabrevettata da qualcun altro, ed eventualmente pagare profumatamente il diritto di utilizzo della frase. La battaglia legale contro l’introduzione dellabrevettabilit`adel software a livello europeo ` e ancora aperta: il 21 dicembre 2004 il governo della Polonia ha impedito che il Consiglio dell’Unione Europea raggiungesse una Ciber-Pirati linea comune sulla questione. Alcuni traipi ` u noti esponenti europei della comunit`a informatica (tra cui LinusTorvalds, MontyWidenius e Rasmus Lerdorf) avevano dichiarato pubblicamente che la proposta del Consiglio era “deludente, pericolosa,e democraticamente illegittima”,e Wlodzimierz Marcinski,il ministropolacco della scienzae dell’informazione,difrontealla pesantezza di queste affermazioni ` e volato personalmenteaBruxellesper scongiurare all’ultimo minuto il raggiungimento di un accordo. Nel frattempo Ibm ha “liberato” 500 brevetti software, ceduti per uso gratuito alla comunit`a del software libero. La rinuncia ` e stata facile, dal momento che nel solo 2004 l’ufficio brevetti Usa ha concesso a Ibm 3.249 brevetti, e per il dodicesimo anno consecutivo l’azienda si colloca saldamente in testa alla classifica americana dei “brevettatori”. Seleregole sullabrevettabilit`a del softwarein vigore negli Usa venissero estese non solo all’Europa, ma anche al resto del mondo, questa operazione condotta in nome dei sacri principi di giustizia che molti associano all’idea di brevetto si trasformerebbe in una subdola e violenta forma di colonizzazione digitale nei confronti dei paesi impoveriti. Infatti la stragrande maggioranza dei brevetti software `e stata registrata da aziende statunitensi, che potrebbero obbligareiprogrammatori del sud del mondoa pagare un “pizzo” per scrivere nuovi programmi, per il semplice fatto di aver utilizzato semplicissime tecniche di programmazione, magari reinventandole da zero, senza accorgersi che queste tecniche erano stategi`abrevettateda qualcun altro: una vera e propria “tassa sulle idee”. Per quanto riguarda il diritto alla libera copia del software, la lotta dei ciber-pirati contro le leggi repressive dettate al Parlamento italiano dalle lobby del software e dell’intrattenimento ha una storia che viene da lontano. Dieci anni fa la compressione MP3 dei file sonori era ancora un lontano miraggio, e diffondere musica su internet era pressoch´e impossibile. Aquel tempo il “crimine telematico” per eccellenza non era lo scambio di musica ma addirittura la “detenzione di modem”: a che serve un modem — si chiedevano giornalisti e magistrati — se uno non ha loschi traffici da gestire, guerre termonucleari da scatenare o messaggi segreti da scambiare? Nel maggio 1994 la terribile equazione che associava la comunicazione elettronica alle attivit`a illegalisi trasformada “semplice” deficit culturalein un vero e proprio teorema giudiziario, che ha scatenato l’ira funesta della Guardia di Finanza su centinaia di persone “colpevoli” di aver gestito un Bulletin BoardSystem, una di quelle “bacheche elettroniche” caserecce che oggi sembrano preistoria informatica. Prima di essere “sorpassate” dal boom di internet, le bacheche elettroniche gestite da privati, e basate su regole ferree che non consentivano il transito di messaggi pubblicitari, sono state la palestra sulla quale si `e Elogio della pirateria formata una generazione di “utenti consapevoli”, che ancora oggi cercano di resistere allo “zapping telematico” orchestrato in rete dai giganti delle telecomunicazionie dell’intrattenimento. Nel 1992 una pesantissima azione di lobby della Bsa (Business Software Alliance), la “santa alleanza” dei produttori di software, era riuscita a far approvare delle modifiche alla legge sul diritto d’autore per introdurre una distinzione traiprogrammi informaticiele altreoperedell’ingegno, sanzionando col carcere la copia di software “a scopo di lucro”, mentre altri tipi di copia continuavano ad essere perfettamente legali se effettuati per uso personalee senza finalit`a commerciali. ` E dall’applicazione distorta di questa “legge su misura” che due anni pi`` u tardi nasce l’operazione “Hardware I”, la piu grande azione di polizia informatica della storia, passata alla storia con il nome di “Italian Crackdown1”. Dalla procura di Pesaro partono 173 decreti di perquisizione, che attivano 63 reparti della Guardia di Finanza per una serie di sequestri a tappeto: oltre a 111.041 floppy disk, 160 computer, 83 modem, 92 Cd, 298 streamere198 cartucceperilbackupdeidativengono sequestratianche“reperti” totalmente inutili per lo svolgimento delle indagini: riviste, appunti, prese elettriche, monitor, stampanti, tappetini per il mouse, contenitori di plastica per dischetti, kit elettronici della Scuola Radio Elettra scambiati per apparecchiature di spionaggio. Si arriva a sequestrare un’intera stanza del computer, sigillata dalla finanza nel timore che a partire da quella stanzetta qualcuno potesse innescare la terza guerra mondiale. Molti scelgono di patteggiare, anche se consapevoli di non aver fatto nulla di illecito. Altri ne fanno una questione di principio e vanno fino in fondo, come Giovanni Pugliese, uno dei fondatori dell’Associazione PeaceLink, che viene pienamente scagionato nel 2000 dopo un calvario giudiziario durato sei anni. Dopo quell’episodio l’azione di lobby realizzata dalla Bsa (e da Microsoft, che la finanzia) diventa pi ` u sottile e impercettibile, ma non meno devastante. Il 26 novembre 1996 la pretura circondariale di Cagliari dichiara in una storica sentenza che copiare software non ` e semprereato.La partein causa ` e una ditta privata che installa lo stesso programma su tre computer differenti.Il giudice spiegacheil fatto non costituiscereatoperch´ec’`e una differenzatralucroeprofitto,elalegge puniscesololacopia fattaperlucro, per guadagnare dei soldi, e non quella fatta con profitto, risparmiando sul mancato acquisto di un software. 1Una dettagliata ricostruzione dell’operazione “HardwareI” `econtenuta in C. Gubitosa, “Italian Crackdown”, Apogeo Editore 1999. Il libro ` e disponibile ancheinrete all’indirizzo http://www.apogeonline.com/ebook/90017/scheda Ciber-Pirati A questo punto, con la legge 248/2000 un nuovo “ritocco” alla legge 633/41 sul diritto d’autore sostituisce magicamente le parole “a scopo di lucro”con“pertrarreprofitto”,edallasede centralediBsapartono immediatamenteifax intimidatori con cuisi avvertonole aziende del nuovo cambio di regole. Questa ennesima “blindatura” del diritto d’autore sul software riesce a introdurreperlacopiadi softwarepene similiaquelleper omicidio colposo, e chi copia un programma per uso personale viene trattato allo stesso modo di chi ne fa migliaia di copie per rivenderle sul “mercato nero” dell’informatica. Mac’`e ancora un buco: per quanto riguardala copiadi musicae di video, la legge 248/2000 introduce una distinzione, e punisce la copia di filme canzoni solose vieneeffettuata“per uso non personale”e“a scopodi lucro”. Questoresiduo spaziodi libert`a non duraa lungo,e l’azione lobbistica dei colossi dell’intrattenimento spingeigoverni verso la criminalizzazione di qualsiasi copia di opere dell’ingegno: nel 2001 l’Unione Europea approva la Eucd, la direttiva europea sul Copyright recepita in Italia con il decreto legislativo n. 68 del9aprile 2003. Il diritto naturale alla copia personale delle operedell’ingegno, che ` euna declinazione del diritto allo studio e alla cultura, non ` e facilmente cancellabile,e ancheil decreto cherecepiscela Eucd lascia aperta una possibilit`adi scambio culturaletraicittadini,dal momentoche consentela“riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi su qualsiasi supporto, effettuata da una persona fisica per uso esclusivamente personale, purch ´ e senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali”. L’inghippo ` e che scattano comunque le manette se questa copia viene realizzata aggirandoimeccanismi tecnologici inseritiaprotezione dei contenuti, che ormai sonopresentiin tuttiiCde Dvd. Chi aggira un sistema di protezione per condividere musica e fare un regalo di compleanno alla nonna rischia gli stessi anni di galera di chi aggira le stesse protezioni per ` rivendere migliaia di copie di quel Cd su mercati clandestini e illegali. E come se l’ingiuria e la strage venissero punite allo stesso modo, entrambe ricondotte ad un medesimo comportamento criminoso descritto con il nome genericoe fumosodi “pirateria”. L’ultimo pastrocchio legislativo` e arrivato con il famigerato “Decreto Urbani”,checambiapoconella sostanzagiuridicamahaseminatogi`ailpanico nel grande pubblico dellarete. Da una parteiconsumatori vengono spinti dalle compagnie telefoniche verso abbonamenti Adsl che allettano gli utenti conla possibilit`adi scaricare “videoe musica”, dall’altraicittadinisi scontranoconlelobbychevogliono bollarequesta azione comeunreatopenale, indipendentemente dal tipo di materiale scaricato (vado in galera anche se Elogio della pirateria scarico il filmino della prima comunione di mio nipote?) e dall’uso personale o mercantile che ne viene fatto (scarico per ascoltare o per rivendere?) Il bello di questo decreto ` echeisuoi estensorine hannopromessolarevisioneancoraprimache venisseapprovato.Qual`elaforzachepu`ospingere un ministro ad approvare una legge scritta male per sua stessa ammissione, e che oggi, nonostante le successive “pezze” legislative nessuno sa ancora interpretare in modo chiaro e univoco? Per capire l’entit` a di questa forza basta conoscere il pensiero di combatte da pi` u di un decennio contro chi ha sequestrato l’arte e la cultura per trasformarleinun ricco mercatoe criminalizzare chiunque non voglia piegarsi alle regole delle grandi lobby del software e dell’intrattenimento. L’8 febbraio 1996 John Perry Barlow, paroliere del gruppo “cult” Grateful Dead e fondatore della “Electronic Frontier Foundation” scrive un altro testo fondamentale nella storia della comunicazione elettronica: una “Dichiarazionedi Indipendenza del Ciberspazio” che oggi,a quasidieci anni di distanza, e pi`` u attuale che mai. In questo manifesto tecnolibertario Barlow rinnega l’autorit`a dei governi mondiali sulla comunit`adei piratidi tuttoil mondo,e dichiara solennemente che il Ciberspazio, definito dallo stesso Barlow come “il luogo dove si trovano due persone quando fanno una telefonata”, ` e una specie di “Tortuga” elettronica doveipiratiein generale tuttiiliberi utenti dellereti danno valore solamentealleregole chele comunit`aproducono spontaneamenteal loro interno, ben diverse dalle leggi posticce applicate dall’alto per irreggimentare fenomeni che sfuggono alla comprensione dei governanti. Ecco lo storicoproclamadi libert`a nato dalla tastieradi John Perry Barlow: Governi del mondo industrializzato, altezzosi giganti di carne e acciaio, io vengo dal Ciberspazio, la nuova casa della Mente. A nomedel futuro,vichiedodi lasciarciin pace. Non sieteibenvenuti tra noi. Non avete alcun potere nel luogo dove ci riuniamo. Noi non abbiamo eletto alcun governon´elo faremo, quindimi rivolgoavoiconlasola autorit`aconcuiparlasemprela libert`a. Io dichiaro lo spazio sociale globale che stiamo costruendo come naturalmente indipendente dalle tirannie che vorreste imporci. Voi non aveteil diritto moraledi governarcin´e possedete strumenti repressivi in grado di farci davvero paura. Ogni Governo basa il proprio potere sul consenso dei governati. Voi non avete sollecitaton´e ricevutoil nostro. Nonvi abbiamo invitato. Non ci conoscete, n´e conosceteil nostro mondo. Il Ciberspazio non rientra nei vostri confini. Non crediate di poterlo costruire, perch´eeunprogetto pubblico.Noncelafarete. ` `Eun prodotto della Ciber-Pirati natura e cresce da solo tramite le nostre azioni collettive. Non avete mai partecipato alle nostre conversazionie raduni,n´e avete creato la ricchezza dei nostri mercati. Non sapete nulla della nostra moraleo dei codici non scritti chegi`a danno alla nostra societ`apiu ordine di quanto possa mai ottenersi con le vostre ` imposizioni. Sostenete che tra noi esistano dei problemi che voi dovete risolvere. State usando questa scusa per invadere i nostri territori. Molti di tali problemi neanche esistono. Dove ci sono veri conflitti e comportamenti errati li isoleremo e risolveremo a modo nostro. Stiamo preparando un nostro Contratto Sociale. Un accordo che nascer ` a secondo le regole del nostro mondo, non secondo le vostre. Il nostro `e un mondo diverso. Il Ciberspazio consiste di transazioni, relazioni e pensieri, sistemati come un’alta marea nella ragnatela della comunicazione. Il nostro mondo `ma non e sia ovunque che da nessuna parte, si troval`a dove vivonoi corpi. Stiamo creando un mondo dove tutti possano entrare senza privilegiopregiudizi assegnatida razza, potere economico, grado militare o luogo di nascita. Stiamo creando un mondo dove chiunque possa esprimere il proprio pensiero, non importa quanto strano, senza paura d’essere forzato al silenzio o alla conformit`a generale. I vostri concetti legalidipropriet`a, espressione, identit`a, movimento e contesto non possono essere applicatia noi.Tali concettisi fondano sulla materia,equila materia non esiste.Le nostreidentit`a non hanno corpi, quindi, al contrario di voi, non possiamo accettare ordini imposti con la forza fisica. Riteniamo che il nostro autogoverno possa basarsi su codici di comportamento, illuminato autointeresse, condivisionedi beni.Enon possiamo accettarele soluzioni che state cercando d’imporci.[...] Nel nostro mondo ogni sentimento ed espressione d’umanit`a, dal degradante all’angelico, fanno parte di un tutt’uno indefinito, la conversazione globale dei bit. Non ` e possibile separare l’aria che strozza da quella su cui batte l’ala in volo. In Cina, Germania, Francia, Russia, Singapore, Italia e Stati Uniti, state cercando di isolare il virus della libert`a mettendo sentinelle alle Frontiere del Ciberspazio. Forse il contagio sar`a evitato per unbreve periodo, ma non potr` a funzionare in un mondo presto inondato da media al ritmo dei bit. Elogio della pirateria Le vostre strutture dell’informazione, sempre pi` u obsolete, tenteranno di perpetuarsi proponendo nuove leggi, in America e in tutto il mondo, per affermare di possedere la parola stessa. Queste leggi definiranno le idee come un altro prodotto industriale, non pi ` u nobili del volgare ferro. Nel nostro mondo, qualunque cosa creata dalla mente umanapu`o essere riprodottae distribuita all’infinito senza alcun costo. La trasmissione globale del pensiero non richiede pi ` u l’appoggio delle vostre fabbriche. Queste misure ostili e coloniali ci pongono nella medesima posizione di quegli amanti della libert`ae dell’autodeterminazione chein altri tempi sono stati costrettia non riconoscere l’autorit ` a di poteri distanti e disinformati. Abbiamo il dovere di dichiarare le nostre identit`a virtuali immunial vostro potere, anche se dovessimo continuarea rispettarele vostre leggi coninostri corpi. Ci sparpaglieremo su tutto il Pianeta in modo che nessuno possa arrestare il nostro pensiero. Noi creeremo la civilt ` a della Mente nel Ciberspazio. Che possa esserepi ` uumanaegiusta del mondo fatto dai nostri governi. Negli anni trascorsi dalla scrittura della “Dichiarazione di Indipendenza del Ciberspazio”, alla voce di Barlow si `e aggiunta quella di migliaia di altri pirati della libera comunicazione,che nonostantele intimidazionieil fiorire di leggirepressive hanno rivendicatoil diritto allo scambio liberoe gratuito del software e delle altre opere dell’ingegno. CAPITOLOV Ipirati del cibo “Larestrizione commercialedeisemidelmondo,cheunavolta eranola comune eredit`a di tutti gli esseri umani, `e avvenuta in poco meno di un secolo. Nonostante questo sia uno deipi`uimportanti sviluppi dei tempi moderni difficilmente dai media viene datapi`udi qualche vaga notizia sull’argomento. Appena un secolo fa, centinaia di migliaia di contadini sparsi in tutto il pianeta controllavanoi propri rifornimenti di semi, commercializzandoli liberamentefra amicie vicini. Oggi, quasi tuttii rifornimenti delle sementi sono stati comprati, manipolati e brevettati dalle compagniee considerati comepropriet`a intellettuale”. [Jeremy Rifkin, Il secolo Biotech] Chi ` e il proprietario della vita sulla terra? Achi appartengonoi miei occhi verdi, e chi devo pagare per riprodurre il loro colore nel volto di mio figlio? Achi va riconosciuto il “diritto d’autore” sulle piante, sui fiori, sui semi, e su tutto quello che la natura riesce a produrre spontaneamente o con l’aiuto dell’uomo? Se incrocio per primo un cavallo con un’asina, ho il diritto di pretendere una tassa per ogni mulo che nasce sul pianeta? Qual `e la soglia di decenza davanti alla quale devono fermarsi le sperimentazioni biotecnologicheeidivieti impostiai contadini dalle multinazionali? “La terra ` e di Dio”, scriveva nel giugno 1973 il giovanissimo abate Giovanni Franzoni, poi espulso dalla Chiesa Cattolica per le sue pratiche cristiane troppo vicine al popolo di Dio e troppo lontane dalla gerarchia vaticana. Oggi non siamopi `isicuridi questaaffermazione,e molti aspiranti dei, u cos` ubriacati dal delirio di onnipotenza delle nuove biotecnologie, credono che Elogio della pirateria la terraele specie viventi possano diventarepropriet`adell’uomo,epensano di poter “inventare”, classificare, brevettare, tassare, controllare e possedere nuove forme di vita, semi, piante e animali che non fanno pi` u parte del creato, ma del catalogo patinato di una multinazionale. Oggi la nuova corsa all’oro non e pi`` u quella delle compagnie minerarie, ma quella delle aziende biotech che attingono a piene mani dalla vita per brevettare piante, semie codici geneticida trasformarein una miniera d’oro verde per il primo che riesce a controllarli. Le compagnie che sostengono di migliorarela nostra qualit`a della vitainrealt`apreferiscono saccheggia- rea piene mani dai ricchissimi serbatoidi biodiversit`a dei paesi impoveriti, brevettarenuove combinazioni genetiche spacciando per “scoperte scientifiche” quellecheinrealt`a sono semplici ricombinazionidi materialeorganico ispirate da tradizioni rurali millenarie, e imporre alla fine di questo processo una tassa perenne per chiunque voglia utilizzarei“super-semi” nati dalle sperimentazioni di laboratorio, che devono essere acquistati dai loro “inventori” ad ogni nuovo raccolto. Con questo sistema, ad esempio, Loren Miller dell’International Plant Medicine Corporation, ha brevettato negli anni ‘90 l’ayahuasca, una sostanza utilizzata nelle cerimonie religiose e nelle pratiche di medicina tradizionale delle popolazioni indigene che vivono lungoilbacino amazzonico. In teoriaibrevetti non valgonoin tuttoil mondo,ma solonel paeseincui sono stati rilasciati,in questo casogli Stati Uniti,maleregole sullapropriet`a intellettuale stipulate in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio hanno esteso il potere dei brevetti al dil ` a dei confini nazionali, attraverso un complesso sistemadi accordi multilaterali chiamatiTrips(Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights). ` Equesto l’inghippo che potrebbe costringere in futuro le popolazioni indigene, espropriate della loro biodiversit`a, a pagare un “pizzo” per usare iloro prodotti tradizionali, una tassa destinata alle aziende che per prime hanno marchiato con un brevetto prodotti e sostanze che non hanno inventato. Assieme al brevetto, infatti, Miller ha acquisito i diritti esclusivi di produzione e commercializzazione dell’ayahuasca, appropriandosi di una medicina naturale che non ` e il frutto delle sue ricerche, ma il risultato di una sapienza antica tramandata di padre in figlio. Le grandi aziende multinazionali sono in agguato per trasformare in guadagni sicuriibrevetti sull’apelawa, una variet`adi grano quinoa coltivata nelle andee impiegata nella cura della sterilit` a maschile, sul cotone colorato coltivato dalle popolazioni indigene del sudamerica, oppure sull’albero neem, patrimonio delle coltivazioni tradizionali in Asia e Africa dell’Est, utilizzatoperprodurreun pesticida naturaleeun dentifriciodallepropriet`a curative e antibatteriche. Il nome di quest’albero ` e di derivazione persiana, I pirati del cibo e significa “albero libero”, ma oggic’`e chi vuole negare questa libert`a. L’ingordigia dei brevettatori non risparmia neppure piante come il pepe nero e il riso parboiled. Il governo degli Stati Uniti ha brevettato perfino il codice genetico di un uomo indigeno Hagai della Papua Nuova Guinea, rinunciandoa qualsiasi rivalsasulbrevetto(che`e diventatodi pubblicodominio), ma creando di fatto un pericolosissimo precedente nella storia della scienza. Le aziendeeigoverni che sostengonoil principiodibrevettabilit` a della materia vivente,el’affermazionediuna“propriet`a intellettuale”supiante, animalie semi ottenuti con manipolazioni genetiche, fanno rispettareiloro diritti vietando la “riproduzione abusiva” di materiale organico. Se io compro un fiore, quel fiore ` e mio, e posso anche usarne il polline per far nascere altri fiori, ma quando compro dei semi geneticamente modificati questo principio non `` epiu valido,ele tradizioniruralie contadinesi scontrano con le regole violente del biocopyright che impediscono la conservazione dei semi e il loro riutilizzo per altre stagioni di semina. La multinazionale Monsanto ha perfino creato un gruppo di guardie private,la cosiddetta “poliziadei semi”,chehalo scopodi utilizzare tuttiimetodi possibili, compresa la delazione dei vicini di fattoria, per denunciare e processare tuttiipirati che sperimentano utilizzi “irregolari” delle sementi Monsanto,unapraticadirepressione poliziescachedal1997hagi`aprodotto decine di azioni legali a danno di coltivatori statunitensi e canadesi di soia, colza e cotone. Tra le vittime della “polizia dei semi” sguinzagliata dalla Monsanto c’e` anche Homan McFarling, un produttore statunitense di soia che ha conservatoi semi delle piante biotech per riutilizzarli nella stagione successiva, secondo un’abitudine contadina tramandata da una generazione all’altra. “Mio padre metteva da parte i semi, e io faccio lo stesso”, ha raccontato Homan, che a 62 anni continua a coltivare il suo terreno a Shannon, nello stato del Mississippi, e che oggi non deve pi ` u combattere contro le carestie, le malattie delle piante e il maltempo, ma contro una spietata azione legale che potrebbe costargli centinaia di migliaia di dollari. Kem Ralph, un contadino di Covington,Tennessee, ` e stato condannato a otto mesidireclusioneper aver cercatodi nascondereun caricodi semidi cotone destinati ad un suo amico. Oltre al carcere, questo gesto di ribellione piratesca gli `e costato anche una multa da 165 mila dollari: isemi biotech nonsi possono conservareoregalare,ma vanno piantati,eper una stagione soltanto. Per difendereil diritto dei contadini al riutilizzo dei semi, negli Stati Uniti si `e mobilitato anche il “Center for Food Safety” (Centro per la Sicurezza Alimentare), un’organizzazione indipendente che ha pubblicato nel genna Elogio della pirateria io2005unrapporto dettagliatosullepratiche intimidatorieele persecuzioni legali messe in atto dalla Monsanto ai danni dei pirati contadini che chiedono solamente di fare quello che hanno fatto per secoli le generazioni che li hanno preceduti. “Queste cause legali non sono altro che una forma di estorsione praticata a danno dei coltivatori statunitensi”, ha dichiarato Andrew Kimbrell, il direttore esecutivo del Center for Food Safety. “La Monsanto sta inquinando le fattorie statunitensi con raccolti geneticamente modificati, senza dare ai contadini un’informazione appropriata sulle sementi manipolate, e traendoprofitto dallapropria irresponsabilit`ae negligenza conle causea danno dei contadini innocenti. Il nostro impegno ` e quello di fermare questa persecuzione aziendale”. Secondo i dati del centro la Monsanto ha realizzato in totale 90 cause legali in 25 differenti stati degli Usa, colpendo con queste azioni 147 agricoltorie39piccoleaziendeagricole.Ilgigantedeisemidedicaaquesto enorme sistema di persecuzione 10 milioni di dollari all’anno, e una task force di 75 dipendenti che danno la caccia ai contadini pirata. Joseph Mendelson, il direttorelegale del Centroper la Sicurezza Alimentare, afferma che la Monsanto “vuole diventare il monopolista nel settore delle sementi, negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Per raggiungere questo obiettivo sta attaccando aggressivamente delle pratiche contadine vecchie di secoli,e manda fuori mercatoi suoi stessi clienti colpendoli con azioni legali”. Le proposte politiche del centro comprendono l’approvazione di leggi per una moratoria sull’utilizzo di sementi geneticamente modificate, una modifica alle leggi statunitensi sui brevetti che escludano le piante dall’elenco del materiale brevettabile, e una legge che tuteli i contadini entrati in contatto accidentalmente conle sementibrevettateperch´e trasportatesul proprio terreno dal vento o da altri fenomeni di “inquinamento biologico”. In Canada, ad esempio, il Centro di ricerca del Ministero dell’Agricoltura,a Saskatoon,ha dichiarato che “pollinee semisi sono estesiin modo tale che ormai `a tradizionali di colza senza che siano e difficile coltivare variet` contaminate”. Nei campi di un agricoltore canadese, Percy Schmeiser, pi u` di 320 ettari di terreno sono stati invasi dai semibiotech Monsanto portati dal vento,edifronte alle lamenteledi Schmeiserla Monsanto ` e passata alle vie legali con una causa per “furto di semi”, pretendendo un risarcimento pari a circa 30 dollari per ettaro. “Dove finisconoidiritti della Monsantoe comincianoimiei?” —ha domandato Schmeiser—.“Hosemprecoltivatoimieiprodotti,nonhomaivoluto piantagioni modificate geneticamente. Non ho mai avuto niente a che fare con la Monsanto, ed ora sembra che tutto quello che `e nel mioterreno I pirati del cibo sia diventatodi loropropriet`a”. Adispetto delle minacce, delle intimidazionie dellerepressioni,ipirati contadiniaffermano cheil legame millenario tra l’uomoela terra non potr a` maiesserespezzatodallecartebollateconcuiisignoridel biotechcercanodi dominareil mercatoagroalimentare,esi ostinanoafare quelloche facevano iloro nonni: conservanoisemi, li utilizzano per produrre nuove sementi, realizzano incroci di piante e animali per ottenere dei prodotti migliori. La retorica delle multinazionali ` e sempre uguale a se stessa: ho finanziato delle ricerche, e quindi ho il diritto di dettare le regole di utilizzo dei semi che vendo. La risposta a questa retorica ` e altrettanto scontata: il monopolio legato ai brevetti ti garantisce profitti stratosferici, e quindi ti basta pochissimotempoperrecuperareicostidi ricerca. Tuttoilresto eunain ` debita ingerenza nel libero esercizio dell’attivit`a contadina,e come tale va rifiutata. La natura non ` e violenta, ma risponde alle variazioni di contesto in modo dolcee adattativo, contrastandole minacce conla biodiversit` a che offre maggiori opportunit`adi sopravvivenza alle specie vegetali. Nel suo delirio di onnipotenza, la cultura del profitto punta tutto sulla ricerca di varianti “super” delle piante, in modo da ottenere superpomodori che non congelano, supermais inattaccabile dagli insetti, superfrutta che marcisce pi u` lentamente. In questa otticale coltivazioni “vecchie”o pocoredditizie sono destinate a scomparire. Ogni giorno, sottoinostri occhi,le leggi del mercato decretano la condanna a morte di decine di specie viventi, che cadono nell’oblio irreversibile dell’estinzione e rendono tutto il mondo biologicamente pi` u povero. L’affermazione delle “superpiante” come standardnelle coltivazioni porta cons´ela perditadi variet`a nel settore agricolo, l’abbandono delle coltivazioni locali, l’erosione del patrimonio genetico del mondo e l’estinzione di intere razze, specie e sistemi. Alla filosofia dei vegetali supermanipirati contadini rispondono conla ricerca della biodiversit`a, l’unica vera forma di tutela per garantire la sicurezza alimentare del pianeta, e guardano con diffidenza alle “superpiante” nate dalle manipolazioni genetiche,perch´e sannochela migliore difesa della natura ela biodiversit``a: l’unica cosa chepu`o tutelarci dalle malattie delle piante ` e l’esistenza di altre piante dal patrimonio genetico leggermente differente, che risultano pi ` u adattabili alla sopravvivenza in caso di epidemie, variazioni climatiche, invasionidi insettio altri cambiamenti ambientali. La continua ricerca della ricchezza monetaria ci sta inconsapevolmente portando verso la distruzione della ricchezza biologica: ai nostri mercati basta riempire gli scaffali con fagioli borlotti e cannellini, e poco importa se la naturaha messoa disposizione dell’uomo centinaiaditipidi fagioli(solo Elogio della pirateria in Italia se ne contano50 rare variet`a). Migliaia di ortaggi, cereali, alberi da frutto e razze animali, selvatiche o selezionate nel corso dei secoli dal lavoro paziente di contadini e allevatori costituiscono un patrimonio insostituibile che prende il nome di “biodiversit`arurale”. Questa ricchezza inestimabilesi staprogressivamente consumando con un lento processo di erosione, inesorabile e irreversibile. Ogni voltache una formadi vita scompare senza lasciare tracciadis´e,siperdono per sempre sapori originali e piatti tipici particolari, principi attivi per la cura delle malattie, variet`adi piantepi` u rustiche e meno attaccabili dagli insetti, animali splendidi per carattere e istinto, saperi di una cultura contadina millenaria che ha abitato le campagne italiane e di altri paesi del mondo. Migliaia di specie viventi animali e vegetali sono destinate a scomparire o sonogi`a scomparse perch´e inadeguatead un mercato cheha bisognodi pochi, sempliciprodotti,enonpu`opermettersidi confondereiconsumatori con l’infinita ricchezza delle risorse naturali. Neglianni‘50icontadini dell’India coltivavanopi `atra udi 30.000 variet` dizionali di riso, ma oggi il 75%del riso coltivato nel paese corrisponde a 10 variet` a moderne. Un migliaio di tipi di mele antiche italiane sono state soppiantate da quattro nuovi tipi di mele commerciali, delle 25 variet`a italiane di cocomero coltivate all’inizio del secolo ne rimane in vita una sola, il moscadelloa pasta gialla,icui semi sono conservati nei frigoriferi dell’orto botanico di Lucca. Gli altri cocomeri nostrani sono ormai irrimediabilmente estinti, soppiantati dalle variet ` a di provenienza americana. Nella storia dell’umanit`a nessuno potr`a maipiu gustareil sapore del cocomero chiamato ` “laromagnola”, che prima della guerra veniva descritto come una variet`a eccellente all’interno dei cataloghi di sementi. L’enorme elenco delle devastazioni compiutea danno della biodiversit`a rurale comprende anche le 33 variet` a italiane di broccolo scomparse senza che nessuno se ne sia accorto, come il broccolo nero di Sicilia o il broccolo “linguadi passero”, che nessuno scienziato potr`a maipi` u riprodurre. All’inizio del secolo in Italia erano coltivate circa 400 variet ` a di frumento “antico”, soppiantate da un centinaio di specie pi ` u moderne. Chi potr`a riportare in vita la variet`a di pomodoro chiamata “Re Umberto”, venduta fino agli anni ‘60 e poi scomparsa in nome del “libero” mercato che distrugge la vita e toglie gusto alla tavola? Sonoin pochia comprendere finoin fondola gravit` a di questo irreversibile processo di distruzione della ricchezza biologica, un fenomeno terribile e sconosciutoaltempo stesso.C’`echi consideraisemi biotech comeunoggettodi suapropriet`a,in gradodi garantire guadagni spropositatia scapito dei contadini. C’`e, invece, chi considera la ricchezza del mondo naturale I pirati del cibo come un patrimonio universale del genere umano, e si batte per tutelare la sopravvivenza dei semi a rischio, tesori inestimabili da affidare alle nuove generazioni con il compito di salvare dall’estinzione il maggior numero possibile di specie viventi. I “Seed Savers”, letteralmente “Custodi dei Semi”, sono contadini, appassionati e amanti della natura che in tutto il mondo proteggono e tutelanolespeciea rischio, conservanocon curaisemirariprimache scompaiano definitivamente, si battono contro il pensiero unico delle monoculture e delle superpianteeci aiutanoa riscoprirela bellezza che nasce dalla variet`a della natura, lanciando al tempo stesso un segnale di allarme sul rischio di “erosione genetica” all’interno dei nostri ecosistemi. In silenzio e senza clamore, i custodi dei semi difendono la vita adottando e coltivando a proprie spese le piante che non fanno gola al mercato, forme di vita che non portano all’uomo ricchezza economica ma vitamine, sapori e principi attivi. Il custode dei semi ` e un uomo che pensa in modo responsabile alle generazioni future, e sa che la terra non ci ` e stata data in regalo dai nostri padri, ma in prestito dai nostri figli, e sente la responsabilit`adi consegnareachi verr`adopodinoiun mondo conil maggior numero possibile di forme di vita. I “seed savers” nonsi occupanodi curiosit`a botaniche odi specie rare gi`a accudite dagli esperti, ma coccolano eproteggono vegetali moltopiu` ordinari, minacciati dalla continua riduzione del numero delle loro specie: cavoli, cereali, lattughe, legumi, patate, peperoni, pomodorie tantissimi vegetali che sopravvivono solo nelle loro variet a pi`` u commerciali, con il rischiodi estinzione delle variet`a anticheedi quelle tradizionalmente coltivate dalle popolazioni indigenediun determinato territorio.Achi interessa la sopravvivenza della carota neradiViterbo?Di certo nonai commercianti che farebbero faticaa piazzare sul mercato quello che potrebbe sembrare un “nuovo prodotto”, ma che in realt a`` e parte della nostra storia alimentare e della nostra ricchezza biologica e genetica. Una fattoria statunitense di Decorah, nello stato dell’Iowa, ` e il quartiere generale dell’associazione americana Seed Savers Exchange, nata nel 1975, che ha realizzato in questa struttura una biblioteca, un frutteto storico che mantieneinvita700 variet`adimeledel1800e200 variet`adiuva,12orti conservativi coltivati con tecnichedi agricolturaorganicacheproduconoisemi di oltre 2000 rare variet`adi piante,e una “banca dei semi” che custodiscela biodiversit`adi vegetali. adi ventimila variet` Ogni anno gli aderenti all’associazione ricevono un catalogo che permette ai Seed Savers di tenersi in contatto tra loro per scambiare sementi, e tenersi aggiornati sulle piante mantenute in vita dall’associazione: pi` u di 5.000 variet`a di pomodori, provenienti da tutto il mondo, di tutte le forme Elogio della pirateria e tonidi colore bianco,giallo, arancione,rossoe violetto;imais multicolori, ifagioli e le zucche delle trib `u native americane; 400 diversi tipi di meloni, moltideiquali sonopi ` u vecchi di un secolo; 1.200 peperoni di cui una parte provenienti dalle culture amerinde precolombiane; 850 tipi diversi di lattughe, 900 di piselli, 135 di melanzane, 150 vecchie variet`a di girasole, una collezione di 200 tipi di aglio e moltissimi altri tipi di piante. Sull’esempio dei pionieri statunitensi, in moltissimi paesi del mondo sono nateretidi conservazionedei semi:in Australialarete Seed Savers’ Network custodiscela biodiversit`a dei semi coltivati dagli aborigeniedi quelli importati in Australia dagli emigranti. Il loro lavoro ha permesso di salvare molte variet` a italiane di ortaggi, scomparse in Italia ma sopravvissute in Australia tramandandosi di padre in figlio. Tra gli obiettivi di questa associazione, che conserva 5.500 variet`a nella sua banca dei semi, c’`e anche la conservazione e la restituzione dei semi alle popolazioni native dell’Australia, che mantengono viva la loro cultura attraverso le loro coltivazioni tradizionali. Anchein Europaicustodi dei semi lavorano pazientementela terra nel- l’indifferenza della politicae dei media,ela biodiversit`a delle sementi italiane `a Contadina,un’associazionecherealizzaprogetti e custoditada Civilt` di recupero della cultura rurale, per salvare gli ortaggi e gli alberi da frutto italiani che rischiano l’estinzione. Civilt`a Contadinaharealizzato unaretediscambiodei custodidi semi italiani,realizza attivit`aspecificheperla valorizzazionedi antiche variet`adi fruttae animalida cortilein viadi estinzione, metteleproprie competenze a disposizione delle scuole che vogliono realizzare orti didattici biologici, strumenti che trasformanole azionia difesa della biodiversit`ain esperienze educative a beneficio dei pi ` u giovani, che possono “adottare” nella loro scuola specie rare di piante e animali. Malalottadeipiratidelciboperladifesadella biodiversit` a non si limita alla tuteladi variet`a vegetalie animalia rischiodi estinzione. La sopravvivenza di molti prodotti tipici locali, infatti, ` e stata messa in discussione dalle leggi comunitarie che tutelano il mercato europeo e non le tradizioni gastronomiche locali. Per questo motivo molti contadini e piccoli produttori, prima dell’introduzione di opportune deroghe sui prodotti tipici, hanno sfidatole normative europeeper continuareaprodurre cibie specialit`a ricevuteineredit`a daipropriprogenitori. ` Ecos`iche si sono salvati dall’estinzioneiprocessi di produzione tradizionali che utilizzano fosse di tufo per stagionareformaggi come l’Ambra di Talamello, o le conche di marmo delle Alpi Apuane dove nasce il Lardo di Colonnata, dichiarati fuorilegge dalle norme che prevedevano di sostituire le fosse con ambienti asettici o di rimpiazzare il marmo con l’acciaio. I pirati del cibo Grazie all’ostinata passione per la cultura gastronomica dimostrata dai pirati del cibo, che hanno rivendicato di fronte all’Europa e alle sue leggi il diritto all’esistenza dei prodotti tipici, oggi possiamo gustare ancora prelibatezze come la Misischia del Molise, carne caprina disossata, salata ed aromatizzata con ginepro, rosmarino ed aglio, che viene essiccata all’aperto peroltreunmesesuastedilegno,oppureil formaggiosardoconivermituttoraillegale,ifichieipomodori fatti seccareal soleo vini comeil fragolino (quello vero, non il vino aromatizzato alla fragola che si trova nei super- mercati), ottenutodaunincrocio ibrido “fuorilegge”trala tradizionaleVitis vinifera e altre specie di viti. Soloil tempo potr` a dirci quali sarannoiprodotti tipici che riuscirannoa sopravvivere a questo scontro tra tradizione e mercato, tra saggezza popolareeprescrizioni “scientifiche”,trala passioneperilciboelefredderegole della burocrazia. Elogio della pirateria CAPITOLOVI Comunicazione pirata “Il re gli chiese che idea gli era venuta in testa per infestare il mare. E queglicon franca spavalderia:‘La stessacheateper infestareilmondo intero;maio sono consideratounpirataperch´elo faccioconunpiccolo naviglio,tuun condottieroperch´elofaiconunagrande flotta’”. [S. Agostino, De civitate Dei, IV] Che cosa possono avere in comune un ragazzino cieco e un guru della tecnologia di strada? Il primo avr`a delle esigenze molto diverse da quelle del secondo,echisi occupadi computer generalmentenon ` e molto avvezzo a risolvereiproblemidi persone disabili. Ma la voglia di comunicare, unita alla curiosit` a di conoscere trasformano questa strana accoppiatanelgruppopi ` u affascinante di pirati tecnologici degli anni ‘70, che cambiano la cultura del mondo e la storia della tecnologia grazie alle sperimentazioni sulle reti telefoniche. Si tratta del cosiddetto “Phone Phreaking”, una attivit`a che nei “jargon files”,il dizionario del gergo hacker, ` e definita come “l’arte e la scienza di rompere le protezioni della rete telefonica, ad esempio per fare telefonate interurbane gratuitamente”. Tutto comincia quando John Draper,un hacker statunitense passato alla storia con il nome di “Capitan Crunch”, incontra Dennie, un ragazzo cieco appassionato di telefonia che mostra al “Capitano” come si possono riprodurreitoni utilizzati dalle centrali telefoniche utilizzandoil suo organo Hammond. Dennie sa che Draper ` e un ingegnere elettronico, e gli propone di costruire un circuito con il quale generare gli stessi toni per effettuare telefonate interurbane gratuite, sfruttandoipunti deboli delle centrali telefoniche.Tornandoacasa, Draper iniziaacostruireunrudimentale dispositivo Elogio della pirateria di trasmissione multifrequenza che pi`a battezzato “Blue Box” u avanti verr` (scatola Blu),proprio perch´ei primi, rudimentali circuitirealizzati peril “Phone Phreaking” erano confezionati in modo tutt’altro che professionale, e venivano impacchettati all’interno di normali scatolette colorate. Grazie alla sua invenzione l’ingegnere Draper si trasforma in “Capitan Crunch”, un pirata dell’era moderna che diventa il riferimento di un gruppo di ragazzi con lo stesso problema di Dennie, e che grazie alle Blue Box riesconoa “navigare” gratuitamente nellarete telefonica alla ricercadi contatti umani,di nuove vocie suoni coniquali riempireil buio. John Draper deve il suo nome di battaglia ai cereali “Capitan Crunch”: in ogni confezione era contenuto un fischietto omaggio che riproduceva casualmente la nota con la frequenza di 2600 Hertz necessaria negli Stati Uniti per “ingannare” le centrali telefoniche ed evitare l’addebito delle chiamate. Le leggende apocrife nate attornoa questo personaggio narranodi telefonate intercontinentali gratuite effettuate con il solo uso del fischietto, ma sono i circuiti elettronici creati da Draper, e non il fischietto che lo ha ribattezzato, la vera chiave che apre le porte della rete telefonica mondiale a chi e` abbastanza coraggioso da sfidare le ire delle grandi compagnie telefoniche. Il termine Phreaking nasce dall’unione dei telefoni (PHone) con le attivit`a dei geniali “fricchettoni” (fREAKs) chesi sono divertiti a smanettare (hacKING) sulla rete telefonica, per scoprirne misteri e debolezze. Questi avventurieri degli anni ‘70 non erano guidati dalla voglia di risparmiare qualche gettone: lo scopo dei loro giochi fuorilegge era una inestinguibile sete di conoscenza. “Freak” ` e un termine che indica le persone strane,i “diversi”, chi escein qualche modo dagli schemi condivisidi “normalit`a”o nonsi attiene alleregolein vigore,ea pensarci bene Drapereisuoi ragazzi sono proprio una meravigliosa icona di questa diversit`a incompresa, un promemoria viventecheci ricorda quanta genialit`ae quanta artesi possono nascondere dietrola disabilit ` a e dietro la tecnologia. Il fuoco sacroche anima l’azione dei “Phone Phreakers” ` ela voglia di governare quella “magia” che fa viaggiare la nostra voce su un filo di elettroni per raggiungere ogni angolo della terra in cui sia presente un telefono. Solo chi `o pensare e talmente ottuso da ragionare solo in termini di denaro pu` che tutto questo sia guidato dalla voglia di risparmiare soldi sulla bolletta: inrealt`a l’arte del Phone Phreaking nonha nullaa che vedere con l’avidit`a, eruota attornoad una voglia insopprimibiledi conoscereisegretipi` u nascosti della pi ` u imponente opera di ingegneria che sia mai stata concepita nella storia dell’umanit`a:larete telefonica mondiale. L’innovazione tecnologicapi` u importante nata da questa cultura underground`ela“BlueBox”gi`a citatainprecedenza,il dispositivoche utilizzava le debolezze del sistema telefonico dell’epoca per fare telefonate gratuite. Il Comunicazione pirata truccoeraquellodipassareattraversoi “numeriverdi”,chenegliStatiUniti (edaunpo’di tempoa questa parte anchein Italia) sono quelliche iniziano per 800. Dopoaver chiamatoinumeri verdi,itoniprodotti dalle BlueBox ingannavanole centrali simulandolafinedel collegamento, mentreinrealt`a la linea era disponibile per un’altra telefonata, questa volta su un numero a pagamento. Acavallo tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80, il destino di “Capitan Crunch” si intreccia con quellodi SteveWozniake Steve Jobs,idue studenti dell’universit`a di Berkeley che nel 1976 costruiscono nel garage di Jobs il personal computer “Apple I”, e ricavano il capitale iniziale per fondare la “Apple Computer Company” vendendola calcolatriceprogrammabilediWozniak eil pulminoVolkswagendi Jobs. John Draper `a di “Bo e una vera minieradianeddotirelativi alle attivit` xing”nei dormitoridi Berkeley: una leggendaria telefonatainVaticano(ovviamente gratuita) ` ela“prova d’esame” concuiWozniak vuole sperimentare in grande stile le tecniche di “Phreaking” apprese dal “Capitano”. Dopo essersi spacciato per il segretario di stato Henry Kissinger,Wozniak riesce a parlare con dei funzionari del Vaticano, e per pochissimo non riesce a entrare in contatto diretto con il Santo Padre. Draper ` eaffascinatoe morbosamente incuriosito dal funzionamentodel sistema telefonico, al punto da non perdere occasione per spiegarei suoi trucchiachiunquegli capitasseatiro.Inluilavogliadi conoscereel’esigenzadi condividerecon altrileproprie conquistesi sostengonoesi alimentano a vicenda. Dopo essere finito in carcere per le sue scorribande telefoniche, Draper viene imprigionato anche per le cose che dice, e non solo per quelle chefa.L’Fbi, infatti,gliproibiscedi divulgarequalsiasitipodi informazione relativa al Phone Phreaking, ma questa arte tecnologica fa parte integrante della sua vita, del suo modo di essere e di esprimersi. Anche dopo l’ennesimo arresto il “Capitano” per ` o non si scoraggia mai, e perfino duranteisuoi soggiorniin carcere riesceaorganizzare un’estemporanea universit`a del Phone Phreaking, dando lezioni ai detenutisul funzionamento del sistema telefonico. Il destinodiWozniake Jobs ` e drasticamente differente da quello di John Draper: i due iniziano la loro carriera vendendo Blue Box nei dormitori di Berkeley e si ritrovano alla guida di una compagnia multimiliardaria, mentre Capitan Crunch, che non ha mai trasformato in un commercio la sua arte, diventa un soggetto sovversivo da rinchiudere dietro le sbarre. La storia di Capitan Crunch ci racconta che la pirateria telefonica non `a orientata al profitto: nessuno e mai arricchito telefonan e una attivit`si ` do gratis, mentre le compagnie telefoniche si arricchiscono continuamente praticando tariffe che non hanno nessuna proporzione coni costi effettivi Elogio della pirateria necessari alla gestionee alla manutenzione dellereti. La telefonia cellulare `e quella piu economica per le “Telco”, le grandi ` compagnie telefoniche, in quanto elimina i costi pi` u alti di tutta la rete: quelli legati al cosiddetto “ultimo miglio”, il percorso nel quale la compagnia telefonica deve stendere un cavo che parta dalla centrale pi ` u vicina e arrivi nel muro di casa. Ci`o nonostante, la telefonia mobile ha prezzi, tariffe e servizi che superano di gran lunga quelli della telefonia fissa. Chi ci ha guadagnato dalla privatizzazione della telefonia? I cittadini che spendono sempre di pi ` u per comunicare tra loro o un piccolo gruppo di squali della finanza che ha cannibalizzato a proprio vantaggio il servizio pubblico telefonico trasformandolo in una mucca da soldi? Ben vengano, dunque, tutte le forme di pirateria artistica, riappropriazione tecnologica e ingegneria creativa che puntano alla liberazione delle tecnologie dedicate allo sviluppo dellerelazioni umane, personalie collettive.La comunicazioneela possibilit`adi entrareinrelazioneconglialtri ` e un diritto dell’uomo fondamentale e inalienabile. L’articolo 19 della dichiarazione universale dei Diritti Umani stabilisce che tutti gli uomini e le donne del mondo hanno il diritto “di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Quando si parla di “ogni mezzo” per affermare questo diritto, senza dubbio nell’elenco dei mezzi possibili rientrano anche le tecniche di “Phreaking”, che riducono di una quantit`a infinitesimale l’ingiustoprofittodipochiperaffermareil dirittodimoltia usarela fantasiae l’ingegnoperparlareconaltre persone senza limiti di spazio, di luogo, di tempo e di denaro. Il telefono ` e un insostituibile mezzo di comunicazione e di relazione a distanza,che permettedi scavalcarelefrontiereperunire tuttal’umanit`ain una sola, grande famiglia. Durantele guerre moderneitelefoni hanno fatto da ponte tra le popolazioni combattenti, mantenendo in vita sottilissimi fili di unione e di speranza in un futuro senza battaglie. Se la comunicazione e` un diritto inalienabile dell’uomo,eil telefono ` euno strumento indispensabile di comunicazione a distanza, la pirateria telefonica ` e una nobile forma di artigianato elettronico che assicura il rispetto di uno dei diritti fondamentali dell’uomo. CAPITOLO VII Pirateria della salute “Il controllo dell’intero mercato farmaceutico da parte di un gruppo che vede coinvolte cinque multinazionali soltanto ` e la causa diretta della morte di milioni di persone ogni giorno”. [Mauro Guarinieri, Planet Aids] Ipirati dei farmaci lottano contro due nemici terribili: un nemico interno, il virus dell’Aids, capace di mutare un miliardo di volte nell’arco delle 24 ore all’interno del corpo umano, e un nemico esterno, le multinazionali del farmaco, capaci di mutare aspetto nascondendo dietro la nobile maschera della ricerca scientifica l’avidit`apiu pura, quella capacedi camminaresui ` cadaveri di altre persone per aumentare gli zeri di un conto in banca. Per vincere la battaglia contro il virus dell’Aids e l’ingordigia delle multinazionali farmaceutiche non e sufficiente starsene buoni e speranzosi ad ` aspettarecheigoverni decidano finalmentedi serviregli interessidei popoli anzich´e quelli delle aziende, ma bisogna trasformarsiin pirati dei farmaci, e spingere la produzione di medicine anti-aids anche in zone grigie che sfidanoibrevetti, per difendere il diritto alla vita quando viene minacciato dal diritto al profitto che molti, disgraziatamente, ritengono superiore a qualunque altro diritto dell’uomo. Ci piace pensare che la ricerca farmaceutica ha come obiettivo la lotta alle malattie,il benessere dell’umanit`aela salute mondiale,mainrealt`ale cose sono molto diverse. La lobby delle case farmaceutiche non persegue questi nobili ideali,e non `ei suoi membri non sono e tenutaa farlo perch´ agenzie governative o strutture umanitarie, ma aziende private orientate al profitto. Elogio della pirateria ` Eper questo che la ricerca sui farmaci preferisce concentrarsi sulle malattiepi uredditizie (quelle che colpisconoipaesipi`` u ricchi) e non su quelle pi` udiffuse (che colpiscono milioni di persone nei paesi impoveriti dove non c’`e mercato). Ipirati dei farmaci diventano sabbia nel motore dei poteri forti che danno un valore economico alla vita umana, gli stessi poteri che scagliano condanne a morte su chi `e troppo povero per guarire da malattie curabili. Nel tragico mercato della salute la vita di un cane pu o essere pi`` u preziosa di quella di un uomo: le grandi case farmaceutiche si sono decise a trovare una cura per la leishmaniosi viscerale, una malattia che nel 2000 ha colpito pi`` u di 150 mila persone, solo quando la malattia e arrivata in Spagna, e ha cominciatoa colpire5mila cani all’anno. Gli spagnoli che possiedono cani hanno maggiori possibilit`a d’acquisto dei poveri che si ammalavano di leishmaniosi, e questa molla ` e stata sufficiente per far scattare l’interesse dei big del farmaco. Per le stesse ragioni la ricerca sui cosmetici attira pi` u fondi che la ricerca per debellare la malaria, la tubercolosi, la malattia del sonno la polmonite o altre malattie “fuori mercato” perch´e colpiscono uominie donne con un basso potere d’acquisto, che muoiono a milioni ogni anno uccisi dalla nostra ingordigia prima ancora che dalle loro malattie. Cos`icome un sistema economico basato sulla competizione e non sulla solidariet`a tra gli individui prevede come “effetti collaterali” una percentuale fisiologica di esuberi, disoccupati, cassaintegrati, uomini e donne che non potranno mai esprimere pienamente il loro potenziale umano, cos`iun sistema farmaceutico basato sul profitto e non sulla tutela della vita prevede l’esistenza di una percentuale di “vittime sacrificali” troppo povere perpoter sopravviverea malattie curabili, milionidi personecheogni anno vengono sacrificate sull’altare del profitto e muoiono per il virus pi ` u grave che abbia mai colpito il genere umano: quello dell’indifferenza. Anche quando le pressioni internazionali portano allo sviluppo di terapie efficaci, l’accesso ai nuovi farmaci non ` e un diritto che nasce dalla condizione di ammalato, ma un privilegio consentito o negato in base al censo e alla nazione di appartenenza. L’esistenza di farmaci in grado di rallentare efficacemente il decorso dell’Aids non e una conquista scientifica dell’intera umanit`e un lusso `a,ma ` riservato a quei pochi che possono permettersi l’accesso ai farmaci antiretrovirali che allungano la vita di parecchi anni. Gli altri, che sono la maggioranza degli ammalati di Aids del mondo, muoiono nell’indifferenza generale mentrei pirati dei farmaci cercano un modo perprodurrea basso costo le terapie che potrebbero salvare milioni di vite umane. ` Equello che ha fatto Nelson Mandela il 25 novembre del 1997, firmando Pirateria della salute unaleggepiratachesfidaibrevettidelle multinazionali:si trattadel “Medicines and Related Substances Control Amendment Act”, subito impugnato da un cartello di 39 compagnie farmaceutiche che trascinano in tribunale il governo sudafricano attraverso l’Associazione dell’industria farmaceutica del Sudafrica. Con questa leggeil Sudafricad`a attuazione concretaai principidi“registrazione forzata”edi “importazione parallela”previstiin casodi necessit`a dagli accordi sullapropriet ` a intellettuale stipulati in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio, i cosiddetti Trips (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights). Fare ricorso all’importazione parallela significa affrontare l’emergenza sanitaria dell’Aids comprandoi farmaci nei paesi cheli vendonoa minor prezzo, senza acquistarli direttamente dalle compagnie produttrici. I detentori dei brevetti sui farmaci, infatti, agiscono in regime di monopolio, e quindi praticano prezzi altissimi, spesso differenti da un paese all’altro. Che male c’` e se uno compra un farmaco dove costa meno? Eppure per questo “affronto” all’egemonia delle case produttrici il governo sudafricano ` e stato trascinato in tribunale come “pirata” dei farmaci. L’importazione parallelapu` o riguardare ancheicosiddetti “farmaci generici”, cio`eifarmaci “non di marca” che vengono prodotti ai di fuori dell’ombrellodeibrevetti. Infatti, poich´eibrevetti non sono dei diritti universali comeidiritti umani(e questoipirati dei farmacilo sanno benissimo)in alcuni paesi il brevetto su un farmaco ha lo stesso valore della carta straccia, e questo consente alle aziende farmaceutiche di produrre le stesse medicine a costi e a prezzi molto pi ` u bassi, salvando un maggior numero di vite umanee distribuendoiprofittidel settore farmaceuticoaldi fuoridiquel ristretto gruppo di aziende che controllano il mercato delle medicine, e di conseguenza la vita di milioni di persone. Sembra un furto, vero? Quelle povere aziende farmaceutiche investono tanti soldi per la ricerca, poi arriva qualche pezzente dal terzo mondo e si mette a produrre gli stessi farmaci sfruttando le scoperte degli altri. Basta avvicinarsi allarealt` a africana dell’Aids per scoprire che le cose stanno diversamente, e che per molti ammalati dei paesi impoveriti l’unica alternativa possibile alle importazioni parallele ` e la morte di milioni di persone, e non un regolare acquisto dai “legittimi” detentori del brevetto, ammesso chesi voglia riconoscere legittimit`aaquesto sistema che privilegiail guadagno degli inventori alla vita delle persone. Le “registrazioni forzate”, invece, riguardano la produzione interna, e la possibilit`adirealizzareinproprioifarmacidicuiun paeseha bisogno, riconoscendo un contributo forfettario ai detentori dei brevetti, che in questomodo vengonoregistratidaunoStatoper l’utilizzonellasanit`apubblica Elogio della pirateria e sottratti ai detentori originari che avrebbero utilizzato gli stessi brevetti per la realizzazione di profitti privati. Con il “Medicines Act”, infatti, Nelson Mandela ha autorizzato in Sudafrica la produzione locale di farmaci anti-Aids senza l’autorizzazione dei detentori dei brevetti. Le eccezioni agli accordiTrips, infatti,prevedonochein casodi emergenze sanitarie(e l’Aids in Africa lo `e di sicuro) l’accesso ai farmaci va garantito anche in violazione delle norme sui brevetti. Lo scontro legale tra il governo sudafricano e “Big Pharma”, il cartello delle grandi multinazionali del farmaco, si conclude dopo una frenetica mobilitazione degli attivisti di tutto il mondo, che si schierano accanto ai pirati sudafricani nella loro lotta contro l’apparente legalit ` a dei brevetti, che nega nei fattiiprincipidi giustiziaeil diritto alla vita.Il19 aprile 2001le39 compagnie che avevano trascinato in giudizio il Sudafrica ritirano la loro azione legale sottolapressionedell’opinione pubblica mondiale, coinvoltanelprocesso dall’azione delTreatment AccessGroup(Tac), ungruppodi attivisti sudafricano (fondato da tre persone malate di Aids) e dall’organizzazione “Medici Senza Frontiere”, che in vista del processo hanno costruito su internet una campagna internazionale contro le compagnie farmaceutiche e a favore dei malati di Aids. Ma la guerra tra i paladini dei brevetti e i pirati dei farmaci ` e ancora aperta, con lo scontro ideologico tra chi sostiene il primato delle idee e chi difende quello della vita anchea costodi“rubare” idee altrui(inrealt`a `e impossibilerubare un’idea,sipu`o solo moltiplicarlaodiffonderlanel farla passare da un individuo all’altro). Ancheibrevetti, come il copyright, nascono come accordi che le comunit`a stipulano con gli inventori per stimolareil fioriredi nuove idee,la disponibilit`adi nuove tecnologie, l’accessoa nuovi farmaci che miglioranola qualit`a della vitae neprolunganola durata. Ma oggi tutto questo ` e solo un ricordo del passato,eibrevetti sono solo delle “mucche da soldi” utilizzate senza scrupoli da un cartello di aziende che controlla il mercato farmaceutico. L’idea dei brevetti ` e questa:turegistri un’invenzione,icittadiniti riconoscono un ragionevole vantaggio per farci dei soldi,edopo questo periodo ` di vantaggio la tua idea diventa libera e a disposizione di tutti. Eun accordo in cuiicittadini di un paese cedono temporaneamente parte della loro libert`a,la libert`adi nutrirsidiideealtruiper migliorarlee migliorarelavita, ein cambio ricevono un maggior numerodi ideeedi invenzioni, perch´e gliinventori che godonodi un monopolio temporaneo sonopi` u produtti vi. Quindiibrevetti non sono un diritto naturale, ma una concessione, un riconoscimento che si fa agli inventori. Siamo sicuricheoggi l’accordo internazionalesuibrevetti favoriscaipopoli,comedovrebbe essere,enondeipiccoligruppidiinteresseedipotere? Pirateria della salute Siamo sicuri cheiventi anni di vantaggio previsti dal sistema dei brevetti siano stati un buon affare pericittadini del mondo, oppure per diventare ricchi con una invenzione o con un farmaco al giorno d’oggi basta molto meno? La violazione di un brevetto `e la riappropriazione e un crimine o ` legittimadi una libert`a negata ingiustamenteda un accordo squilibrato che mette l’interesse privato al di sopra del bene comune, sovvertendo tuttii principi alla base del diritto? La classica frase “nonregalareun pesce, ma insegnaapescare”, che spesso viene adoperata per aggirare il problema della restituzione e nascondere tuttiipesci,le materie prime,le risorse naturaliele vite umaneche abbiamo rubato ai paesi impoveriti, non viene utilizzata mai nella sua variante farmaceutica: “non regalare una pillola, ma insegna a produrla, e non denunciareipoveri che non pagano il pizzo ai detentori dei brevetti”. Forse morire di fame ``e piu impor e piu grave che morire di Aids? Un brevetto `` tante di milioni di vite umane spezzate da quel brevetto per dare ad altri il “legittimo vantaggio” di un monopolio temporaneo? Ma soprattutto, di chi ` e il brevetto su un farmaco? Dello scienziato che lo ha inventato, della multinazionale che ha assunto lo scienziato e ha registrato il brevetto al posto suo, o delle persone ammalate utilizzate come cavie, soprattutto nei paesi poveri, e che rappresentano a pieno titolo tutti gli uomini,le donneei bambini del mondo colpitida quella determinata malattia? Negli anni ‘90 l’azienda farmaceutica Novartis ha arruolato una grande quantit` a di malati di leucemia per realizzare lo studio clinico di un nuovo farmaco, e quando il prodotto ` e stato registrato il suo prezzo era cos`i alto da renderne proibitivo l’utilizzo perfino per quelli che lo avevano sperimentato, e che dopo la sperimentazione avrebbero dovuto pagare 19 dollaria compressa per8compresse giornaliere, paria55 mila dollari all’anno di trattamento. Di chi era quel farmaco, delle cavie, degli inventori o dei mercanti? Quel farmaco, come tutti gli altri farmaci del mondo, dev’essere dichiarato patrimonio dell’umanit`a, in nome di una ricerca scientifica che difendela vita umanae noniprofitti della Novartis. Secondo le proiezioni realizzate dall’ufficio di statistica delle Nazioni Unite,in moltipaesi africaniilpicco delle mortiper Hiv/Aidssi verificher`a negli anni che vanno tra il 2010 e il 2020. In Nigeria, ad esempio, entro il 2020 questa malattia avr`a ucciso un milionee duecentocinquantamila persone,eprimadel2050la popolazionesisar ` a ridotta di 73 milioni di abitanti rispetto all’inizio dell’epidemia. Entroil 2020 l’Hiv avr`a uccisopi` u persone di qualsiasi altra malattia mai apparsa sulla terra, e di fronte a tutto questoc’`e ancorachihail coraggiodi difenderelapropria panciapienae una “propriet`a intellettuale” che si trasforma in arma di distruzione di massa, Elogio della pirateria un sistema di brevetti che `a in e un veroeproprio crimine contro l’umanit` quanto causa diretta della morte di milioni di persone. “Le disuguaglianze sono sorprendenti — ha dichiarato il dott. Jonathan Quick,direttoredel Dipartimentoperifarmacidibase dell’Organizzazione Mondiale della Sanit`a. — Nei paesi industrializzati un ciclodi trattamento con antibioticisipu`o acquistare con l’equivalentedi2-3oredi lavoro.Il costo di un anno di trattamento contro l’infezione da Hiv `e equivalente a 4-6 mesi di salario. La maggior parte dei costi per il trattamento sono rimborsabili.Viceversa,neipaesiinviadi sviluppo,unciclocompletocon antibiotici costa un mese di salario. In molti di questi paesi un anno di trattamento contro l’infezione da Hiv, ammesso che si potesse comprare, costerebbe l’equivalente di 30 anni di salario. E in questi paesi, la maggior parte dei farmaci sono a carico del paziente”. Per capire che oggiibrevetti non tutelanoicittadini, mailprofitto delle aziende,e quindi vanno rigettati cos`icomesi rigettanole leggi che danneggianola collettivit` a, basta fareicontiin tasca alle multinazionali del farmaco,e scoprirecheinun mercatoinrecessionele aziende farmaceutiche sono le uniche ad aver incrementato progressivamente i loro profitti nel corso degli anni, cheiprodotti farmaceutici vengono vendutia unprezzo che e` migliaia di volte superiore ai loro costi, che le spese sostenute per la ricerca e lo sviluppo dei farmaci vengono recuperate nel giro di pochi mesi con le vendite nei paesi industrializzati. La maggior parte degli abitanti del mondo vive nei paesi impoveriti, ma queste persone rappresentano poco pi u` dell’1% del mercato globale dei farmaci: chi e l’uomo cos` `i cinico da uccidere delle persone per espandere di un punto percentuale il proprio bacino di clienti? Perch´e nonsiregalanoibrevetti sui farmaciai paesi impoveriti chiudendo una volta per sempre il valzer dell’ipocrisia attorno al fumoso concettodi“propriet`a intellettuale”? Tra qualche anno le generazioni future rideranno di questo assurdo sistema protezionistico difeso a spada tratta dai sostenitori del “libero” mercato, cos`icome noi oggi ridiamo delle norme e dei regolamenti medioevali che tutelavano le piccole corporazioni del tempo. All’epocaicappellai potevano chiedere l’arrestodi chiunqueproducesseo vendesse cappelli senza essere affiliato alla corporazione dei cappellai, esattamente come fanno oggi le case farmaceutiche quando qualcuno vuol produrre dei farmaci senza adeguarsi alle regole sui brevetti imposte da “Big Pharma”. Il violento e oppressivo sistema dei brevetti viene descritto come l’unica soluzione possibile per stimolare la ricerca scientifica, ma e vero invece il ` contrario,e cio`e che molti nuovi farmaci vengono sviluppati graziea investimenti pubblici “a fondo perduto”, grazie al sostegno dei governi, delle fondazioniprivateedelle universit`a,enongrazieaiprofittideibrevetti.Le Pirateria della salute aziende farmaceutiche acquistano abitualmente l’esclusiva di utilizzo sui dati finali di ricerche pubbliche, e grazie a queste ricerche riescono a sviluppare e produrre farmaci su larga scala, poi marchiano tutto brevettando ilprocesso diproduzionedi molecolegi`a scoperteda altri,e rivendonoil farmaco brevettato in regime di monopolio agli stessi cittadini che hanno finanziato le ricerche con le loro tasse. Chi dice che i brevetti servono a sostenere economicamente la ricerca scientifica mente sapendo di mentire, e i retroscena di questa menzogna sono stati abilmente svelati dallo scrittore Mauro Guarinieri nel suo libro “Planet Aids”: Salvo pochissime eccezioni, la maggior parte dei farmaci in commercio `e faciledaprodurre, mentreil sovrapprezzo chei consumatori sono costretti a pagare serve a mantenere il sistema monopolistico basato sul brevetto. Considerato che le multinazionali farmaceutiche vendono oltre 150 miliardi di farmaci l’anno, se eliminare i brevetti portasse a una riduzione dei prezzi del 75%, sarebbe possibile risparmiare 79 miliardi di dollari l’anno. Sei costi sono cos`i alti, quali sonoi vantaggi per la comunit`a? Basandoci sui dati delle stesse multinazionali farmaceutiche la spesa annua per la ricerca biomedica ammonta a 22,5 miliardi di dollari. Considerato che il governo degli Stati Uniti, paese in cui operano la maggior parte delle multinazionali farmaceutiche, applica una riduzione fiscale del 20% sulle spese di ricerca, 3,2 miliardi di dollari sono a carico dei contribuenti. Se anche dovessimo credere che ogni anno vengono davvero spesi 22,5 miliardi di dollari in ricerca, solo 19 sono a carico delle multinazionali. In altre parole,i consumatori spendono 82,2 miliardi di dollari in pi ` u al solo scopo di “incentivare” le multinazionali farmaceutiche a spenderne 19 in ricerca. Vale a dire che per ogni dollaro speso in ricerca, se ne spendono altri quattro per sostenereil sistema deibrevettie altre attivit`a che non hanno nulla a che fare con la ricerca. Spendere quattro dollari per convincerele multinazionalia spenderne uno soltanto: peril momento non sembra un risultato straordinario1. Quindi pi u brevetti non corrispondono a pi`` u farmaci: al contrario l’esistenza stessa del sistema dei brevetti ` e un freno alla ricerca scientifica, che viene finanziata con le briciole lasciate sul tavolo dopo la grande abbuffata 1Cfr. Mauro Guarinieri, “Planet Aids”, Deriveapprodi 2003. Elogio della pirateria delle multinazionali. La pirateria sui farmaci va incoraggiata per mille motivi non solo nei paesi poveri dove si muore a causa dei brevetti, ma anche nei paesi ricchi, dove ogni anno le multinazionali del farmaco, attraverso il sistema deibrevetti, depredanoicittadinidi incalcolabili sommedi denaro, che non alimentano la ricerca scientifica, ma solamente il conto in banca di qualcuno. Se anche l’Italia decidesse di aprire la strada alle importazioni parallele e alle registrazioni obbligatorie come ha fatto il Sudafrica, ogni anno la sanit`a pubblica risparmierebbe centinaiadi migliaiadi euro,e questi soldi potrebbero essere utilizzatiperoffrire servizi migliori.Le unichea rimetterci sarebbero le compagnie farmaceutiche, ma in quale modello di democraziaidirittidi un’azienda, magari anche straniera, hanno priorit`a rispettoal benessere e all’interesse dei cittadini che vivono in un territorio? Il diritto universale, permanentee inalienabile alla salute viene messoin secondopianodachilodipingecome un’eccezioneal dirittodellapropriet`a intellettuale, che ` e invece temporaneo e revocabile. Nel mondo alla rovescia delle case farmaceutiche gli interessi privati dei brevetti vanno tutelati anche quando calpestano il diritto pubblico alla vita e alla salute. La speranza in un mondo pi`` u vivo e libero, dove la scienza e amica dell’uomoecammina assiemealui,ci arriva dall’azionedi alcuni grandi uomini che hanno scritto la storia della pirateria farmaceutica, come Jonas Salk, l’inventore del primo vaccino contro la poliomielite. Il 12 aprile 1955, quandoil commentatore televisivo EdwardR. Murrowgli chiedeachi appartenga il brevetto sul vaccino antipolio, Salk risponde “Io direi che appartiene alla gente. Nonc’`ebrevetto. Leipu`obrevettareil sole?” Anche Alexander Fleming, premio nobel per la Medicina del 1945, rifiuta di brevettare la penicillina dopo averla scoperta, e grazie a questa decisione milioni di vite umane sono state salvate dalla disumanit`a delle leggi di mercato. Il microbiologo EmmanuelEpstein ha dichiarato che “in passato scambiarsi in modo estemporaneo idee e osservazioni tra colleghi per condividere le ultime scoperte, era la cosa pi u naturale del mondo, ora non pi`` u”, e le sue dichiarazioni segnano il passaggio dall’era dei ricercatori puri desiderosidiprodurree condividere conoscenza all’era della ricercadeigruppi farmaceutici, dove il profitto aziendale ` e un obiettivo da raggiungere anche e soprattutto attraversoilprotezionismodeibrevettieilsegreto industriale. Fortunatamente c’ ` e ancora chifa distinzione traiprofitti privatie l’interesse pubblico,e nella ricerca del bene comune intere nazioni intere nazioni hanno abbracciato la strada della pirateria farmaceutica. Oltre al Sudafrica di Mandela, l’India ha avviato ormai da anni una vitale produzione di farmaci generici esportati in vari paesi del mondo; il Brasile produce lo Pirateria della salute calmente otto dei dodici farmaci antiretrovirali utilizzati per il trattamento dell’HIV;gli Stati Uniti hanno approvato nell’interesse nazionale centinaia di licenze obbligatorie su prodotti tecnologici, agroalimentari, farmaceutici e informatici; Regno Unito, Canadae Francia hanno dichiaratodi voler violareil brevetto sul trattamento genico del cancro al seno di cui `e proprietaria la multinazionale Myriad. L’Organizzazione Mondiale della Sanit`a ha approvato nel maggio 2004 una risoluzione che “ribadisce con forzail dirittodi tuttiiPaesia utilizzare nel modo pi ` u flessibile le misure di salvaguardia contenute negli accordi internazionaliin materiadibrevetti sui farmaci”,e perfinola Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo riconosce “il diritto universale ai massimi livelli di salute fisica e mentale ottenibili”. ` Equesto lo spirito che anima la “Tropical Disease Initiative”, un progetto di ricerca nato su internet grazie all’iniziativa di Andrej Sali, professore di Farmaceutica dell’Universit`a Californiana di San Francisco, Stephen Maurer, ricercatore in economia dell’universit` a di Berkeley, e Arti Rai, ricercatrice della Duke Law University specializzata nelle questioni legali che regolano l’attivit`a dell’industria biofarmaceutica. Questi tre pirati della ricerca scientifica hanno creato un gruppo di ricerca sulle malattie tropicali caratterizzato da un approccio aperto e inclusivo: tutti i risultati delle ricerche saranno liberamente condivisi in rete e non verranno richiesti brevetti per le scoperte realizzate all’interno del gruppo. Senzabrevetti, non saranno possibiliimonopolisui farmaci,eilprezzo delle medicine verr` atenuto basso dalla concorrenza tra le varie case produttrici che utilizzeranno le scoperte della “Tropical disease initiative”. L’obiettivo `a scientifica e quello di mettere in campo le migliori risorse della comunit` perunprogettolibero dall’ossessionedellucro individualeeguidatodaun solo, grande obiettivo comune: mettere a disposizione nel pi ` u breve tempo possibile e al minor costo dei farmaci che possono salvare la vita di quel mezzo miliardo di abitanti della terra colpiti dalle malattie tropicali, finora giudicate poco interessanti dalle grandi compagnie di “Big Pharma”, che non hanno mosso un dito per sconfiggere la malaria e le altre “malattie dei poveri”. Oggi chi alza la testa per sfidareibaroni delle pastiglie con la ribellione creativa dei pirati compie un dovere morale verso tutte le persone che muoiono ogni giorno per malattie curabili, e al tempo stesso aggiunge una pagina alla storia che un giorno non lontano porter ` a all’inevitabile abolizione del sistema dei brevetti, trasformato in un gigante coni piedi d’argilla dall’avidit`a delle aziende farmaceutiche. “Big Pharma” haigiorni contati, ed `e semprepiuvicinoil giornoincui tuttiipopolidel mondo stracceranno ` ibrevetti per trasformarli in colorati coriandoli con cui festeggiare l’accesso Elogio della pirateria universale ai farmaci essenziali. CAPITOLO VIII Pirati di immagini “Chi comanda non `` e disposto a fare distinzioni poetiche. Il pensiero e come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare”. [Lucio Dalla, Com’`e profondo il mare] Michiamo Francesco Cascioli,e sonounpiratadi immagini.Iomi considero un semplice artista che utilizza liberamente la propria fantasia, ma a volte l’esercizio dell’immaginazione viene considerato una pratica sovversivae criminale,da sanzionareereprimerein nomedel “diritto d’autore”,e quindi mi ritrovo qui, trasformato in pirata senza aver scelto di esserlo. In giovent `u sono stato dipendente del Poligrafico dello Stato, e nel 1980 mi sono dimesso, perch´ e non condividevo l’estetica dei loro francobolli, ma soprattutto per partecipare alla fondazione de “Il Male”, una storica rivista italianadi satira cheha ospitato nelle sue pagine illustrazionie scrittidi autori come Andrea Pazienza,Vincenzo Sparagna,Vincino, Pino Zac, Jacopo Fo, Sergio Angese e Roberto Perini. Sul “Male” ho pubblicato decine di fotomontaggi, opere di creazione artistica che sarebbe riduttivo definire semplicemente dei “falsi”, cos`icome sarebbe riduttivo descrivere unromanzoe un’invenzione letteraria come un “raccontodi fatti falsie mai accaduti”. Un giorno ero a casa con un po’ di influenza. Ritagliai una faccia di Fanfani dalla copertina de “L’Espresso” e la posizionai sul corpo nudo del paginone centrale di “Playboy”. L’insieme era grottesco, ma anche piacevole a vedersi. La portai all’allora quotidiano “Lotta continua”, che aveva una pagina di satira — “L’avventurista” — diretta dal vignettistaVincino. Grazie a lui partecipai alla nascita de “Il Male”, e mi sono ritrovato “fotomontaggista”. Elogio della pirateria Il fotomontaggio satiricoha straneregole.Tutrovilarealt`agi`araffigurata,ate tocca interpretarla, accostarlaadaltre immaginiealtrerealt`a,creare con quei frammenti un nuovo significato, per di pi ` u un significato politico. Ho realizzato fotomontaggi per venti anni ritagliando qualunque genere di fotografia: ad esempio mi capitava di partire da un oggetto riprodotto in una immagine pubblicitaria, a cui univo una “mano con pistola” ripresa dalla copertina di “Panorama” e per sfondo potevo mettere un’immagine ritagliata da “Famiglia cristiana”. Il risultato di questi accostamenti incrociati era una nuova immagine, da fotografare con un vetro anti-riflessi che teneva pressati e fermi gli “ingredienti visivi” di partenza. Seil fotomontaggio erabenrealizzatoeillustravain maniera intelligente un certo argomento, una rivista poteva acquistarlo, il che mi permetteva di guadagnarmi da vivere. Stavo violando il “diritto d’autore”? Stavo truffando il fotografo che aveva fatto uno degli scatti di cui io mi appropriavo? Oppure stavo usando in maniera creativa della carta colorata regolarmente acquistata in edicola? La violazione aveva anche altri aspetti paradossali. Mentre il reporter e` sempre il proprietario delle sue foto, il fotografo pubblicitario cede interamenteidirittidi un’immagine all’azienda chela usa. Quindi non“rubavo” a OlivieroToscani, maa Benetton. Riciclavo foto di riviste finite al macero per comunicare significati. Estraevo la vita dalla morte. Questo riutilizzo delle immagini ha molti punti di contattocol concettodi “intertestualit`a”,un termine usatodai filologiper indicare la rintracciabilit ` a di testi precedenti in un testo nuovo. Ad esempio: Virgilio ha piratato Omero nella sua Eneide? EDante li ha defraudati entrambi? Ma mentreifilologi dibattono nelle universit`adi “intertestualit`a”e “furti/ispirazioni” tra autori, la comunicazione elettronica ha fatto esplodere questo fenomeno, trasformando milioni di utenti internet in potenziali autori e “riciclatori” di immagini, testi, filmati e musica. Nellaredazionede“IlMale”,allafinedeglianni‘70, c’eranoregoleinsolite. Non contava tantola qualit ` a dell’immagine, quanto la battuta che supportava, il che riduceva tutto all’unico comandamento: fa ridere o no? A partire da questa esigenza iniziai a costruire pezzo dopo pezzo un archivio fotografico di immagini strappate alla stampa illustrata dell’epoca. L’archivistadiun giornale illustrato non avevala libert`adicuiho potuto usufruire io. Lui aveva solo la possibilit ` a di far rivivere foto stampandole sulla carta. Io ricavavo da pagine morte — di cui ritagliavo l’essenziale e il riciclabile —isoldiper vivere. Svuotavoicassonettia cacciadi vecchie riviste, le sfogliavo, strappavo le immagini potenzialmente utili e le catalo Pirati di immagini gavo nel mio archivio. Un fotomontaggista vive sul suo archivio, come le formiche d’inverno campano del magazzino viveri che hanno accumulato. Sulle pagine de “Il Male” abbiamo pubblicato false edizioni di quotidiani nazionali, creato dal nulla casi giudiziari come un finto arresto di Ugo Tognazzi diventato per un giorno il capo delle BR, abbiamo stampato finti avvisi controibagnantida appendere nelle spiagge, contrassegniper entrarenel centrostoricoesiamo riuscitiacreareperfino partiti politici inesistenti e virtuali, partoriti dalla nostra fantasia e dalla nostra voglia di comunicare in modo creativo e libero. Abbiamo falsificato ancheimaggiori quotidiani nazionali, con una serie di “prime pagine” che hanno scritto un pezzo di storia della comunicazione italiana. Nel nostro mondo parallelo fatto di immaginazione e creativit`a il Corriere dello sport annunciava l’annullamento dei mondiali di calcio, l’“Unit´a” titolavaa caratteri cubitali “Basta conla DC!”in piena epocadi compromesso storico, consociativismo e unit`a nazionale,il “Corriere della Sera” dava la notizia di uno sbarco degli Ufo, “La Stampa” annunciava una “Insurrezione operaiaaTorino”, nella nostra versionede “La Repubblica”i titoli di prima pagina proclamavano che “lo Stato si ´e estinto”. Inostri finti quotidiani sono arrivati anche all’estero: a Cracovia abbiamo distribuito un’edizione del “Trybuna Ludu” (l’organo del Partito Operaio Unificato Polacco), che annunciava l’incoronazionedi KarolWojtylaare di Polonia. AMosca ` e stata portata una “Pravda” fatta in casa e distribuita nella Piazza Rossa per annunciare con qualche anno di anticipo la dissoluzione dell’impero sovietico. Nel 1983 Vincenzo Sparagna si e spinto fino ` alle montagne dell’Afghanistan, per affiggere sui muri dei bazar di Kabul una falsa edizione della “Stella Rossa” (il quotidiano ufficiale dell’Armata Rossa) che dava l’attesissimo annuncio “Basta conla guerra.Tuttia casa!”. Ricordo ancora quando dalla redazione ordinammo ad uno scultore un bustoin marmodi Andreotti,eorganizzammo una cerimoniaal Pincio, con Benigni che faceva da presentatore, per inaugurare questo monumento ad uno dei “padri della patria”. La cerimonia era falsa, il busto vero,imeriti politicidi Andreotti erano falsie questo casodi falso-vero-falsohaprovocato deiproblemi alle forze dell’ordine quando, avvertiteda chiss`a chi, interruppero la cerimonia e tentarono di sequestrare il monumento: il poliziotto cheprov`oa spostareil busto pensava che fossedi cartapesta,eha rischiato di farsi precipitare addosso un pezzo di marmo che pesava quasi 90 chili. Avevamo chiesto che fosserealizzatoin pietradi Carrara, perch´ e nel nostro lavoro amavamo fare le cose con passione e accuratezza. La passione e la cura dei particolari sono gli ingredienti fondamentali di un’altra delle mie opere artistiche: l’invenzione di francobolli inesistenti, chemihaprocuratoparecchiproblemi conle autorit`aemiha trasformato Elogio della pirateria in un “pirata di immagini”. ` Erisaputo che qualsiasi rettangolino di carta, incollato in alto a destra, riesce a far viaggiare una lettera. Ipostini non badano pi ` u a niente. Io, ad esempio, una volta ho prodotto un francobollo “finto-falso” bucandone uno usato, al centro ci ho scritto in stampatello “i postini non fanno bene il loro lavoro”ela letterami`e stataregolarmente consegnatadal postinoedalmio portiere: neanche lui si era accorto di niente. ` Ecos`iche ho cominciato a realizzare francobolli comico-demenzialicome quello sul “Bicentenario dell’Eclissi totale”, il richiestissimo “Anniversario delVaffanculo”, ideale per lettere d’insulti e d’addio, oppure quello che celebrava il “Bimillenario del fotomontaggio”. Man mano che la mia tecnica si perfezionava, si aggiungevano alla collezione francobolli dedicati ai postini (una categoria a rischio che vive a contatto con la saliva di milioni di sconosciuti) o francobolli di satira politica, che durante l’incollaggio sulle buste permettono di farci beffa dei potenti, utilizzando slogan come “sputagli sulla schiena!” oppure “Silvio sta su con lo sputo!” Dopo aver concepito,prodottoeutilizzatoperanni francobolli artigianali autoprodotti, cercando di attirare l’attenzione sulla mia attivit`a artistica, ` e bastato pubblicare qualcuno di questi francobolli su internet per attirare l’attenzione della Polizia Postale. All’alba del 26 dicembre del 1997 ho festeggiato Santo Stefano assieme a tre poliziotti e un commissario, tutti regolarmente armati, che dopo essermi entrati in casa l’hanno perquisita per 5ore. Le accuseamio carico riguardavanola falsificazionedi valori bollatiela diffusione di materiale osceno. Una delle mie creazioni, infatti, era un bollo con Berlusconi impegnato nell’attivit`achehareso famosa Monica Lewinsky. Michelangelo Buonarroti ha potuto dipingere una scena di sesso orale nella Cappella Sistina con protagonisti Adamo ed Eva: ` e il dipinto passato alla storia con il titolo “Il peccato originale”, e si trova proprio sopra la testa del Papa. Io non pretendo di essere al livello di Michelangelo, ma non penso nemmeno di essere talmente scarso da meritare la galera. Oltre ai miei bolli rifattii poliziotti hanno trovato anche una fotocopia a colori di veri francobolli da 750 lire. L’avevo fatta per vedere se, con una riga di buchi/dentellature fatte con una vecchia macchina da cucire, il bollo fotocopiato sembrasse effettivamente simile ad uno originale. Erano venuti malissimo, non li avrei mai usati. Io faccio francobolli divertenti, molto meglio di quelli del Poligrafico dello Stato, e mi interessa usare quelli per far ridere la gente. Non avreimai usato quelle “fotocopiedi francobolli”perch´e eranobrutte, ma soprattutto non erano comiche,e anche perch´e nonc’`e necessit`adi riprodurreifrancobolliveri,dal momentoche qualsiasirettangolinodi carta Pirati di immagini riesce a far viaggiare una lettera. Avevo pubblicizzato la mia produzione artigianale di francobolli sia sul web che in un articolo uscito su “Linus”, dove invitavo tutti ad usare solo francobolli con il proprio viso. Quei francobolli erano una forma di umorismo gratuito, nel senso che permettono di far viaggiare la corrispondenza gratis, i primi valori bollati dichiaratamente comici, una risata in due centimetri. Sognavo, e continuo a sognare tuttora, una gara d’appalto bandita dallo Stato per l’ideazione dei francobolli italiani,e perch´e no, europei. Il Poligrafico in questi anni ha messo in circolazione solo francobolli piccoli, brutti e tutti uguali. Nessuno li guarda pi ` u, neppureipostini che dovrebbero controllarne l’autenticit`a. Per questo bisognerebbe lasciare spazioa chi inventa francobolli che facciano ridere e siano gradevoli alla vista. Il consumatoreha diritto alla qualit`a, mentre l’ente pubblicoharovinato il mercato producendo solo valori bollati banali e senza gusto. Ad esempio che ci voleva a mettere sul retro una colla al sapore di fragola o di mirtilli? Col francobollo pi u buono e pi`` u bello torna la voglia di scrivere, e nel mondo fioriscono l’allegria e le nuove idee. Mi sono divertito a realizzare francobolli col volto di amici, di clienti e di alcune trale personalit`api` u in vista, oltre naturalmente ad una serie di autoritratti. Ormai utilizzare francobolli con il volto di un altra persona e` come usare uno spazzolino da denti non tuo. A me, e a molti miei amici, farebbe senso:la facciadiun morto sullamia lettera,eperch´e?Sela lettera ` e mia ci metto la faccia mia, o al massimo una barzelletta o una battuta. Il francobollo col ritratto personalizzato ` e un monumento ai vivi, che se lo possono godere di pi ` u dei defunti. Il bollo personalizzato va visto come un’evoluzione della carta intestata. Fa moltopiu chic, inoltreifilatelici ne ` vanno a caccia. Dopo un processo durato quattro anni — con un perito della banca d’Italia convocatoin aulaa dire che, secondo lui,i miei falsi erano perfettie avrebbero ingannato chiunque — alla fine sono stato assolto. Solo chi `e stato sotto processo pu` o ufficialmente dichiarare di “essere innocente”, e ora, come direbbeTot`o, “iolo fui”. Qualcuno considera il fotomontaggio e l’utilizzo di immagini altrui come violazioni del dirittod’autore, ma personalmente non mi sono mai posto il problema. Il diritto d’autoreha fattola sua epoca,eunbelprecedente giuridico sono le barzellette. Chi ha il diritto d’autore sulle storielle umoristiche? La barzelletta ` e il prodotto “copyleft”, per eccellenza. Uno la crea ex novo (ma imisteriosissimi “inventori di barzellette” sono del tutto irrintracciabili), o la modifica, o la adatta, oppure si limita a diffonderla su internet, come fac Elogio della pirateria cio io da molti anni attraverso mailing list dedicate alle barzellette. Perch´e la Siae non apre una sezione “barzellettieri”, e tollera che una categoria di ` autori venga defraudatain modo cos`itotale? Euna vergogna! Un altroesempio sonoilibripi` uvendutidelmondo,la “Bibbia”eil“Corano”, entrambitesti ispiratidaDio,che—aquanto risulta —non ` e neppure iscritto alla Siae. Bell’esempio che ci viene dalle Alte Sfere! L’Autore dei maggiori best-seller di questo (e dell’altro) mondo viene spudoratamente frodato dei suoi diritti, bench´ e abbia molti capolavori al suo attivo. Un tizio ama gli Squallor (un gruppo musical/cabarettistico degli anni ‘70),hailoro45 giri, vuole condividere — parola magica — la sua passione con altri, e mette in rete la musica dopo averla trasformata in file mp3. Un altro ha una vecchia videocassetta con un film introvabile di Alberto Sordi, lo digitalizza, lo condivide e quel film diventa nuovamente disponibile anche se nessuna azienda ce l’ha in catalogo. Un terzo tizio — io in questo caso — si innamora di un filosofo: Gregory Bateson, e pubblica in rete decine di estratti dei suoi libri. Chi ` e stato danneggiato da questa azione? Il filosofo — nel buio della sua tomba o nella luce del Paradiso — apprezzer`a certamente questo lavoro di diffusione dei suoi pensieri. La casa editrice, grazie agli estratti pubblicati online, ve- dr`a pubblicizzato un proprio prodotto: se un filosofo interessa per averne letto delle cose su internet, la gente sar`api` u invogliata a comprarei suoi ` libri e leggerli per intero. Eun po’ come se io realizzassi il sito del libro in questione. Gli eredi di Bateson forse strilleranno, ma a noi poco importa, e comunque se l’editore poi vende una copia in pi ` u, qualche spicciolo lo riceveranno anche loro. Non so se con le mie azioni derubo qualcuno, ma ho il diritto di sentir- mi “Robin Hood”, perch´e col mio gesto arricchisco tutti.L’informazione e` ` l’unico bene che possa venire cedutoe conservato nello stesso tempo. Euna mercestrana: non impoveriscechilad `o arricchire enormementechi a, e pu` la riceve. Un animale come l’uomo, che vive in gruppo, gode di un doppio vantaggio: quello del sapere, e quello di poter scambiare il suo sapere con qualcos’altro, con un altro sapere. La Grande Rete sembra fatta apposta per moltiplicare questa tipica capacit`a dell’uomo: produrre, diffondere e scambiare cultura. Solo una societ`acapitalisticaemercificante comela nostra,pu`oetichettare come“prodotti editoriali” una musicaoun testo filosofico,che diventano prodotti, oggettida venderee merce comune anzich´ e opere d’arte da usare come nutrimento per l’anima e la mente. Nei secoli bui del Medioevo nessuno avrebbe osato fare un’operazione del genere, a quell’epoca la cultura aveva ancora una sua dignit`a. L’amanuense che copiava Platone, lavorava per il bene di tutti. La nobile istituzione delle “Biblioteche pubbliche”, Pirati di immagini non ` e stato che un precedente storico della Rete: tutta la cultura riunita un solo luogo, disponibile per essere studiata e copiata, conservata in ordine perch´ e tutti possano approfittarne. Internetei sistemi “peer-to-peer” di scambio dei file sono — per metafora — la biblioteca di Alessandria dell’era contemporanea. Elogio della pirateria CAPITOLOIX Videopirateria “Evitateirapporti conle major discografiche,la stradada percorrere e` l’autoproduzioneela distribuzione attraverso circuiti autogestiti”. [Frankie Hi-Nrg, musicista. Dichiarazione rilasciata nel luglio 2004] Qual ` e la materia prima che usano gli artisti? Di cosa si nutre il genio creativo? Quali sonoi mattoni con cui vengono costruite le opere dell’ingegno?Trale varie pratichedi pirateria culturale,la pirateria audiovisiva e` sicuramente una dellepi ` u affascinanti, una forma d’arte e di rielaborazione delle immagini e dei suoni finora “ignorata” dalla cultura ufficiale. Il pirata audiovisivo non ha a disposizione grandi studi di produzione, non ha dietro le spalle una casa discografica, non lavora con budget da milioni di euro, non ` e favorito da massicce campagne pubblicitarie, non ha uffici stampa o uomini del marketing che promuovono la sua immagine. ` E un Davide della comunicazione multimediale, che utilizza come fionda e come sasso controi Golia di Hollywood due potentissimi strumenti: la propria immaginazioneele nuove tecnologie della comunicazione,chepermettono di trasformare il computer di qualsiasi ragazzo, opportunamente collegato a internet, in uno studio di doppiaggio, una casa di produzione musicale, un laboratorio di regia o una sala di montaggio. Chi non ha soldi o non fa parte di grandi potentati mediatici utilizza come materia primala musicaei filmgi`aprodottida altri, riplasmandoli e rivestendoli di nuovi significati e messaggi, creando di fatto nuove opere dell’ingegnoa partireda iconegi`a impresse nell’immaginario collettivo. Elogio della pirateria ` Ecos`iche la regia cinematograficanon e piu un gioco riservato ai figli `` di pap`a,ai figli d’arteoai figlidi buona donna capacidi mettere insieme isoldi necessari ad una produzione, ma diventa un linguaggio espressivo alla portatadi tutti. Bastaprendere immaginie inquadraturegi`arealizzate dai paperoni del cinema e trasformarle in ingredienti per un nuovo racconto, che verr`a costruitoe assemblato grazie alle sbalorditive potenzialit`a dell’informatica applicata alla cinematografia. Chi si avventura in questi affascinanti mari della pirateria agisce sotto la continua minaccia delle ritorsioni da parte degli autori originali delle opere riplasmate, sempre pronti a stracciarsi le vesti gridando al plagio anche quando il risultato finale del lavoro creativo ` e lontano anni luce dagli ingredienti di partenza. ` Eun rischio ched`a un doppio valore all’arte dei pirati audiovisivi, che esprimonoaltempo stessoilvaloredelgenioequellodella ribellione contro regole ingiuste. Questo ideale romantico, l’amore per la propria immaginazione e fantasia, li rende pronti a rischiare in prima persona pur di seguire la passioneeil fuoco artisticocheli divora, dispostia sfidareigigantiper affermare il proprio diritto alla libera espressione delle idee, anche quando queste idee nascono a partire da film o da canzoni che qualcun altro ci ha fatto entrare in testa. ` Eproprio questo il punto della questione: quando prendo una canzone e ne cambio il testo per esprimere un nuovo messaggio, cosa sto facendo esattamente?Storubandoqualcosaaun artistaoppuresto attingendoadun linguaggio musicalechesitrovagi ` a nella mia testa e in quella di tantissime altre persone? Una canzone famosa e ancora paragonabile a un oggetto ` che si trova stretto saldamente nelle mani del suo proprietario oppure si trasforma in un “alfabeto” condiviso che chiunque pu`o utilizzare per dire cose nuove? L’obiettivo di ogni casa discografica e quello di farci entrare ` in testa una canzone: possiamo biasimare chi decide di non lasciarlal`i, ma di farla uscire dalla propria mente dopo averla arricchita e riplasmata con creativit`a? Ci vuole pi` u fantasia e ingegno per scrivere un film a partire da zero o per cambiarei dialoghi,la tramaeil messaggiodiun filmgi`arealizzato, sovrapponendo alle vecchie immagini una nuova storia e un doppiaggio “fatto in casa” con un microfono e un computer? Dare nuova formaa contenutigi`a espressida altri non `a in- e una novit` trodotta dalle moderne tecnologie: William Shakespeare, ad esempio, ha adattato il suo “Romeo e Giulietta” dalla poesia di Arthur Brooke TheTragicall Historye of Romeus and Juliet, che Brooke a sua volta aveva basato su una traduzione francese curata da Pierre Boaistuau di vari racconti italiani. La prestigiosa rivista Scientific American, in un editoriale del febbraio 2005, Videopirateria si `e espressa molto chiaramente sull’approccio di Shakespeare al riciclaggio d’arte: “la storia delle opere creative ` e la cronaca di lavori presi in prestito da altri”. Perfino il “Don Giovanni” di Mozart ` e il risultato di una rielaborazione creativadi artegi`a esistente, dal momento cheil librettistadi Mozart, Lorenzo Da Ponte, ha copiosamente attinto dal lavoro di Giovanni Bertati, che aveva scritto per Giuseppe Gazzaniga il libretto di un’opera omonima. Mozart, quindi, ` e il complice di un pirata? Da Ponte era un criminale? Oggi probabilmente la risposta di molte case discografiche sarebbe affermativa, ma fortunatamente ai tempi di Mozart l’arte altrui era una materia prima piu’ duttile e meno imbrigliata, che permetteva di aggiungere il proprio genio a quello dell’autore originario. Il “re” italiano della pirateria audiovisiva, che ha utilizzato la sua voce per ridare nuova vita a due film di culto come “Superman” e “Guerre Stellari”,si chiama CarlettoFX1,dovelasiglaFXstaper“effects”,cio`eglieffetti speciali che Carletto realizza in modo artigianale con l’aiuto di un semplice computer. Carletto ` e anche il leader dei “Gemboy”, un gruppo musicale che reintepreta in modo originale canzoni famose e sigle dei cartoni animati, riscrivendoneitesti con uno stile goliardicoe demenziale che nel corso degli anni ha saputo conquistare migliaia di appassionati in tutta Italia. Il successo di questo gruppo non nasce da un piano commerciale studiatoa tavolino,oda massicce campagne pubblicitarie,mada una semplice sceltadiautopromozione:diffonderesu internetipropribrani gratuitamente e liberamente. IGem Boy hanno dimostrato una cosa molto importante nel panorama musicale italiano: qualsiasi gruppo di amici che si riunisce per suonare divertendosie cheproduce musica godibilepu`o diventare con poco sforzo una vera e propria band che trascina centinaia di persone ai propri concerti. Per riuscire in questa impresa basta scegliere di non affidarsi agli squali delle case discografiche, sempre a caccia di nuovi talenti da spremere come limoni,e decidere invecedi consegnarelapropria arteal benefico passaparola del popolo dellereti, anzich´e alla crudele spietatezza della Siae. “Diffondere i nostri brani in rete `— e stata quasi una scelta obbligata racconta Carletto — noi abbiamo cominciato suonando cover con il testo rivisitato, e nessuna casa discografica avrebbe accettato di pubblicare le nostre manipolazioni. Per fortuna internet ` e un mondo libero e da sempre chi voleva sentire la nostra musica ha potuto trovarla in rete. Grazie al passaparola noi siamo diventati il gruppo pi ` u famoso d’Italia senza esserlo. Non siamo famosi perch´e non siamo su Mtvn´e sulle copertine dei giornali, 1Nonostante l’omonimia con l’autore di questo libro, per non brillare di meriti non miei tengo a precisare che il “Carletto” in questione non sono io. Elogio della pirateria maal tempo stessolo siamo perch´e centinaiadi migliaiadi persone, grazie al tam-tam della rete e al passaparola sotterraneo, conoscono il nostro nome e hanno sentito almeno una nostra canzone. Eppure la maggior parte di queste persone non sa neppure che faccia abbiamo. Nonostantei Gem Boy abbiano venduto pochissimi dischi, e tutti attraverso circuiti informali di distribuzione, ogni volta che organizziamo un concerto ci sorprendiamo nel vedere migliaia di persone che conoscono le nostre canzoni a memoria. Qualcuno viene perfinoa chiedermi l’autografo perimiei ridoppiaggi. Sono un famoso virtuale. Ilproblemadello scambiodi musicainretenonriguardachi`enato come me sull’ondadi questo fenomenooiragazzidioggicheprovanoad avvicinarsiallaproduzione musicale,mariguardasoloquellichefinoaierihanno campato sulla vendita dei dischi. Un tempoi discografici vendevanopi` u dischi: solo in pochi potevano permettersi studidiregistrazione importanti,i tecnici audio eranoi solia capirecome funzionavanoiloromacchinari astrusiecostosissimi,le stampe deiCd erano molto costose.Tutto sembrava giustificareilprezzodei dischi, e ogni artista desiderava di entrare a far parte di quella elite, ma nel giro di pochi anni tutto ` e cambiato. Conunpo’di sbuzzo, coniprogrammiper l’editing audio che diventano sempre pi ` u facili da usare e con un minimo di attrezzatura musicale chiunquepu`orealizzareunprodotto valido,ed `e qui chesi inceppa tuttoil meccanismo, perch´eicostidiproduzionesi sono abbattuti ma il prezzo dei Cd `e rimasto lo stesso”. Il “ridoppiaggio”pi`` u famosorealizzatoda Carletto e senza dubbio “Star Whores”, una rivisitazione di “StarWars” (Guerre Stellari) che nel giro di pochi mesi `il maggiore successo di e diventata il film autoprodotto con pubblico nella storia della cinematografia italiana, un fenomeno mediatico scaricato in rete da migliaia di persone. Nel nuovo racconto di Carletto (che utilizza le vecchie immagini di George Lucas)iprotagonisti non sonopi` u le forze ribelli, ma gli stessi Gem Boy, descritti come un gruppo musicale che sfida il sistema diffondendo nello spaziolapropria musicain formato Mp3. Il malvagio DarthVader diventa un funzionario della Siae deciso a stroncare con le buone o con le cattive l’attivita dei Gem Boy. Il tutto ` e condito da un linguaggio sboccato e goliardico che per`o non scade mai nella volgarit`a gratuita,e dalla vocedi Carletto, il “doppiatore unico” del film, che si rivela straordinariamente versatile nell’adattarsia tuttiipersonaggi. Star Whores manda un messaggio serio in modo scherzoso: oggi ` e in atto una lotta tra forze positive che cercano di esprimere in modo libero creativit`a e fantasia e forze negative che cercano di criminalizzare alcuni comportamenti (come la copia di musica ad uso personale e senza scopo Videopirateria di lucro) che ormai sono diventati un fenomeno sociale, e non possono pi u` essere considerati una devianza criminale. Carletto FX racconta che Il mio sogno ` e sempre stato quellodifare cinema:dirigere, montare,recitare.Ognivoltache finiscodi “ridoppiare”unfilmevedoipersonaggi famosirecitare conle cose scritteda mee conla mia voce, questo sogno prende forma. Un ridoppiaggio richiede molti mesi, ma ` e un lavoro che faccio volentieri come “palestra creativa”,perch´emipiacefar riderela gente,mipiacestupirechi guardaimiei filme me stesso,e vorrei lasciare un segno chemi faccia ricordare dagli altri. Ho cominciatoa scriverela sceneggiaturadi “StarWhores” nel settembre2000,ein totalelaproduzionedelfilmha richiestoben 10 mesi di lavorazione, di cui2 solo per la stesura della storia. Non mi sentivo il nuovo George Lucas, al massimo il nuovo Mel Brooks. All’epoca in cui nacque l’idea di scegliere un film, riscriverne completamente la sceneggiatura, ridoppiarlo e ricrearne integralmente il sonoro, noi Gem Boy avevamo deciso di uscire dal circuito dei piccoli pub di provincia per tentareil cosiddetto “saltodiqualit`a”ecominciareasuonareneigrossiclubdi tutta Italia. Le incertezze e le paure erano tante. Per evitare il pi ` u possibile che questo tanto auspicato salto di qualit`a si trasformasse in un saltonelvuoto,ame vennein mentedirealizzareilprogettoStar Whores, di utilizzareinternet come cassa di risonanza per diffondere ilpi ` u possibileil nomeGemBoye ampliaredi conseguenza il nostro seguito ai concerti live di tutta Italia. Ancora oggi rimango piacevolmente colpito nel vedere quante persone che non hanno mai sentito parlare dei Gem Boy arrivino ai concerti per scoprire chi si nasconde dietro al nome di un gruppo musicale messo cos`iin rilievo in questo film e, una volta ` visto il concerto, entrino a far parte del nostro seguito. Epazzesco accorgersi di quanto questa idea si sia dimostrata vincente e di quanto tutto il gruppo alla fine ne abbia beneficiato. Dal punto di vista delle “major” di Hollywood Carletto ` e un criminale, l’autore di un plagio indebito di icone sacre della cinematografia. Dal punto di vista della cultura universale, invece, le sperimentazioni innovative della pirateria audiovisiva hanno aperto le porte a nuovi linguaggi espressivi basati sull’utilizzocreativodi immaginigi`a note, usate come “materia Elogio della pirateria prima” per creare opere dell’ingegno assolutamente originali, che peraltro fanno anche pubblicit`a indiretta alle “fonti” utilizzate come materiale. Lo scambiodi videoinrete,la rielaborazionecreativadi musicaefilmati, il rimontaggio artistico e il ridoppiaggio di materiale video sono una delle nuove forma d’arte nate con la diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e questa pionieristica pirateria audiovisiva va incoraggiata e tutelata dalle persone sagge e lungimiranti, che vedono l’artedi domani nellapresunta illegalit ` a di oggi. CAPITOLOX Arte pirata “The words of the prophets are written on the subway walls and tenement halls...”. [Simon&Garfunkel, The Sound of Silence] “Sarebbe stupidorelegare l’arte nei musei”. [Keith Haring] Quando ero piccolo mi piaceva molto disegnare, e ricordo ancora oggi lafrustrazionediun pomeriggioincuinon riuscivoatrovarefogli bianchiin casa.Mi capitavadirestareda solo,perch´emia mamma faceva l’insegnante in una scuola a tempo pieno, e quel giorno non c’era in casa neanche un mezzo foglietto da colorare. Fu cos`i che decisi di compiere il mio primo gesto di pirateria artistica, e detti briglia sciolta alla mia fantasiaea un pennarellorosso utilizzandoi margini bianchi di un libro che trovai negli scaffali di casa. Rileggendo quell’esperienza molti anni dopo, riesco a comprendere meglio lo spirito che animai pirati dell’arte che riempiono di colore le citt`a grige e violentate dai vandali che le riempiono di fumi industriali, cartelloni pubblicitari, scorie inquinanti, discariche a cielo aperto, quartieri ghetto con palazzine tristie altri “effetti collaterali” della modernit`a, ben diversi dagli spruzzi di colore che qualche Sindaco vorrebbe bollare come il nemico pubblico numero uno. Elogio della pirateria Ogni colpo di spray lanciato nell’aria delle nostre periferie nasce da una compressionedella fantasiaedellacreativit`adichi`eancora abbastanzavivo per sognare a colori. Ogni spazio negato nelle citt`acostruiteamisura delle industrieenon dei ragazzi stimola la ricerca di angoli di strada, margini di muro, ritagli di periferiee tavolozze urbane similia quellecheda piccoloho cercatonei margini dei libri, prima che il nozionismo scolastico atrofizzasse la mia voglia e la mia capacit` a di disegnare. Ipirati delle citt`a che coloranoimuri conla loro immaginazione, e sfidano la repressione degli uomini grigi in cravatta, hanno la “colpa” di essere pi ` u colorati e fantasiosi di chi tollera devastazioni ambientali in nome dell’“occupazione”, ma si dimostra severissimo e inflessibile contro chi realizza illustrazioni muraliin nome della libert`adi espressione. Abbiamo scelto un compromesso con l’inquinamento industriale, accettando rischi per la salute pubblica, abbiamo accettato un compromesso con evasoriepalazzinari,chehanno beneficiatodi condoni fiscaliecondoniedilizi, un ministro della Repubblica ha dichiarato addirittura che “bisogna convivere con la Mafia”, ma quando si tratta dei pirati cittadini che coloranoimuri delle nostre citt ` a nessun compromesso ci sembra accettabile in nomedel diritto all’espressione,e invochiamola “tolleranza zero”per sbattere in galera ragazzini colpevoli di avere troppa fantasia. Troppo facile prendersela conipi`` u deboli, conipiu giovanie con chi nonha una lobby chelorappresenta:perch´ela collettivit`anonsifacaricodeicostidiripulitura dei muri senza criminalizzare chi li dipinge, e al tempo stesso sceglie di assolverechi costruisceinrivaalmareesifa caricodei gravissimidanniche provoca chi sottrae all’Italia aree di grande rilevanza storica e naturalistica, o chi ruba soldi frodando il fisco? Nelle nostre citt`alarepressione degli sprayela lottaai “graffitari” sono lo sport preferito degli amministratori locali, che confondono la pulizia della politica con la pulizia dei muri, o meglio con il loro squallido grigiore. L’imbrattamento pubblicitario che inquina di messaggi avidi e volgari gli autobus,imuri,icartelloni stradali,le metropolitane,le facciate dei palazzi e perfinoi monumenti storici, viene tollerato, legittimato, apprezzato, incoraggiatoin nome dello “sviluppo economico”, ignorando le necessit`a di uno sviluppo pi ` u urgente, lo sviluppo creativo della fantasia dei ragazzi e della loro voglia di esprimersi e colorare il nostro mondo. Come sarebbe bella, la nostra povera Italia, se la lotta alla Mafia e al malaffare fosse condotta con la stessa determinazione della lotta agli spray! Nel febbraio 2005, una maxiretata ha colpito 35 writer del comasco, di cui 14 minorenni, accusatidi danneggiamentoe imbrattamento. Milleduecento fotografie, decine di pedinamenti e intercettazioni telefoniche raccolti nel Arte pirata l’arcoditreanniadognioradelgiornoedellanotte:ilNucleo investigativo della polizia locale di Como non ha badato a spese per catturare i pirati dell’arte. Gli uomini grigi sono stati orgogliosi di questo gravissimo colpo inferto alla “criminalit`a” locale,eper questa grandiosa azione controungruppodi ragazzini il Nucleo investigativo ` e stato premiato con la “Croce e nastrino per meriti speciali” della Regione Lombardia, la massima onorificenza per le polizie municipalie perigruppiregionali dellaprotezione civile. Basta conicolori,gli spray,le scritte,idisegni, l’avventura, l’adrenalina, la vogliadi stareingruppo: pensatea cosepi` u serie come l’abusivismo edilizio condonabile,ifalsiin bilancio depenalizzatio l’evasione fiscale,roba ` da gente seria e persone per bene. Equesto il messaggio sulla fantasia e la legalit`a che stiamo consegnando alle giovani generazioni, e che la polizia di Como ha trasmesso ai ragazzi arrestati e processati per la loro pirateria artistica. Anche il comune di Monza ha sguinzagliato agenti in borghese per la creazione di un archivio fotografico dei “tag”, catalogando le firme pi ` u ricorrenti sui muri cittadini, e gli scenari d’azione preferiti dai pirati dell’arte vengono costantemente monitorati. Il sindaco di Milano Gabriele Albertini nel 1999 ha addirittura annunciato delle “taglie” sui writers, promettendo un milione di vecchie lire ai cittadini pi `a u solerti nel denunciare alle autorit` ipirati dell’arte urbana. Per questo ed altri episodi Milano ` e diventata la capitale italiana dell’oscurantismo artistico e della repressione contro la pirateria urbana. Il senatore di Alleanza Nazionale Riccardo De Corato, che ricopre anche l’incarico di vicesindaco nel capoluogo lombardo, ha presentato un disegno di legge per modificare l’articolo 639 del codice penale, che punisce il “deturpamento e imbrattamento di cose altrui”. La proposta ` e quelladi punireipirati dell’arte urbana conlareclusione fino a tre mesi, una sanzione pecuniaria e l’obbligo di ripulitura dei luoghi. Eil tutto dovrebbe avvenire procedendo d’ufficio, quindi anche nel caso in cuiilproprietario dell’immobilenonsiainteressatoasporgere denuncia.Se il fatto riguarda strutture collocate nei centri storici la punizione auspicata da De Corato lievita fino ad un anno di galera, quanto basta per trasformare un giovane artista in un criminale incallito grazie all’indubbio effetto di “rieducazione” delle strutture detentive italiane. Nell’ottobre 2004 De Corato ha avuto anche il piacere di ospitare il tenente Steve Mona (nomen omen), il capo della “VandalSquad” della polizia di NewYork, il commando antigraffiti specializzato nella caccia ai writers. I poliziotti hanno la facolt`a di garantire l’immunit`a ai minorenni colti sul fatto, ricevendo in cambio informazioni sull’identit`a di altri pirati dell’arte Elogio della pirateria urbana. Le tecniche di investigazione della “Vandal Squad” comprendono anche l’infiltrazione nelle feste e nei raduni giovanili, per fotografare e schedare centinaia di volti da immagazzinare e catalogare nel computer. Dalla fine degli anni ‘80 ad oggi, Mona ha arrestato una media di mille pirati all’anno nella sola citt`adi NewYork,eisuoi slogan ricordanole frasi secchee laconichediTerminator, Robocopo JudgeDredd: “Non sono un critico d’arte, non devo distinguere fra graffiti belli o brutti. Il mio lavoro e` arrestarechilifaperchelaleggediceche ´` e vietato farli. Punto.ANewYork `e vietato del e vietato vendere bombolette spray ai minorenni. AChicago ` tutto. Perchifaungraffitoc’`e l’arrestoe basta: niente multe, non servono a nulla. Abbiamo schedato, scannerizzato e sottoposto a perizia calligrafica tuttiigraffiti della citt`a: se vieni arrestato per la seconda volta, sei punito non solo per il graffito che stavi facendo ma anche per tutti quelli uguali registrati nel nostro archivio”. Per foraggiare i 67 agenti specializzati che fanno parte della “Vandal Squad”, asserragliati nel loro “fortino”in fondoaBrooklyn,la citt ` a di New York spende5milionidi dollari l’anno, Ma non tutteleistituzioni sono insensibili all’artedi strada: una storica sentenza del 1994 ha scagionato due giovani pirati milanesi dell’arte urbana dall’accusa di aver compiuto “atti vandalici” nella stazione di San Donato della metropolitana. Secondo il giudice il fatto non sussisteva, e questa assoluzioneha portato cons´e l’implicito riconoscimentodi un valore artistico delle opere di arte urbana. Se consideriamoimuri delle nostre citt` a come dei “mezzi di diffusione” delpensiero,illoroliberoutilizzodapartedeipiratid’artepu`oessereconsiderato un esercizio del diritto costituzionale di manifestazione del pensiero “conla parola,lo scrittoe ogni altro mezzodi diffusione”. Se, invece,i colori dei pirati dell’arte vengono considerati “sporcizia”e la loro presenza sui muri un “danno”, allora le considerazioni da fare sono differenti, e riguardano l’articolo 639 del codice penale, che prevede una multa per chi sporca con vernice cose mobili o immobili altrui, e l’articolo 635, che punisce chi danneggia edifici pubblici, anche con pene detentive che possono arrivare fino a 12 mesi. Se nel mondo avesse vinto la repressione degli uomini grigi che combattono la pirateria artistica urbana, un grande artista come Keith Haring sarebbe stato sbattuto in cella prima di poter trasportareisuoi disegni dai muridi NewYork alle grandi galleriedi arte contemporanea. Ma tuttigli sforzi dei censorie dei nemici della pirateria artistica urbana sono destinati a fallire: nessuna legge, multa, repressione o pattugliamento potr`afrenarelo spiritocreativoche abita l’animo dell’uomosin dall’et`adella pietra,e cheha permessoa noieai nostri antenatidiimmaginare artee bel Arte pirata lezzadifronteanude caverne, pellidi pecora, tele immacolate, fogli bianchi, muri cittadini, vagoni ferroviari e ogni altro genere di superfice anonima e monocolore su cui l’occhio umanoha avutola possibilit ` a di posarsi. Gli artisti urbani sono come la sabbia che sfugge al pugno chiuso che vorrebbe stringerla, controllarla, stritolarla, dominarla e confinarla all’internodi spazipredefiniti. Ma nessun recinto sar`a mai abbastanza grande per soddisfare la voglia di libert`a dei pirati dell’arte, che non accettano di sottomettersi a niente e a nessuno, ma ubbidiscono solamente alla propria fantasia. Ipirati dell’arte sono convinti, e con buone ragioni, di offrire un servizio pubblico al territorio in cui vivono, portando un po’ di colore nelle aree urbane afflitte dal grigiore e dalla bruttezza della decadenza postmoderna. Per un writer un muro grigio, uniforme, monocolore, triste, monotono e spento ` e una forma di bruttura e di violenza allo sguardo peggiore di qualsiasi altro segno, tracciao spruzzodi tinta chepu`o essere lasciato su quel muro. L’unica soluzioneefficacee praticabileperchi non sopportadi vederei muridelproprioquartiere ricopertidi “tag”,lefirmeconcuiiwritersegnalanolaloropresenzae marcanoilproprio territorio, ` e quella di chiamare un altro writer o una “crew”, un gruppo di artisti dell’arte urbane, per realizzaresuquel muroun “pezzo”,cio`eun veroeproprioquadro metropolitano che utilizza quel muro come tavolozza, e che in ragione del suo valore artistico ha il diritto di sovrapporsi alle tag1. Nessuno metter `a in aaltre scritteotagsuquel pezzo:quel muro rimarr` toccabile, protetto dalla stessa arte che ospita. Come tutte le culture, anche la cultura della pirateria artistica urbanahaipropri valori,e unodi questi valori `a del loro eil rispetto degli altri writers, delle loro operee della qualit` lavoro. Quelli che molti considerano vandali deturpatori della bellezza cittadina non si sognerebbero mai di ricoprire un disegno di altre persone con ipropri colori, e questo vale anche per le opere d’arte e gli artisti del passato. Nessun pirata dell’arte urbana avr`amai vogliadi ricoprireilColosseo,il Duomodi Milanoo altri edifici storici conipropri lavori,perch ´ e si aspetta che ancheleproprie creazioni vengano rispettatee tutelate dagli altri. Il rapporto del pirata dell’arte urbana con le proprie creazioni ` e stato descritto efficacemente da un writer che si firma con la tag “Coda”, in un messaggio lanciato su internet: “mettere l’anima su un muro e fare un passo indietroper osservarelepropriepaure, speranze,sognie debolezze,per 1Il termine “pezzo” con il quale, in Italia, si definisce un’operadiwriting,deriva dalla parola piece, a sua volta contrazione di masterpiece, utilizzata dai writers newyorkesi per indicareiloro lavoripi ` u rifiniti e colorati. Elogio della pirateria mettedi raggiungereunaprofonda consapevolezzadis´estessiedelproprio stato mentale”. In un futuro non troppo lontano, il mondo guardera con pi`` u benevolenzaaipiratidelcolorechesi esprimonosuimuri cittadini,egi`aoggiun sondaggiorealizzato dall’Eurispese dalTelefono Azzurroha rivelato cheil 76% degli adolescenti trai12ei19 annisi dichiara favorevole allapresenza di murales e graffiti nelle strade cittadine, e il 44% li considera una forma d’arte. Il 60% dei ragazzi intervistati ritiene che sia lecito dipingere su un muroe attribuisceal writing una funzionedi abbellimento delle citt`a. Ma chi vuole liquidare questo fenomeno come un recente capriccio giovanileha fatto maleiconti conla storia.La pirateria artistica urbanahaun percorsoche vieneda lontano,eaffondale sue radicinel rapporto ancestrale tra l’uomoeil segno grafico nato nelle caverne quandoilinguaggi erano ancora da inventare. Il termine “graffiti” ha le sue radici etimologiche nei terminigreci graph`e (scrittura)egr`aphein (scalfire, incavare, disegnare). Nelle sue forme attuali, il fenomeno del writing `a e associato alle attivit` dei pirati dell’arte metropolitana che negli anni ‘70 hanno cominciato a colorarele stradediNewYork, magi`a nell’antica citt`adi Pompeile strade erano piene di scritte che deridevano i personaggi pubblici dell’epoca o esprimevanoisentimenti d’amoredi un uomoodi una donna. Igraffiti,imurales,le pitturerupestriele opere d’arte urbana sono stati da sempre la voce di chi non ha voce: nella prima met`a del ‘900 l’artista messicano Diego Rivera ha realizzato giganteschi murales pieni di messaggi storici, politici, sociali e culturali. La passione che lo ha spinto a colorare chilometri e chilometri di pareti per pi` u di quarant’anni nasce dall’amore peril suo popoloela sua terra, perla storia delle antiche civilt`a latinoamericane, per la grande ricchezza culturale delle popolazioni indigene. Per realizzareisuoi lavori, Diegosi arrampicavasu impalcature altissimeerimaneval`i sopra per giornie giorni, mangiando, dormendo e vivendo accanto alla sua arte fino al completamento del suo sforzo espressivo, grafico e comunicativo.Imuralesdi Rivera sono diventati anche uno strumentodi “alfabetizzazione” per le fasce pi ` u povere della popolazione. Quello del Messico non ` e un caso isolato: la pirateria artistica urbana ` e uno strumento di liberazione, di denuncia e di controinformazione utilizzato in molte zone del pianeta segnate dall’oppressione, dalla violenza e dalla guerra, come l’Irlanda, la Palestina, il Cile, e perfino l’Iraq, dove sui muri devastati dai bombardamenti sono apparse opere d’arte urbana che denunciano le torture subite nel lager di Abu Ghraib. Anche nella nostra Italiaidipinti murari sono diventati uno strumento di cultura. Nella citt`asardadiOrgosolo,la tradizionedi dipingereleroccee le pareti degli edifici ` e nata nel 1969, nel pieno dela contestazione giovanile. Arte pirata ImuralesdiOrgosolo nascono dalla fantasiae dallacreativit`a della popolazione locale, stimolata dal genio artistico di Francesco del Casino, l’autore della maggior parte dei murales orgolesi. Del Casino, originario di Siena e insegnante di professione, dopo aver trasferito la sua residenza a Orgosolo ha ravvivato assieme ai suoi studenti la tradizione dei murales nata alla fine degli anni ‘60, Oggi le opere d’arte urbana presenti nella zona sono pi ` udi 250,eidisegnirealizzaticomprendonodipintiche denuncianolacorruzionedellapolitica, le azioni militari della Nato, la condizione dei detenuti all’interno delle carceri, la guerra in Ex-Jugoslavia e l’assedio di Sarajevo, la violenza del regime cinese in piazzaTien An Men, ma anche immagini che trasmettono l’armonia della campagna sarda, con scene di vita quotidiana che ritraggono uominia cavallo, donne conifigliingrembo, pastoriche tosanoleloro pecore e contadini al lavoro. Un’altro grande avventuriero della comunicazione grafica urbana ` e KeithHaring, mortonel1990a32annidopo averregalatoaimuridelmondola sua inimitabile arte pittorica, con un tratto inconfondibile caratterizzato dalla presenza ricorrente degli “omini” stilizzati che sono diventati il suo marchio di fabbrica. La passione di Haring per la pirateria artistica urbana nasce per caso nella met`a degli anni ‘70, quando in una stazione della metropoli- tana newyorchese l’artista si imbatte in un pannello nero, temporaneamente libero dagli annunci pubblicitari che avrebbero dovuto ricoprirlo. Pochi minuti dopo, Haring avevagi`ain manola confezionedi gessetti bianchi che avrebbe trasformato in un’opera d’arte quel pannello nero, concepito per essereun amplificatoredi bisogni d’acquisto indotti artificialmente. Nelle note autobiografiche pubblicate su internet Keith Haring racconta che disegnare in pubblico nel cuore della metropolitana ` e stata una specie di esperimento filosofico e sociologico. Quando disegnavolo facevodi giorno,e c’erano sempre delle persone che mi osservavano. C’erano sempre scambi e interazioni, sia con le persone che erano interessate al mio lavoro, sia con quelle che volevano dirti che non avresti dovuto disegnare in quel posto. Io imparavo osservando le reazioni e le interazioni che le persone avevano conidisegnie con me,e osservando questi comportamenti come un fenomeno sociologico. Se ho continuato a disegnare per cos`itanto tempo, ` e stato anche grazie all’eccezionale feedback che ho ricevuto dalle persone, alla partecipazione di chi mi osservava disegnare, aicommenti, le domande e le osservazioni che mi arrivavano da ogni genere di persona immagi Elogio della pirateria nabile: bambini molto piccoli, vecchie signoreestudiosidi storia dell’arte. Durante gli anni della sua produzione artistica la mano di Keith Haring regala bellezzaa molte citt`a del mondo,e dalla metropolitanadi NewYork lo spirito di questo pirata dell’arte lo porta a Parigi, Tokyo e Roma, dove un gruppo di ignari addetti comunali cancellanoi suoi disegni dal valore incalcolabile nella tratta Flaminio-Lepanto della linea A. Nel 1986 Haring dipinge anche il muro di Berlino, portando la libert`a dell’arte sui mattoni che negavano la libert`a delle persone. La sua parabola artistica culmina nel giugno del 1989, quando la parete posteriore della Chiesa di S. Antonio di Pisa viene decorata con l’ultima opera di questo grande pirata dell’arte cittadina: il murales “Tuttomondo”. Oggile gallerie d’arteeicollezionisti privati cercanodi intrappolare nei loro salotti buoni l’arte di Keith. Molti uomini convinti di poter dominare la vita e la natura cercano di catturare con lo spillone le farfalle, illudendosi di poter mettere sottovetro l’eccezionale bellezza del loro volo. Allo stesso modo,la vera artedi Keith Haring non ` e stata quella che oggi si esprime staticamente nelle collezioni miliardarie, ma il suo magnifico volo di farfalla colpita dall’Aids, che ha portato nuova vita nel grigiore dei tunnel metropolitani, sui muri dell’oppressione e perfino nelle strade italiane. “Sarebbe stupido relegare l’arte nei musei”: sono queste le parole che Keith ci ha lasciato come eredit`a spirituale, un messaggio che racchiudeins´e tuttala bellezza della pirateria artistica che porta vita pulsante nelle nostre citt`a. Isogni coloratidi avventurae libert` a della pirateria artistica urbana sono ancora vivi nei cuorie nelle mentidi migliaiadi ragazzi chein tuttii paesi del mondo rischiano in prima persona per poter esprimere la propria arte sui muri delle citt `e un posto meno grigio in cui vi a. Il nostro mondo ` vere grazie agli artisti ribelli sopravvissuti al bombardamento mentale del consumismo, spiriti liberi che spruzzano nell’aria vernice e idee che impregnano le nostre metropoli squallide e degradate, cambiandone per sempre il volto. Uno di questi ragazzi ` e “Dada”, un pirata dell’arte urbana che rivela con lesueparoleivaloriela culturadiquellochei“grandi” etichettanoinmodo superficiale come “vandalismo”: Il writing ` e una rivendicazione di spazi per l’espressione delle proprie capacit`a, un’arte che nasce dalla necessit`a di esprimersi e sfuggire al soffocamento delle citt`a che tendono a emargina relerealt`aei quartieri difficili anzich´e contribuiread unreale ` progresso civile. E un tentativo di venire fuori, emergere, mo Arte pirata ` strarese stessieleproprie capacit`a.Equesto chefa dei vagoniil migliore supporto per il writing. Il treno permette al tuo pezzo di muoversi, aumentando le possibilit`Euno stimolocheti spingeacrescereea a di essere notato. ` ` evolvereil tuo stile. Eun’arte che comporta delleresponsabilit`a, perch´ec’`e pocoda scherzare se vieni beccato mentre dipingi. L’interessedapartedelle istituzioniedeimedianeiconfrontidel writing `a di controllo sul movimento. e inquinato da una volont` C’`echiprovaa strappare quest’arteai suoi luoghidi origine,la metropolitana e la strada, per “pulirla”, ingabbiarla, adattarla ai propri interessie “risucchiarla”in quelli che sonoi canaliufficiali di diffusione artistica: mostre, gallerie, pezzi su tela. Ma la forza di espressione del writing ` e da ricercarsi anche nel supporto, nell’ambiente in cui questa arte prende vita dalla notte al giorno. C’`e chi cercadi snaturaree stravolgere quest’arte pirata, portandola nei musei, nei salotti buoni dell’arte mercificatae negli spa ` zi “ufficiali” di esposizione. Eun’operazione folle, equivalente a strappare un albero dalla foresta in cui `e nato per piantarlo in una casaoin un capannone. L’arte del writing nasce e si muove per la strada attraverso va` gonie muri. Ela luce naturale del giornoaregalare visibilit`aa questo movimento e alle sue produzioni artistiche, illuminando le tracce di colore lasciate dai writers. La fruizione di quest’arte non ha bisogno di intermediari e spiegazioni. Si presenta ai tuoi occhi da sola, improvvisamente, spontaneamente, per essere assorbita nel panorama urbano nel quale si esprime. Io non dipingo su tela, perchela mia tela ´` e la lamiera di un treno. Un pezzo su tela non ha la stessa efficacia di un pezzo su un muro.Non `e eil gallerista che sceglie come esporrela tua opera,n´ tanto meno come “presentarla” al pubblico, ma `e il pezzo stesso che impressionaituoi occhi, senza intermediari se nonla strada che stai percorrendo. Pu ` o piacerti, puoi disprezzare, puoi condividere o meno questa forma di esprimersi, ma una cosa ` e certa: di sicuro, non devi pagare l’entrata in una galleria per osservare il manifestarsi della mia arte. Io non pago un gallerista per esporre le mie opere. Non ne faccio un prodotto commerciale, e voglio che tutti possano goderne liberamente. Elogio della pirateria Un writer non dipingeper soldiepreferisceche nessuno speculi su quellochefa. Dipingeperch´ee cos`ichesi esprimein questo ` mondo. Perch e´e cos`a. `iche comunica conla sua citt` Il writer non distrugge quello che ha intorno, lo arricchisce, rendendolo pi u umano, pi`` u vivibile. Nella ricerca di un affinamento delleproprie capacit`aedi unproprio stile,il writersi muove nella notte, sfidando se stesso, esprimendosi tra le infinite possibilit`a dell’alfanumericoe delle sfumature cromatiche. Il writing ` e un linguaggio visuale che con la manipolazione delle letterevaaldil`adello scrivereilproprio nome.Daglianni settantainpoi,sono numerosiitentatividi “strappare”il writing dalla strada, marchiandolo come atto vandalico. Ancora oggi l’incontro/scontro tra la realt`a underground e il mainstream genera confusione nell’approccio a questa forma d’arte, soprattuttodapartedeipi ` u giovani. Molti writers si sono lasciati sedurre dal mondo mediatico, abbandonandola stradae incominciando a produrre pezzi su tela, e molti si riferiscono a questa “corrente” come ad un’evoluzione del fenomeno. Ma la dedizione, l’organizzazione, l’eccitazione, l’amore per quello in cui credi che avverti mentre stai per dipingere un muro in piena notte, attento che nessuno ti veda, non potranno mai esserecompreseeriprodotteinun ambiente diversodaun binario, un muro o un deposito treni. Iwriters si ribellano, in modo consapevole o istintivo, alla strategia di controllo che il sistema applica sulla nostra vita. Siamo vittime di una macchina che gioca con la nostra mente per creare bisogni di acquisto artificiali. Cancellare un pezzo da un muro equivale a zittire una voce che si alza contro il silenzio creativoimposto da un sistema che con pappe precotte vendute in tv crede di poter saziare il bisogno di libera espressione che alberga nell’animo umano fin dall’et`a della pietra. Il writing ` ecibo per la mente, una produzione d’arte scomoda, liberaegratuita, censurata dalle autorit`aperch´econtieneins´eisemi di un’alternativa sociale, politica ed economica che spaventa ipotenti del mondo. Quando dipingo un muro, sfuggo al sistema che vorrebbe soffocarmi in mezzo a prodotti inutili, provoco un cortocircuito nei Arte pirata meccanismi che mi opprimono. Una piccola azione che nascon de stimoli per ragionamenti pi`come tut u ampi e complessi. E tiipiccoli gesti, inutili solo in apparenza, pu` o provocare grossi cambiamenti. Per me la rivoluzione comincia dalla strada, e dalla maniera in cui vediamoepercepiamoci`ochecicirconda. Per queste ragioni e per mille altri motivi la pirateria artistica urbana, ovvero la produzione di opere d’arte grafica su muri scrostati, mezzi pubblici, treni, autobus e qualunque altro genere di superficie adatto ad essere riconvertito in una tavolozza, ` e una forma d’arte contemporanea che va incoraggiata,premiata, stimolatae valorizzata.Ilgrigioredellecitt`a, abbinato all’invasione pubblicitaria delle nostre strade, ` e gravemente dannoso per il benessere della nostra mente.Igraffiti,imurales,le scritte sui muri,itag,e tutte le altre opere d’arte metropolitana sono dei benefici anticorpi che stimolano pensieri colorati e idee positive in alternativa al grigio caotico delle citt`a che spinge versola depressione, l’isolamentoe l’apatia.